Mercati, earning season: le previsioni di Carmignac

Gli investitori sono stati positivamente sorpresi dalle ultime due stagioni delle trimestrali e i risultati pubblicati sono stati “migliori del previsto”. Ciò fa eco alla complessiva resilienza dell’economia statunitense, che continua a sorprendere i mercati azionari a fronte di aspettative caute sugli utili. Tuttavia, guardando ai prossimi mesi, si percepisce un atteggiamento cauto.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Axelle Pinon, membro del Comitato Investimenti di Carmignac.

Dall’inizio dell’anno, i mercati azionari hanno registrato una traiettoria interessante e quello che era iniziato come un ristretto rally del mercato ribassista guidato da sette titoli, di recente si è trasformato in un rally più ampio.

Il trend deflazionistico ha fissato un tetto ai tassi d’interesse a lungo termine, lasciando spazio a un’espansione dei multipli: il rapporto prezzo/utili forward a 1 anno dell’S&P 500 è passato da 17 volte a 20 volte in sette mesi. A prescindere dalla crescita delle valutazioni, è necessario che il driver della performance degli utili entri in gioco.

Gli utili possono offrire un ulteriore sostegno al proseguimento del rialzo dei titoli azionari?

Secondo il consensus, gli utili trimestrali delle società dell’S&P 500 dovrebbero scendere tra il 6 e l’8% rispetto all’anno scorso (principalmente trainati dall’energia e dai materiali). Ma ciò che conta è il commento previsionale: il consensus, infatti, suggerisce ancora una ripresa degli utili a partire dal terzo trimestre, un trend al rialzo che si registrerà fino al 2024. Pertanto, vale la pena prestare attenzione alle società che offrono previsioni moderate, anche se non negative. Se questi titoli dovessero subire cali significativi, ciò potrebbe suggerire che le aspettative fossero troppo elevate, fattore che potrebbe portare a future sfide.

Per il 2023, il consensus prevede utili in crescita di poco sotto l’1%, trainati dalle performance del secondo semestre. Ma se analizziamo nel dettaglio, questo dato riflette soprattutto la flessione di alcuni settori (con previsioni negative per l’energy, materiali e healthcare quest’anno).

Le attese per l’EPS per il 2023 sono rimaste invariate per alcuni mesi, quindi per giustificare la recente espansione dei multipli, i risultati della seconda metà del 2023 e del 2024 devono aumentare. A nostro avviso, questo scenario sembra improbabile, dal momento che dovremmo assistere a un rallentamento economico sincronizzato dovuto al crescente impatto della politica monetaria più restrittiva nell’economia reale. Finora, l’effetto dell’aumento dei tassi sui risultati delle aziende non si è ancora manifestato del tutto e, nonostante la crescita dei salari, i margini delle società sono ancora molto elevati. Cautela e selettività sono dunque all’ordine del giorno.

Temi sotto stretta osservazione

  1. IA e Big Tech: hype o reale opportunità di profitto?

Poiché sono sette le società che hanno guidato la maggior parte della performance dell’S&P 500, i riflettori saranno puntati sulla loro capacità di registrare risultati commisurati alla crescita dei loro multipli.

Queste società hanno profili molto diversi: Nvidia e Meta hanno registrato un rialzo delle stime degli utili 2023 dall’inizio dell’anno, ma gli investitori hanno lasciato le loro aspettative sostanzialmente invariate per le altre cinque, non offrendo alcun supporto da parte dei risultati che potesse giustificare la forte sovraperformance. Nonostante le revisioni, le società del comparto Big Tech dovrebbero comunque registrare una crescita degli utili che rientra tra le migliori registrate dalle società statunitensi per il secondo trimestre del 2023. Un piccolo errore potrebbe tradursi a un’enorme delusione per i mercati, come già dimostrato da Tesla o Netflix.

L’opportunità di profitto legata all’IA è, ancora una volta, il focus principale. La scorsa stagione delle trimestrali era incentrata sulla frequenza con cui si parlava di “IA” durante le conference call a seguito della divulgazione dei risultati,  mentre questa volta si dovrebbe parlare più di risultati ottenuti. Le aziende che sono sulla buona strada per ottenere profitti dall’IA dovrebbero essere quelle che otterranno i migliori risultati.

Per il momento, Microsoft sembra essere il beneficiario più diretto della proliferazione dell’IA., per via della sua quota di controllo in OpenAI, che può essere idealmente utilizzata all’interno dell’infrastruttura cloud Azure, consentendo alle imprese di trarre profitto dalle iniziative di IA, e sul suo progetto di incorporare un “copilota” dotato di IA nella sua suite software Office365 – con abbonamenti i cui prezzi saranno 1,5 volte più alti rispetto alla suite tradizionale.

Oltre all’intelligenza artificiale, l’efficienza rimane un elemento essenziale nel 2023. Per esempio, la solida performance di Meta da inizio anno è stata guidata da un cambio di rotta del management, che è passato da una spesa consistente a un’importante riduzione dei costi e ha ridotto la strategia in materia di metaverso. Nel complesso, Meta ha recuperato una parte della credibilità degli investitori che aveva perso negli ultimi anni. In futuro, i driver di crescita emergenti dovrebbero tornare gradualmente al centro dell’attenzione, ma non in modo assoluto come è avvenuto nell’ultimo decennio.

  1. La decelerazione europea

In Europa, la contrazione degli utili trimestrali è stimata intorno al 12%. Si tratta di un risultato peggiore rispetto agli Stati Uniti, soprattutto a causa della debolezza del settore manifatturiero.

Per il 2023, la crescita degli utili è prevista ancora in leggero peggioramento. Tuttavia, il consensus prevede una ripresa per il 2024. I rischi di downgrade nelle prossime settimane per quanto riguarda le prospettive di fine anno o del prossimo anno sono evidenti, poiché le PMI sono già entrate in fase di contrazione e il rafforzamento dell’euro potrebbe danneggiare i grandi esportatori.

Il settore del lusso rivestirà un ruolo importante, in quanto è stato uno dei principali protagonisti della performance degli indici europei quest’anno, sostenuto da un contesto di tassi più favorevoli e dalla riapertura della Cina. Pertanto, questa stagione delle trimestrali dovrebbe essere un indicatore della sua capacità di proseguire con la sovraperformance nei prossimi mesi. Nelle ultime settimane il consensus ha rivisto positivamente le stime, alzando le aspettative, con il rischio che la Cina non riesca a compensare la debolezza del mercato statunitense, come nel caso di Richemont.  Sebbene le prospettive a breve termine possano essere più sfidanti, soprattutto a causa di un problema di “realtà vs aspettative”, ciò potrebbe spingere gli investitori ad ampliare del divario tra vincitori e vinti del settore del lusso.

  1. Stretta sui beni di consumo

Gli economisti continuano a concentrarsi sullo stato di salute del settore dei beni di consumo per determinare quanto potrebbe essere profondo l’imminente rallentamento.

Finora, le aziende attive nel settore dei beni di consumo sono state complessivamente in grado di sopportare l’aumento dei prezzi, poiché le aziende hanno trasferito i costi elevati, consentendo una discreta tutela dei margini. Ma in alcuni segmenti, come la vendita al dettaglio, si stanno sviluppando tendenze preoccupanti, in particolare in caso di una rapida decelerazione della crescita dei salari, che potrebbe rappresentare un rischio. In futuro, la sfida principale sarà rappresentata dall’impatto che la disinflazione e il rallentamento dell’economia avranno sulla spesa, oltre al rischio di una guerra dei prezzi.

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