Mercati: attenzione a settembre, mese statisticamente ribassista

Settembre è storicamente un mese di ribassi sui mercati. La statistica è simile a quella per cui si dice che il tardo autunno si porta appresso il cosiddetto rally di Natale. Quindi non stupisce che anche quest’anno ci siano più tematiche a tenere i mercati sulla graticola.

Gli stessi però, dopo una prima parte di agosto negativa, sono ora in recupero, trainati dai soliti temi noti, tra cui l’AI. I grafici evidenziano per ora una discreta tonicità, ma proprio il fattore storico invita ad essere prudenti.

Tra le tematiche più critiche, spiccano come sempre le banche centrali. Powell ha candidamente dichiarato, al simposio di Jackson Hole, che l’inflazione è ancora troppo alta e che quindi alzeranno ancora i tassi.

I mercati però scommettono che invece no, non andrà così… Anzi pensano che i banchieri centrali faranno presto retromarcia, specie se arriveranno certi dalla macroeconomia.

In settembre si riuniranno entrambe, ma stavolta sarà la BCE a parlare per prima. Vedremo se la Lagarde deciderà di continuare coi rialzi, oppure se l’andamento a dir poco tentennante dalle economie europee le metterà un freno.

Appare infatti ormai evidente che l’inflazione europea è molto resiliente, mentre l’economia sta già subendo gli effetti nefasti di tanti rialzi di tassi in così poco tempo.

Forse sarebbe bene attendere che questi ultimi sortiscano il loro effetto senza ulteriori ritocchi, visto che il loro lavoro ai fianchi produce conseguenze a lento rilascio.

Le banche centrali hanno spesso peccato di scarso tempismo, come successe a Trichet, protagonista di un rialzo totalmente fuori luogo nel 2008 o come accadde dopo il covid, quando fu pesantemente sottovalutata l’inflazione.

Sbagliare timing ora, non indovinando il momento opportuno per smetterla coi rialzi dei tassi, potrebbe portare a conseguenze pesanti nelle economie del vecchio continente. Vedremo…

Come abbiamo infatti visto, non è solo la Germania a vacillare in Europa. Anche l’Italia, che sembrava chiamarsi fuori dal coro, ha messo alla fine a segno un trimestre di Pil negativo, che ne ha stoppato ogni velleità.

Ci attende quindi un autunno probabilmente difficile, perché quando il rallentamento dipende da un deciso calo della propensione all’acquisto da parte dei consumatori, si creano i presupposti per una recessione vera e non certo “light”, come finora si era pensato.

Come però dicevo all’inizio, i grafici sono tornati a reagire positivamente, almeno per gli indici USA. Non siamo ancora alle resistenze che li hanno respinti a luglio, ma poco ci manca.

In Europa i listini sono invece meno tonici ma non certo votati al ribasso. Sembra che le borse siano ancora orientate a ignorare i segnali della macroeconomia. Finché dura va benissimo, ma tocca stare sul chi vive…

A cura di Davide Biocchi, trader, analista e fondatore di TradingWeek.net

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