Mercati: a Jackson Hole tutti pendono dalle labbra di Powell

E’ iniziato ieri per concludersi domani il simposio di Jackson Hole. Tema di quest’anno, che promette discussioni approfondite sulle trasformazioni economiche, è “Cambiamenti strutturali nell’economia globale”. Crediamo che il duplice obiettivo del meeting sia quello di bilanciare la piena occupazione e limitare le forze inflazionistiche.

Fino a 120 partecipanti si riuniranno a Jackson Hole, cercando di dettare i temi di politica monetaria per il resto dell’anno e anche oltre. I mercati, dal canto loro, osservano attentamente la conferenza per raccogliere spunti sulla direzione della politica monetaria.

Due sono le domande degli investitori:

  • la FED alzerà i tassi di altri 25 punti base a settembre, più avanti nel corso dell’anno, o non lo farà affatto?;
  • gli attuali tassi di interesse elevati rimarranno in vigore per molto tempo o la FED potrebbe fare marcia indietro e tagliare i tassi nel 2024, supponendo che le pressioni sui prezzi continuino a ritirarsi?

Siamo del parere che la FED sia molto vicina al plateau dei tassi di interesse. L’altezza del plateau riteniamo che sia poco importante perché è sempre possibile compensare in base al tempo in cui si rimane a quel livello.

I commenti di Powell dello scorso anno, che suggerivano una possibile decelerazione negli aumenti dei tassi e un atteggiamento più accomodante, hanno innescato significative reazioni di mercato: l’S&P 500 ha reagito inizialmente in modo positivo, prima di estendere il suo trend al ribasso fino a metà ottobre 2022. Siamo convinti che oggi Powell farà una sorta di bilanciamento evidenziando il successo ottenuto fino ad oggi nel ridurre l’inflazione principale dal 9,2% al 3,2%, riconoscendo allo stesso tempo che è troppo presto per dichiarare vinta la guerra contro l’inflazione.

Tutti gli occhi sono puntati sulle potenziali discussioni del simposio su temi cruciali come la deglobalizzazione, le transizioni verdi, l’intelligenza artificiale e il debito pubblico. Ma crediamo che il meeting del Wyoming sarà anche un’opportunità per Powell di mettere in risalto la sua eredità in un ambiente economico instabile che coincide con una campagna elettorale presidenziale cruciale segnata da una retorica fortemente divisiva. Sebbene alla FED piaccia considerarsi apolitica, le sue azioni sono state spesso utilizzate dai politici a vantaggio di parte. Come membro della FED nominato da Obama, elevato alla presidenza dal repubblicano Trump e rinominato da Biden, è facile immaginare come l’equilibrio non sia sempre stato facile.

Storicamente, il simposio è stato trattato dal mercato come una mini-riunione del FOMC, offrendo alla FED una piattaforma per fornire indicazioni avanzate sulla politica monetaria in vista della successiva riunione di settembre. Come noto, la FED ha alzato i tassi di interesse a luglio, lasciando aperta anche la possibilità di una pausa a settembre. Da allora, sono però arrivati ​​dati economici che rafforzano l’idea che l’economia sia ancora in crescita. Il modello GDPNow della FED di Atlanta prevede una crescita economica del 5,8% nel terzo trimestre, un numero che è ben al di sopra delle aspettative dell’inizio di quest’anno, ma che probabilmente scenderà con l’avanzare del trimestre. Tuttavia, ciò suggerisce un’economia che sta accelerando piuttosto che rallentare, mettendo in difficoltà la FED nel contenere le pressioni sui prezzi.

Cosa dunque possiamo aspettarci da Powell che terrà il proprio discorso oggi alle 16:05 CET? Diciamo subito che riteniamo improbabile che ci siano nuove linee guida sulla politica monetaria di breve termine. Difficile capire se Powell userà toni più morbidi rispetto allo scorso anno, alla luce degli ultimi dati che indicano un’accelerazione dell’economia e una forte occupazione. Sicuramente Powell non mancherò di riaffermare l’impegno della banca centrale a raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2%. Questo potrebbe comportare il mantenimento di un approccio cauto alla politica monetaria, prolungando così un atteggiamento restrittivo (non tassi più alti rispetto a quelli attuali, ma elevati più a lungo). Ma non ci sentiamo di escludere del tutto che Powell non possa lasciare la porta aperta a tassi di interesse più elevati degli attuali. E’ molto probabile inoltre, che il presidente delle FED manterrà la forte enfasi sulla dipendenza dai dati, che potrebbe implicare che “ogni incontro è in diretta”.

Gli investitori danno all’85% probabile che la FED non alzi ancora i tassi a settembre. Il settore bancario regionali ricomincia infatti scricchiolare e non è escluso che i danni sistemici e i costi derivanti da possibili nuovi fallimenti bancari siano maggiori dei benefici di un nuovo aumento dei tassi.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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