Asset allocation: il punto di svolta tra azioni e bond

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di Redazione 25 Gennaio 2023 | 10:01

Durante l’anno appena trascorso, le azioni e le obbligazioni hanno subito shock regolari e simultanei. Questo calo concomitante delle due principali asset class costituisce una pausa dei mercati che non si registrava da due decenni.

Ma per quale ragione questa congiunzione negativa nei mercati azionari e obbligazionari è così eccezionale? Prova di seguito a dare una risposta Xavier Hoche, Chief Investment Officer di Groupama AM.

Chiaramente, il 2022 rimarrà impresso negli annali dei mercati e saranno ricordati i cali dei principali indici. Il CAC 40 ha registrato un calo del 9,5%, il Dow Jones dell’8,8% e il Nasdaq ha registrato addirittura una perdita del 33%. È stato un anno eccezionale sotto molti aspetti: negli Stati uniti è stato il terzo anno peggiore per le azioni dalla crisi degli anni ’30. Contemporaneamente, i portafogli diversificati hanno risentito negativamente del calo del mercato obbligazionario, generato direttamente dal rialzo dei tassi d’interesse. In tale contesto, nel corso dell’anno le due principali asset class si sono mosse nella stessa direzione.

Anche se rara negli ultimi anni, questa correlazione positiva non è insolita se osserviamo alla storia dei mercati finanziari. Infatti, tale corrispondenza si è verificata anche nel periodo 1970-2000. Tuttavia, è bene ricordare che le obbligazioni e le azioni hanno avuto la tendenza a muoversi in direzioni opposte nel periodo 2000-2020, fungendo da ammortizzatori reciproci. Infatti, le obbligazioni hanno assunto il ruolo di protezione dei portafogli degli investitori nei periodi di calo degli indici di Borsa.

Indagando sui fattori che, nel corso del 2022, hanno determinato l’inversione della correlazione negativa che ha caratterizzato tali asset class sin dagli anni 2000, riteniamo che il primo fattore sia stato l’inflazione: spingendo al rialzo i tassi d’interesse, infatti, il costo di finanziamento è diventato più costoso e il valore del debito è andato erodendosi. Detto ciò, le aspettative di inflazione per il 2023 forniscono un’indicazione del grado di sincronizzazione tra le asset class.

Dato l’attuale contesto, prevediamo che l’inflazione rimanga a livelli piuttosto elevati (superiori al 3% negli Stati Uniti e in Europa) e dovremmo assistere, nella migliore delle ipotesi, a una correlazione nulla, se non addirittura positiva. Chiaramente, nel corso dei prossimi mesi, le azioni e le obbligazioni dovrebbero continuare a muoversi nella stessa direzione, evitando quindi l’effetto compensazione reciproco.

Il secondo fattore risiede nel cambio di atteggiamento da parte delle Banche Centrali in tale tipologia di situazione. Negli ultimi vent’anni, le banche centrali hanno sostenuto i mercati abbassando i tassi di riferimento non appena si profilava il rischio di recessione. In questo scenario, la politica monetaria ha contribuito a far salire il mercato obbligazionario quando quello azionario era in sofferenza. Tuttavia, nell’ultimo anno le banche centrali hanno attuato una strategia diversa, contrastando principalmente l’inflazione attraverso l’innalzamento dei tassi d’interesse, senza evitare la recessione economica ad ogni costo. In questo senso, le obbligazioni probabilmente non svolgeranno più il loro ruolo di ammortizzatore nei prossimi anni.

Guardando più a lungo termine, riteniamo che i mercati azionari e obbligazionari non abbiano motivo di allontanarsi nuovamente dalla correlazione che li ha caratterizzati tra il 2000 e il 2020. Tuttavia, l’aumento dei tassi d’interesse da una media dell’1% al 3%, dovrebbe consentire ai portafogli diversificati di beneficiare di rendimenti attesi più elevati, rendendo significativo questo stile di gestione.

Una correlazione positiva significa che azioni e obbligazioni possono muoversi nella stessa direzione, al ribasso come nel 2022, ma anche al rialzo. Pertanto, riteniamo che bisogna essere molto opportunisti e sfruttare al meglio la volatilità prevista per quest’anno sui mercati finanziari.

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