Asset allocation: quattro ragioni per puntare sulle mid e small cap Usa

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di Gianluigi Raimondi 11 Novembre 2022 | 15:01

L’economia statunitense si sta dimostrando più resiliente di quella di altri Paesi, in parte grazie alla sua autosufficienza in termini di petrolio e gas. Effettivamente, ci sono altre pressioni inflazionistiche al di fuori del settore energetico che saranno difficili da assorbire, e i tassi di interesse stanno aumentando più rapidamente che in altre regioni.

“Ciò potrebbe portare a una flessione o addirittura a una recessione, ma l’economia è comunque più stabile rispetto a quella di altri Paesi sviluppati. Questa stabilità rende l’azionario statunitense interessante in un mondo sempre più incerto“. Ad affermarlo è Bob Kaynor, Head of US Small & Midcap Equities di Schroders, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

L’attrattiva delle small e mid cap

Le small e mid cap statunitensi più orientate al mercato interno, tuttavia, non mostrano valutazioni eccessive. Molte di queste società non dipendono dall’estero per crescere e sono quindi in un certo senso isolate dalle crescenti tensioni geopolitiche che sembrano destinate a ridisegnare le alleanze globali, il commercio e i flussi di investimento.

In effetti, alcune di queste aziende potrebbero essere beneficiarie dirette di un’economia mondiale più regionalizzata, dato che le autorità statunitensi stanno incentivando il “reshoring”. Una serie di recenti cambiamenti legislativi sta determinando una nuova ondata di investimenti che supera le iniziative simili di altri Paesi.

E non dimentichiamo che, date le dimensioni dell’economia statunitense, anche le “piccole” aziende statunitensi sono grandi per gli standard internazionali. Questo è importante in un momento in cui gli investitori stanno riscoprendo il rischio, mentre la liquidità si restringe a causa dell’aumento dei tassi di interesse, innescando una serie di tensioni.

Tuttavia, con valutazioni di mercato che possono raggiungere i 20 miliardi di dollari, le small e mid cap statunitensi sono un’asset class ben negoziata e liquida. Inoltre, offrono agli investitori molte più opportunità di generare valore rispetto alle large cap USA. Questo è il risultato di una sorprendente diminuzione della copertura degli analisti “sell-side” per le aziende che non rientrano nell’S&P 500.

Quello attuale potrebbe essere un momento interessante per investire nelle small e mid cap statunitensi, le cui valutazioni stanno già scontando un calo degli utili del 25-40%, simile a quello nel post crisi finanziaria globale.

Inoltre, queste aree del mercato più sensibili dal punto di vista economico o “cicliche” tendono a riprendersi molto prima che la fase di “ripresa” del ciclo economico venga effettivamente confermata, ricordandoci che i mercati non sono economie.

Motivo 1: la leadership azionaria negli USA è destinata a cambiare nel prossimo ciclo economico

I segmenti large cap del mercato hanno registrato ottime performance negli ultimi anni, durante la lunga fase di crescita bassa e costante, bassa inflazione e bassi tassi di interesse che ha fatto seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, soprattutto verso la fine di questo periodo. Di conseguenza, l’S&P500 è diventato più concentrato in settori in crescita, come l’IT, rispetto a qualsiasi altro momento dal 2000. Nel frattempo, l’universo delle società USA più piccole è rimasto ben diversificato. Ancora una volta, le valutazioni delle big tech sono messe in discussione dal mercato.

Dopo lo scoppio della bolla TMT nel 2000, le società statunitensi più piccole hanno registrato performance molto migliori rispetto alle large cap per diversi anni fino al 2007. Questo potrebbe essere indicativo della futura direzione del mercato. Questa sovraperformance si è verificata in anni in cui i tassi di interesse sui Fed fund e il PIL erano sia in aumento che in diminuzione, dove l’elemento comune è stato un punto di partenza depresso, con valutazioni basse e una forte crescita degli utili. Esistono analogie con la situazione odierna.

Motivo 2: le small cap stanno già sovraperformando le large cap

Alcuni segnali indicano che un nuovo ciclo di leadership delle small cap è già iniziato. Da fine gennaio 2022, le small e mid cap statunitensi hanno sovraperformato le large cap. Si tratta di un risultato insolito in un periodo di timori recessivi, ma che riflette in parte valutazioni molto più convenienti.

Motivo 3: le small e mid cap USA stanno già scontando molte cattive notizie

In base al confronto dei rapporti di forward price/earnings, le valutazioni delle small e mid cap statunitensi sono quasi ai minimi storici rispetto alle large cap, nonostante offrano prospettive di crescita degli utili superiori.

Motivo 4: le small e mid cap USA trarranno vantaggio dal focus domestico delle politiche negli Stati Uniti

Infine, un aspetto positivo del prossimo ciclo economico sarà rappresentato dalle iniziative di riallocazione della produzione e delle catene di approvvigionamento negli Stati Uniti e nei Paesi limitrofi. È già iniziato un ciclo di spese in conto capitale a livello nazionale, che probabilmente favorirà l’universo delle small e mid cap, più esposto a livello nazionale, rispetto alle large cap. Questo sarà sostenuto da una serie di iniziative fiscali approvate a livello federale per favorire l’industria manifatturiera nazionale. Le risorse finanziarie coinvolte sono superiori alle iniziative di altri Paesi e probabilmente catalizzeranno una nuova ondata di innovazione, soprattutto nel settore della transizione energetica.

L’azionario USA resta un’allocazione importante in un portafoglio d’investimento diversificato, ma ci sono ragioni per riconsiderare il modo in cui gli investitori vi investono. Negli ultimi cinque anni la decisione migliore sarebbe stata quella di investire solo nell’S&P500, ma è in atto un cambiamento. Ci sono ora buone ragioni per ampliare gli investimenti in società statunitensi di medie e piccole dimensioni, che sono valutate in modo più interessante in un contesto di mercato in evoluzione.

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