E se la Fed tagliasse i tassi?

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di Redazione 16 Settembre 2008 | 08:00
Nelle ultime ore, dopo le allarmanti notizie che giungono dagli States riguardo al fallimento di Lehman e al possibile coinvolgimento di altri Istituti, gli analisti, gli economisti e tutti coloro che per qualche ragione operano sui mercati finanziari, cominciano seriamente a preoccuparsi di un crac di proporzioni mai viste.

Qualcuno comincia a sbilanciarsi dicendo che per uscire da questa crisi ci vorranno più di dieci anni, altri ritengono che la Fed debba già oggi nella riunione che dovrà decidere sui tassi, tagliare addirittura di 50 punti base. Ebbene il mercato dei cambi non è mai stato così volatile dalle svalutazioni di lira e sterlina (quindi si parla del 1992), la tensione è palpabile, e ogni movimento viene ingigantito dalle paure degli investitori. Si tratta quindi di una fase ad alta irrazionalità dove neppure l’analisi tecnica riesce sempre a fornire le risposte giuste. Cerchiamo allora di ragionare e capire le logiche su cui si potrebbero muovere i mercati e in particolar modo il mercato dei cambi nelle prossime ore.

Se la Fed oggi tagliasse i tassi renderebbe ancor più vulnerabile il biglietto verde, che nelle ultime 6-7 settimane ha recuperato molto del terreno perduto nel 2007, anche in modo anomalo se vogliamo essere sinceri fino in fondo. Il ribasso di Eurusd sembrava giustificato dalle cattive condizioni macro dell’economia Europea e le dichiarazioni di Juncker riguardo alla sopravvalutazione dell’Euro, anche se ci trovano d’accordo, lasciavano perplessi per la tempestività con cui erano arrivate. Si crea il sospetto che l’aiutino al dollaro sia arrivato quindi dalle Banche Centrali, il che sarebbe più che giustificato e logico, in quanto se una notizia come quella del fallimento di Lehman fosse giunta sul mercato con l’Eurusd a 1.6000, non sappiamo come avrebbe reagito un mercato già venditore di dollari!

Oggi invece una notizia del genere non sembra provocare grandi danni, almeno fino ad ora, proprio perché l’avversione al rischio crea le condizioni di vendita di tutti i cross contro lo Yen, quindi i più penalizzati sono i carry trades, già duramente colpiti ad Agosto.

Per ora quindi la debolezza del dollaro si riflette soprattutto sullo Yen, meno contro Euro e Sterlina in quanto vengono colpiti GbpJpy ed EurYen, già abbondantemente sui minimi dell’anno.

Il grafico a 4 ore di GbpJpy evidenzia la formazione di tre minimi consecutivi che sembrerebbero il preludio a qualche correzione nel breve mentre nel medio termine devono ancora crearsi le condizioni per divergenze sostanziali.Le aspettative parrebbero suggerire acquisti di sterline ai livelli attuali, in concomitanza con questi tre minimi, ma certamente la pressione resta forte per l’avversione al rischio degli investitori.


Stesse valutazioni si possono fare per l’EurYen che però nel lungo periodo ha violato anche l’ultimo supporto rilevante a 149.20 creando le condizioni per un ribasso di medio e lungo termine verso livelli intorno a 135.00 140.00. Per ora però sarebbe più logico, dopo i movimenti visti, assistere a correzioni verso 155.00 e 156.00.

Tornando al mercato, un eventuale ribasso dei tassi della Fed potrebbe portare quindi pressione sul Usdjpy visto che il differenziale di tasso si ridurrebbe quasi a zero, con obiettivi intorno ai 100 yen per dollaro e anche verso 95.00. Per quel che riguarda gli altri carry trades quindi ancora pressione, anche se si configurano occasioni di medio termine da non sottovalutare, come per Nzdyen che stanotte ha toccato 67,70 minimo del luglio 2004 e del maggio 2006.

Per il resto saremmo compratori di Eurusd vista la situazione, su ogni ribasso perché riteniamo che graficamente si stiano creando le condizioni per un movimento verso 1.5000 e anche oltre, ma per ora sembra che sia presente solo una fase di accumulazione ancora non confermata e che non riesce ancora a risolversi in un movimento impulsivo contro il dollaro. Ci vuole pazienza.

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