Lehman Brothers e la discesa senza fine

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di Marco Mairate 9 Settembre 2008 | 10:30
Nella giornata di ieri le borse di mezzo mondo hanno festeggiato a loro modo la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac. Mentre i titoli delle società sponsor di 5.000 miliardi di mutui statunitensi crollavano di oltre 80 punti percentuali, i titoli finanziari in Europa e Stati Uniti prendevano il volo con rialzi a due cifre.

L’aumento dei volumi è stato tale che persino la Borsa di Londra è andata in tilt subito dopo le prime battute  (i critici della piattaforma LSE dicono che il sistema non ha retto al balzo dei volumi e ha fatto crack ).

Scorrendo le watch list dei listini contraddistinta dal colore verde, un solo titolo (in rosso)  ha invertito rapidamente la rotta dopo una partenza lampo. Si tratta di Lehman Brothers, quarta banca d’affari statunitense e guidata da Richard Fuld (nella foto).

Il titolo dopo un’apertura a 17,62 dollari ha lentamente perso abbrivio per passare in negativo entro la prima ora di negoziazione. Risultato, alla campanella di fine giornata il titolo valeva 14,15 dollari con un calo del 12,65% e un’escursione intraday di quasi venti punti percentuali.

A conti fatti LB vale oggi poco meno di 10 miliardi di dollari contro gli oltre 50 miliardi di un anno fa. In questo lasso di tempi  è successo di tutto: la crisi immobiliare, il crollo dei listini e miliardi di dollari di svalutazioni che non sono ancora finite.

A inizio anno, e dopo il fallimento/salvataggio di Bear Stearns da parte di JP Morgan, molti operatori vedevano in LB la prossima vittima sacrificale sull’altare della finanza speculativa. Il sentiment negativo sulla solidità patrimoniale del gruppo è stata tale da costringere la Sec ad inserire il nome di LB nella lista degli intoccabili (una lista di titoli che per tutto il mese di luglio non potevano essere venduti allo scoperto con la tecnica del naked short).

Grazie a questo escamotage e ad un modesto rimbalzo del mercato, il titolo è così riuscito a recuperare i minimi assoluti del 14 luglio (12,40 dollari) per tornare sopra i 20 dollari.

Ora sembra che le cose siano tornata alla ‘normalità’ o meglio siano riprese le vendite massicce e copiose. Il motivo apparentemente non esiste, o meglio è molto chiaro.

Primo Lehman si trova ancora in mezzo al guado e la strada per un recupero delle profittabilità sembra ancora lontana. Secondo il gruppo è ancora titolare di oltre 60 miliardi di dollari di titoli legati al mercato immobiliare a stelle strisce.

A poco sono servite le diverse rassicurazioni circa le possibili soluzioni al vaglio del management (un nuovo aumento di capitale, l’ingresso di nuovi soci, vendita di asset). Anzi, la possibile cessione di asset da parte del gruppo sembra aver sollevato una terribile realtà.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, Blackstone e KKR (due giganti del leverage Buyout) sarebbero interessati a rilevare parte o le intere attività di asset management e real estate di Lehman. Le valutazioni emerse parlano di 5 miliardi di dollari le attività real estate e 8 miliardi di dollari quelle di asset management (riconducibili a Neuberger Berman Inc). Confrontando la capitalizzazione di mercato del gruppo e il valore assegnato alle due branch, si evidenzia che le restanti attività del gruppo (quella storica di broker sul mercato obbligazionario, per citarne solo una) valgono oggi zero.

La domanda sorge spontanea: quando il gruppo 12 mesi fa valeva oltre 50 miliardi di dollari era valutato correttamente oppure il mercato ha punito eccessivamente Fuld e compagni? Una banca che cede le attività core (e più remunerative) che futuro può avere?

Subito il pensiero torna alla Bolla Internet e all’anno 2000; tempi in cui gruppi come Cisco o Oracle valevano più di mezzo di trilione di dollari o JDS Uniphase aveva un valore di mercato superiore a gruppi come Eni o Enel.

La lezione sembra sempre la stessa:a Wall Street sentiment di mercato e fair value sono la stessa cosa e se il giudizio del mercato non tornerà presto a favore di LB, inevitabilmente assisteremo all’ennesimo ‘salvataggio’ a prezzi molto poco fair per gli azionisti di Lehman Brothers.

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