Asset allocation, azioni: Credit Suisse prevede nuovi ribassi

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di Redazione 15 Settembre 2022 | 10:01

A una riunione ad hoc il 29 agosto, l’IC di Credit Suisse ha deciso di ridurre l’allocazione azionaria da neutrale a sottopesata e ha introdotto prospettive di rendimento assoluto poco attraenti per le azioni dei mercati sia sviluppati che emergenti.

Uno dei fattori chiave di tale decisione è stato il messaggio che le banche centrali, in particolare la Federal Reserve USA (Fed), hanno lanciato al simposio annuale di politica economica a Jackson Hole a fine agosto. Al Jackson Hole, la Fed ha confermato con chiarezza l’intenzione di inasprire la politica monetaria finché l’inflazione non si avvicinerà all’obiettivo e vi rimarrà per un certo periodo di tempo. Questo messaggio ha messo fine alle aspettative del mercato di un inasprimento meno aggressivo. Nei giorni successivi alla riunione ad hoc del Comitato di Investimento, il messaggio delle banche centrali ha continuato a riverberarsi sui mercati. Si è registrato un calo sia dei mercati azionari che obbligazionari, a riflesso del riprezzamento delle aspettative delle banche centrali in seguito ai commenti del Jackson Hole.

Ulteriori rischi al ribasso per le azioni

I dati dall’economia reale supportano questo repricing delle aspettative. Ad esempio, negli USA, l’economia sta rallentando ma una recessione non sembra imminente. In realtà gli ultimi dati economici dagli USA (ad es. relativi al mercato del lavoro) hanno sorpreso al rialzo, fornendo alla Fed ampie giustificazioni per procedere rapidamente con i rialzi dei tassi. In Europa, le prospettive economiche sono più deboli, ma l’inflazione continua ad accelerare. Ciò sta mettendo sotto pressione la Banca Centrale Europea affinché si muova anche più rapidamente di quanto previsto in precedenza.

I tassi più alti delle banche centrali aumentano i costi di finanziamento delle aziende, mentre il rallentamento della crescita pesa sui ricavi. Dunque, mentre abbiamo probabilmente assistito al picco degli utili e dei margini di profitto aziendali, il mercato non sembra aver messo pienamente in conto questo aspetto, dato che gli utili di consenso puntano ancora al rialzo. Pertanto l’IC ritiene che permangano rischi al ribasso per le azioni. Di conseguenza, manteniamo sia la posizione di sottopeso nelle azioni dei mercati sviluppati ed emergenti nel contesto di portafoglio, sia le nostre previsioni di rendimenti poco attraenti.

Le prospettive complessive sul reddito fisso vengono mantenute a neutrali, con una preferenza per le obbligazioni EM HC

Insieme ai mercati azionari, anche le obbligazioni sono state oggetto di pressioni di vendita in seguito al Jackson Hole. Ma, contrariamente alle azioni, le prospettive qui sembrano meno negative. Ulteriori rialzi dei tassi potrebbero contribuire a spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari, il che sarebbe negativo. Tuttavia il rendimento di riferimento e i credit spread ora hanno raggiunto livelli che offrono un certo cuscinetto a fronte di tale sviluppo. L’IC pertanto ha confermato la sua allocazione neutrale e le prospettive di rendimento per i titoli di Stato dei mercati sviluppati. Il sovrappeso in obbligazioni sovrane e societarie in valuta forte dei mercati emergenti è stato parimenti confermato, dato che questi mercati offrono il migliore sovrarendimento.

In ambito valutario, l’IC riconosce il fatto che i differenziali di rendimento si stiano spostando a favore dell’USD. Tuttavia l’ampio movimento spot del dollaro quest’anno suggerisce che il suo apprezzamento è in uno stadio avanzato. Manteniamo il nostro giudizio complessivamente neutrale sull’USD in questa fase, ma riteniamo che la GBP potrebbe deprezzarsi ulteriormente nei confronti del biglietto verde.

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