Obbligazioni: la riabilitazione di Maduro e le nuove emissioni sotto la lente

Le attuali situazioni critiche in varie parti del mondo non fanno altro che ingessare i mercati e alimentare i timori degli investitori, incerti sugli sviluppi delle crisi e quindi poco propensi al trading.

Ma questa settimana un piccolo spiraglio di luce si è riaperto sul Venezuela, che fino a pochi giorni fa era considerato uno Stato “canaglia” e oggetto delle sanzioni americane che lo avevano definitamente messo in ginocchio e fuori dai mercati. Con la situazione di speculazione sulle materie prime e in particolare sull’energia con il petrolio risalito, a causa anche della riduzione della produzione decisa da alcuni paesi per mantenere il prezzo più alto, l’assenza sul mercato del petrolio venezuelano, il cui Paese è uno dei bacini più grandi al mondo, diventava un problema.

Le sanzioni decise quattro anni fa contro Maduro a causa della repressione politica interna e della mancanza di democrazia nel Paese, si sono ridotte in questi giorni, con la promessa dello stesso Maduro di aprire nel prossimo anno ad elezioni democratiche ed aperte ai partiti di opposizione. Dopo aver insultato il Governo americano per gli ultimi dieci anni, il presidente Maduro in un’apparazione televisiva, ha dichiarato che ora si apre una nuova era per il Venezuela, aprendo al dialogo con gli Usa, proponendo rispetto, uguaglianza e progresso.

L’allentamento delle restrizioni riguarderanno la produzione ed esportazione del petrolio, con la compagnia statale Pdvsa, una volta tra le prime produttrici al mondo per importanza, che farà ripartire gli impianti, peraltro malconci e da risistemare per la mancanza di manutenzioni in questi anni a causa dell’embargo. Sul fronte investimenti, questo allentamento ha permesso già da questa settimana di poter negoziare nuovamente molti titoli del paese e della Pdvsa stessa, che erano a prezzi “distressed” fin dal 2017 quando il governo Maduro sospese il pagamento degli interessi e dei rimborsi, per le difficoltà economiche del paese e poi non più negoziabili dopo l’embargo americano. I prezzi di questi titoli sono saliti immediatamente di una decina di centesimi, su prezzi da default, ossia da 5-6 punti a 15-20 mediamente. Il mercato scommette sul fatto che questo ritorno, sarà il preludio per il paese a proporre una rinegoziazione degli stessi, che tra stato e Pdvsa ammontano a circa 60 miliardi di dollari, che non sono un’esagerazione per un “Paese normale”, ma sono infiniti per un Paese che ha un tasso di povertà tra i più alti al mondo e un’inflazione a tripla cifra. Si prospetta che il ritorno dei profitti dal petrolio e quindi dei dollari nelle casse statali, potrà agevolare questo passaggio nei prossimi mesi.

Eurozona invariata rispetto alla scorsa settimana, i tassi di riferimento sono ancora sulla parte più alta di periodo, che gira introno allo spread a quota 200, dove la Germania è al 2,9%, sempre unico Paese europeo sotto il 3% e noi al 4,9% circa sulla curva decennale. In mezzo tutti gli altri, mentre gli Usa sono tornati sotto il 5% e la sterlina a 10 anni è al 4,6%.

Buona attività sul primario, soprattutto per il dollaro, mentre più calmo è rimasto il mercato euro.

Tra le regioni tedesche, il Land della Renania-Westfalia (NRW), ha emesso 1 miliardo con scadenza 2028 con taglio retail da mille euro con multipli dimille, cedola fissata al 3,375% e rating ai massimi AA/AAA. Prime indicazioni in area due punti base sopra il tasso midswap, abbassate a zero punti base sopra il tasso midswap grazie agli ordini raccolti che hanno raggiunto 3.7 miliardi di euro. Nel dettaglio: cedola 3.375%, prezzo 99.959, rendimento 3.384%,  lotto minimo di mille euro con multipli di mille. Isin DE000NRW0N83 e rating Aa1/AA.

La Scozia emetterà il suo primo bond della storia entro la fine della legislatura, cioè da qui al 2026, e si tratterà di un bond o in sterline o in euro. I proventi saranno destinati a finanziare il potenziamento delle infrastrutture locali, tra cui anche un piano casa. Il primo bond della Scozia, già ribattezzato come “Kilt bond”, segnalerebbe la volontà del paese di procedere verso l’indipendenza dal Regno Unito. La Scozia non ha alcun rating, le agenzie di rating non hanno mai espresso un giudizio sull’affidabilità creditizia di Edimburgo.

La francese Bpi Finance, che gode della garanzia statale, è tornata sul mercato primario per la quinta volta nel corso di quest’anno, con un nuovo social bond per 1,25 miliardi della durata breve di quattro anni. Il rendimento è stato fissato a Oat +39 in calo rispetto all’iniziale Oat+41. Il book dei lead manager ha visto ordini complessivi per oltre 2,9 miliardi con un prezzo d’emissione fissato a 99,653 che corrisponde a un rendikento a scadenza del 3,598%. Con un rating pari allo stato, AA2/AA-, la cedola è stata fissata al 3,5% con un taglio minimo di 100mila euro con multipli di 100mila e Isin FR001400LPZ1.

