Hedge Italia: rivoluzione a rischio

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di Marco Mairate 18 Settembre 2008 | 10:00
Il crollo dei mercati finanziari e la crisi sistemica che sta stravolgendo il mondo della finanza cade come un macigno sulla piccola industria hedge italiana. A dieci anni dalla sua nascita e a pochi mesi da una possibile revisione ‘storica’ di alcuni criteri base che regolano l’industria, Alesando Rivera, Dirigente dell’Ufficio II della Direzione IV del Dipartimento del Tesoro Ministero dell’Economia e delle Finanze ha detto che il timing per una modifica radicale dell’industria è pessimo.

 “E’ sicuramente il momento sbagliato per agire sulla regolamentazione – spiega l’economista riferendosi all’attuale crisi dei mercati e a problematiche più stringenti per il Governo – entro la fine del mese verrà costituito un gruppo di lavoro che dovrebbe redigere una prima bozza di regolamento entro il prossimo anno”.

La bozza cui si riferisce Rivera, intervenuto ieri ad un workshop organizzato a Milano da Mondo Hedge, riguarda le modifiche delle soglie di ingresso minime per i fondi hedge, il numero massimo di investitori consentiti e il cambio di denominazione da speculativi ad alternativi. “Gli hedge in Italia sono sempre stati trattai in maniera molto ‘rozza’. Il nostro paese utilizza un tipo di regolamentazione di tipo formalistico, dove si perdono per strada gli obiettivi della regolamentazione stessa e poco adatto a gestire uno strumento flessibile come quello degli hedge”.

Per quanto riguarda l’abbassamento delle soglie di investimento, Rivera spiega come la ratio della manovra era “ravvivare un settore del risparmio
gestito considerato tra i più sani…..quindi far confluire un numero di investitori più ampio verso un prodotto che ha dimostrato di avere caratteristiche di rischio/rendimento interessanti”.

In aggiunta Rivera sottolinea come l’introduzione della Mifid sia in contraddizione con le soglie minime di accesso imposte agli investitori italiani (500.000 euro).

“Credo che risolvere la questione degli hedge adottando una soglia di ingresso elevata sia un modo rozzo di gestire l’interva vicenda, anche la divisione tra fondi di fondi e single manager, considerando i primi più sicuri dei secondi, è vera fino ad un certo punto (Rivera porta ad esempio le difficoltà di calcolare la leva per i fondi di fondi ndr). Credo che la strada da percorrere sia quella di stabilire dei requisiti minimi per stabilire chi è in grado di comprendere questi prodotti e chi no”.

Insomma, per l’industria hedge i tempi si allungano ulteriormente, per lo meno fino a dopo la fine della crisi del credito internazionale.

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