Dubai non è un'oasi felice

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di Marcella Persola 11 Settembre 2008 | 14:00
Crisi sempre più nera per il mattone made in Italy e non solo. Property Company in affanno e agenzie di credito in default e anche gli Emirati Arabi iniziano a mostrare qualche crepa…

L’estate sta finendo e un anno se ne va cantava negli anni ’80 il famoso gruppo dei Righiera. Un motto che forse vorrebbe fare proprio anche l’industria del real estate.

Un’estate certo da dimenticare e un nuovo anno da iniziare foriero speriamo di interessanti novità e anche qualche buona notizia.

Vedremo che cosa diranno i protagonisti dell’industria nei consueti appuntamenti di settembre. E’ prossimo quello di Scenari Immobiliari, che si terrà il 12 e il 13 a Santa Margherita Ligure, al quale seguirà dopo poche settimane l’EPIC. La manifestazione romana giunta quest’anno alla sua 10 edizione che ci racconterà dove sta andando l’industria del real estate e soprattutto dove stanno andando gli investitori.

E’ sarebbe proprio il caso di chiederselo, perché a ben vedere le cose sul mercato non sembrano essere così buone. Aedes non se la passa bene, per usare un efenismo, Pirelli Re neppure, senza dimenticare lo stra-citato progetto Santa Giulia targato Risanamento, o IPI per citare soltanto i casi più noti. Ma non sono soltanto le grandi società a patire i colpi di un mercato più restrittivi, anche le medie e piccole società iniziano a dare segnali di affanno.

E anche sul mercato estero la situazione non sembra essere diversa, se si pensa che il governo statunitense è dovuto intervenire in soccorso delle due agenzie di credito Fannie Mae e Freddie Mac e che Lehman Brothers ha annunciato che creerà uno spin off immobiliare del valore di 25-30 miliardi per frenare l’emoraggia dei conti (-3,9 miliardi di dollari) nel terzo trimestre 2008.

E anche chi sperava che gli emirati arabi e in particolare Dubai ci avrebbero salvato dalla crisi dovrebbe iniziare a riflettere su quanto sta accadendo. Giunge notizia che molti progetti in cantiere nell’emirato sono stati rimandati e cancellati a causa della crescente inflazione e dei crescenti costi del settore costruttivo. Recentemente anche il Wall Street Journal ha affermato che assisteremo a una correzione dei prezzi dalla seconda metà del 2009.

A questo punto chi ci salverà?

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