Petrolio: l’Opec taglia la produzione e il Wti accelera nel recupero

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di Gianluigi Raimondi 6 Ottobre 2022 | 09:29

A seguito del meeting di ieri che si è tenuto a Vienna, l’OPEC+ ha annunciato che taglierà la produzione di petrolio per un ammontare di 2 milioni di barili al giorno, la maggiore riduzione che il gruppo abbia mai effettuato dallo scoppio della pandemia di Covid-19 nel 2020. Il prossimo meeting si terrà il 4 dicembre.

La notizia ha accelerato il recupero del prezzo del petrolio Wti, tornato a incrociare al rialzo in area 88 dollari per barile la mediamobile a 50 sedute che funge da resistenza dinamica discendente generando così un significativo segnale rialzista per i corsi.

“Questa notizia non sarà sicuramente presa bene dai mercati di Stati Uniti ed Europa – avverte Will Rhind, ad e fondatore di GraniteShares – dove i consumatori sono già costretti a doversi adattare ai costi dell’energia più elevati che abbiano mai dovuto affrontare. Anche le tempistiche della decisione non sono particolarmente favorevoli, visto che sta arrivando l’inverno nell’emisfero nord, dove la fornitura di energia e i costi che ne derivano stanno già devastando i mercati e la politica del Governo”.

Non solo. “Per quanto riguarda gli USA – prosegue Rhind – la questione avrà sicuramente un impatto negativo sul consenso del presidente Biden e di tutto il Partito Democratico, il che riduce le loro possibilità di successo alle elezioni di midterm previste per questo novembre. In particolare, si prevede che subiranno pressioni da parte degli elettori locali, preoccupati per l’ascesa dei prezzi della benzina e dell’energia. In conclusione, il tema della sicurezza energetica continuerà a influenzare fortemente le intenzioni di voto”.

“Il prezzo del petrolio aveva registrato una flessione negli ultimi mesi rispetto al picco registrato dopo lo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia. Ora che, invece, torna a salire, è molto probabile che assisteremo a un’impennata dei mercati delle commodity e, più in generale, degli investimenti in commodity, considerando anche che adesso gli investitori si aspetteranno un’inflazione energetica più alta e per un arco temporale più lungo”, conclude l’ad di GraniteShares .

“La riduzione delle quote si baserà sulle attuali assegnazioni, il che significa che anche una riduzione di 2 mbg manterrebbe invariata la produzione corrente presso molti produttori – fanno notare da Equita Sim – I tagli effettivi sarebbero quindi inferiori, stimiamo nell’ordine di 1 mbg (assumendo tagli solo da Algeria, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e UAE). Riteniamo quindi che il taglio possa equilibrare il mercato senza avere effetti particolarmente inflattivi per i prezzi del greggio”.

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