Asset allocation: ecco perchè la debolezza dell’euro potrebbe persistere

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di Redazione 19 Settembre 2022 | 14:31

Katrina Dudley, Investment Strategist di Franklin Mutual Series, ritiene che l’aumento dell’inflazione in Europa derivante dai rincari dell’energia e il basso livello relativo dei tassi d’interesse potrebbero ancora tenere sotto pressione l’euro. Ecco di seguito la view nel dettaglio.

L’euro ha raggiunto la parità con il dollaro USA. La guerra in Ucraina, la conseguente impennata dei prezzi dell’energia e il ritardo accumulato dalla Banca centrale europea (BCE) rispetto alla Federal Reserve (Fed) nell’aumentare i tassi d’interesse per contenere l’inflazione hanno provocato un brusco calo dell’euro rispetto all’USD nei primi otto mesi del 2022.U na rapida ripresa della moneta europea potrebbe essere ancora lontana, ma il suo deprezzamento potrebbe creare opportunità a breve termine per gli investitori in azioni value.

Impennata dei prezzi dell’energia

All’inizio dell’anno l’euro faceva registrare un graduale deprezzamento rispetto al dollaro USA, ma l’invasione russa dell’Ucraina ha innescato un indebolimento più pronunciato. La causa è da ricercarsi principalmente in un brusco aumento delle pressioni inflazionistiche e nella mancanza di sicurezza energetica e militare nella regione. Sulla scia dell’invasione, le quotazioni energetiche in tutta Europa sono salite per via dei timori di un’interruzione delle esportazioni di gas naturale dalla Russia, timori che si sono poi concretizzati. Infatti, di recente i russi hanno chiuso l’importante gasdotto Nord Stream 1, prima per manutenzione e poi fino alla revoca delle sanzioni. Questa mossa arriva in un momento in cui paesi come la Germania stanno accumulando scorte di gas naturale per assicurarsi di averne a sufficienza per superare l’inverno. Nel tempo la Germania e altri paesi europei dipendenti dal gas russo dovrebbero attuare una transizione verso altre fonti energetiche, come le rinnovabili e il gas naturale liquefatto (LNG). Tuttavia, nel breve periodo, potremmo assistere a persistenti difficoltà di approvvigionamento e a prezzi stabilmente elevati.

Le interruzioni delle forniture energetiche giungono inoltre in una fase in cui il continente era già interessato da altre pressioni inflazionistiche dovute alle interruzioni delle catene di approvvigionamento.

Inoltre, i bassi livelli dei fiumi in Europa nel corso dell’estate hanno reso il trasporto fluviale più arduo e costoso. Come gli Stati Uniti, l’Europa è alle prese con livelli di inflazione senza precedenti. Secondo i dati dell’agenzia statistica europea Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo della regione ha registrato un aumento dell’8,9% su base annua a luglio, rispetto all’8,6% di giugno e al 2,2% di un anno prima. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, l’aumento dei costi sta intaccando il potere d’acquisto dei consumatori, con ricadute negative sulle imprese dei beni di consumo orientate al mercato interno. La nostra ricerca ha rivelato che l’inflazione incide sensibilmente sui livelli relativi delle valute. Se gli alti prezzi dell’energia e le altre pressioni inflazionistiche in Europa si rivelassero più vischiosi che negli Stati Uniti, potremmo assistere a un’ulteriore erosione del valore dell’euro nei prossimi mesi.

Aumento del differenziale di interesse

Sulla scia di queste pressioni inflazionistiche, la BCE e la Fed hanno alzato i tassi d’interesse a velocità diverse. Questo differenziale sta ulteriormente aggravando la debolezza dell’euro. In genere, quanto più alti sono i tassi d’interesse, tanto maggiore è il valore della valuta di un paese, poiché i tassi più alti tendono a richiamare maggiori investimenti esteri.

La BCE, per contro, ha aumentato i tassi d’interesse di riferimento di 125 punti base (pb) nel 2022, con ulteriori rialzi attesi nel resto di quest’anno. Come negli Stati Uniti, la banca centrale è impegnata a contenere l’inflazione, contemperando il perseguimento della stabilità dei prezzi con il rallentamento della crescita economica. La guerra e le sue ricadute hanno sottoposto l’economia europea a sollecitazioni senza precedenti, che a nostro avviso non si attenueranno in tempi brevi e potrebbero far precipitare la regione in recessione.

Stallo dei titoli growth

Il deprezzamento dell’euro ha avuto effetti eterogenei sull’attività economica europea. I viaggiatori statunitensi si sono riversati in Europa, con ripercussioni positive sulla crescita dei paesi del Vecchio Continente, in particolare quelli dell’Europa meridionale, che erano stati duramente colpiti dalla pandemia di COVID-19.

Il potere d’acquisto dei turisti americani è notevolmente aumentato rispetto all’anno scorso, dando impulso all’attività economica locale. Tuttavia, il ribasso dell’euro sta provocando un rincaro delle importazioni, specialmente di quelle denominate in dollari, come le materie prime, per i consumatori europei. A causa dell’indebolimento dell’economia europea, inoltre, le aziende avranno maggiori difficoltà a trasferire gli aumenti dei costi sui consumatori e sugli utenti finali. Il deprezzamento dell’euro, le spinte inflazionistiche, i timori di una recessione in Europa e le pressioni sui consumatori hanno un impatto diverso su ciascuna azienda. Pertanto, riteniamo che una selezione attiva dei titoli sarà vitale.

Gli investitori dovranno capire in che misura una determinata impresa beneficia di una copertura naturale e se vi sono disallineamenti di costi e ricavi che potrebbero tradursi in un aumento o una diminuzione degli utili. Negli ultimi anni i mercati azionari europei hanno nel complesso evidenziato uno sconto valutativo sostanzioso rispetto ai loro omologhi statunitensi, data la loro maggiore esposizione a settori con orientamento value come finanza, energia e materiali. Quest’anno alcune aree del mercato hanno messo a segno una decisa rimonta con il ritorno in auge dello stile value. L’indebolimento dell’euro crea sfide e opportunità per le aziende europee. Nei prossimi mesi sarà fondamentale sapere dove guardare e cosa cercare.

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