Asset allocation: Cina ed Europa potrebbero essere le sorprese del 2023

La Cina sta attraversando una nuova ondata di casi di Covid, in seguito alla riapertura dell’economia avvenuta a metà ottobre. Dopo un biennio di casi giornalieri ad una cifra in tutto il Paese, dati più recenti indicano che le infezioni giornaliere ammontano ora a milioni.

La diffusione dell’epidemia potrebbe rallentare il processo di riapertura in atto nel Paese, in quanto poiché potrebbero essere necessarie chiusure discontinue e le interruzioni dell’offerta di lavoro saranno diffuse.

“Tuttavia – fanno notare gli esperti di Algebris – il Paese ha rapidamente cambiato rotta, passando da un obiettivo di quasi zero casi al giorno alla tolleranza di milioni di casi giornalieri. Ciò potrebbe essere interpretato come conseguenza di un maggiore impegno verso la riapertura dell’economia, con conseguenze positive a medio termine sulla crescita economica.

L’asset allocation che ne consegue

“Con gli Stati Uniti e l’Europa destinati a registrare una crescita prossima allo 0% nel 2023, un’inversione di tendenza della Cina verso tassi di crescita del 4-5% comporterebbe il ritorno del divario di crescita con il mondo occidentale ai massimi degli ultimi sette anni. Tradizionalmente, questo divario rappresenta un vantaggio per gli asset non statunitensi e per l’Asia in particolare“, affermano da Algebris, che aggiungono come “Dal momento in cui l’Europa e i mercati emergenti sono strutturalmente poco presenti nei portafogli degli investitori e il dollaro Usa ha raggiunto i massimi da 30 anni in termini reali, gli asset non statunitensi potrebbero trarre un forte vantaggio se tale tendenza continuasse a essere confermata nel primo trimestre del 2023″.

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