Bnp Paribas ha collocato un covered bond a cinque anni di importo un miliardo di euro. Si tratta di un bond covered, garantito da mutui ipotecari.Il rendimento offerto è stato fissato a  +32 punti base sul tasso midswap, abbassato dai +35 ipotizzati con la guidance iniziale. L’obbligazione bancaria garantita con scadenza 20 ottobre 2028 paga una cedola annua lorda del 3.75%, prezzo 99.83 e rendimento  3.788%. Lotto minimo di 100mila euro con multipli di 100mila e rating Aaa con Isin BE0002974559.

Emissione covered per la banca tedesca Landbk Hessen-Thueringen da 750 milioni di euro con scadenza al 2027 e cedola del 3,5%. Il titolo è stato emesso a 99,691 ed ha mantenuto anche in grey market il prezzo; Isin XS2711420054 con taglio istituzionale da 100mila euro con multipli di 100mila.

Banca CF+, challenger bank specializzata in soluzioni di finanziamento alla imprese in situazioni performing o re-performing, ha collocato con successo la sua prima emissione obbligazionaria, un Tier2 del valore nominale di 25 milionidi euro, destinata ad investitori professionali e qualificati. Il titolo, con scadenza 2033 e opzione call in cpo all’emittente alla scadenza del quinto anno (NC5), è stata emesso alla pari e pagherà una cedola annuale del 14.50%.

Carraro  ha chiuso anticipatamente il collocamento del bond senior non convertibile con tasso fisso al 7,75%. L’emissione  era stata deliberata dal consiglio di amministrazione di Carraro Finance lo scorso 16 ottobre, e ha riscontrato una forte domanda del mercato al punto da chiudere l’offerta nel corso di pochi minuti in una sola mattinata. Le obbligazioni sono state offerte esclusivamente sul Mot di Borsa Italiana. La data di emissione delle obbligazioni, così come la data a partire dalla quale i bond inizieranno a maturare gli interessi, sarà il 6 novembre 2023. Gli interessi sulle obbligazioni, che matureranno al tasso fisso del 7,75% annuo, saranno pagati in via posticipata il 6 maggio e il 6 novembre di ogni anno a partire dal 6 maggio 2024. Ammontare dell’emissione 120 milioni di euro. Le nuove obbligazioni Carraro non hanno rating e per che non è riuscito ad acquistarle nei pochi minuti dell’offerta, bisognerà attendere dopo il 6 novembre la quotazione sul secondario nel Mot di Borsa Italiana.

In area dollaro, offerta a tasso variabile trimestrale +100bp, dall’agenzia statale tedesca Kfw, che ha in Germania, un ruolo simile alla nostra Cassa depositi e prestiti. La scadenza del titolo è al 30 ottobre 2026 per un totale di 500 milioni di dollari; la prima cedola trimestrale ha tasso del 6,3352%. Isin del titolo XS2710913380, con taglio minimo super istituzionale 200k+200k e prezzo d’emissione a 102,041 sceso poi in grey market verso quota 101,7.

Con questi rendimenti anche l’attenzione del retail per il dollaro torna in primo piano e questa settimana l’offerta si è arricchita di un multitranche di American Express, che ha emesso complessivamente 2,5 miliardi di dollari su tre titoli. Il primo per 300 milioni a tasso variabile con scadenza nel 2026 a rendimento trimestrale +135 che proietta la prima cedola che sarà pagata il 30 gennaio 24 al 6,685%, Isin US025816DM85 e taglio minimo per tutti i titoli a 2mila euro con multipli di mille. Il tasso fisso sempre con scadenza al 2026 è stato emesso per 1,2 miliardi di dollari al 6,338% con isin US025816DM85; per la scadenza più lunga al 2031, la cedola sale al 6,489% per un miliardo di emissione, Isin US025816DN68; rating dell’emittente A2/BBB+/A.

Sempre con taglio retail da 2mila euro con multipli di mille ha emesso 900 milioni di dollari la filiale americana della Honda, che ha rating A3/A-, con scadenza al 22 novembre 2024 per un titolo con cedola del 6% e prezzo d’emissione a 100, Isin US02665WEU18.

L’attività sul dollaro è continuata anche con l’offerta della società statale d’investimenti degli Emirati Arabi, Mamoura (Mubadala), che ha emesso 750 milioni con scadenza maggio 2034 con una cedola del 5,875%. Per il taglio minimo si è optato su quello istituzionale da 200mila euro con multipli di mille. Il titolo ha visto richieste per oltre 6,5 miliardi di dollari che hanno permesso un allentamento del rendimento inizialmente previsto in area +120. Il livello finale a +110 ha però penalizzato il titolo nel grey market successivo, infatti il prezzo d’emissione a 98,799 che esprime un rendimento a scadenza del 6,031%, è sceso di circa 20 centesimi in area 98,5.

A cura di Carlo Aloisio, senior bond broker

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