Aspettative ridimensionate

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di Finanza Operativa 12 Gennaio 2016 | 16:00

A cura di Eric Chaney, strategist di Axa Im
Con l’aumento del tasso target del 16 dicembre, la Fed ha ufficializzato ciò che gli investitori avevano già
appreso: il 2015 ha segnato la fine della fase ‘più facile’ del ciclo di recupero dagli abissi della crisi
finanziaria del 2008-09. Non occorre essere geni per andare lunghi sugli asset rischiosi quando è
evidente che il punto minimo è stato ormai superato. Questa scelta ha funzionato fino al 2014 e, a inizio
2015, si era ancora convinti che fosse in atto una ripresa. Dopo tutto, in quasi tutti i paesi, il tasso di
disoccupazione era ancora decisamente superiore ai livelli pre-crisi. Inoltre, il crollo dei prezzi
dell’energia a fine 2014 alimentava le speranze in un ulteriore elemento di stimolo della crescita e degli
utili.
Con il 3,1% registrato nel 2015, però, la crescita globale ha deluso le aspettative, e non ha neppure
raggiunto la nostra stima contenuta del 3,4%, con performance deludenti in quasi tutte le asset class.
Era giunto il momento di ridimensionare le nostre aspettative. Con grande sorpresa degli analisti, il
basso prezzo del petrolio non ha prodotto la crescita che ci si aspettava: se, da un lato, ha aumentato il
potere d’acquisto dei consumatori, soprattutto nelle economie emergenti importatrici di petrolio, il
rovescio della medaglia è stata una forte riduzione di tutti gli investimenti industriali legati allo shale oil, in
modo speculare alla loro rapida espansione nel periodo in cui i prezzi del greggio erano ancora elevati.
Per il 2016, ci aspettiamo due elementi piuttosto spiacevoli: è improbabile che la crescita acceleri, e
probabile che la volatilità finanziaria aumenti.
Innanzitutto è difficile capire come l’economia globale possa accelerare. Il crollo dei prezzi di tutte le
materie prime ha una sola spiegazione: un gap della domanda globale, che il rallentamento strutturale
degli investimenti fissi in Cina ha reso più evidente. Poiché le società sono restie al re-leveraging,
temendo ancora lo stigma del debito, e non sono convinte in una prossima accelerazione della
domanda, non colmeranno questo gap. Né lo faranno i governi, limitati da questioni di politica interna
(USA ed Europa) o dello scarso accesso al credito (economie emergenti). Senza la spinta data dalla
crescita, gli utili societari non registreranno aumenti significativi.
In secondo luogo, le divergenze monetarie che hanno lasciato il segno sui mercati finanziari nel 2015 si
amplieranno nel 2016; la Fed alzerà ulteriormente i tassi, mentre BCE e BoJ continueranno ad
acquistare titoli e la PBoC manterrà una politica espansiva. Queste divergenze dipendono dal fatto che
le grandi economie si trovano in fasi diverse: forte tasso di disoccupazione nell’Area Euro, rallentamento
strutturale e minaccia di deflazione in Cina, a fronte della piena occupazione degli USA. Le dinamiche
valutarie probabilmente generanno turbolenze nei mercati finanziari.
Le divergenze monetarie hanno anche un lato positivo: di solito portano a variazioni dei tassi di cambio.
Nel 2015 siamo stati ottimisti sul dollaro. Manteniamo lo stesso approccio per il 2016, quanto meno nel
primo semestre, che dovrebbe essere favorevole ai mercati azionari di Europa e Giappone. Sono
importanti anche le valutazioni: ad esempio, il segmento high yield è stato duramente colpito nel 2015,al
punto che i tassi di insolvenza impliciti ora appaiono eccessivi, anche a fronte della previsione di una
situazione di debolezza generalizzata. Infine, ma non meno importante, i mercati emergenti non
produttori di petrolio potrebbero riprendersi un volta che avranno adeguatamente scontato l’impatto
dell’inasprimento della Fed. Nel 2016 ci saranno delle opportunità d’investimento, ma richiederanno
agilità e opportunismo.
– La crescita globale pare destinata a restare sottotono, al 3,1% nel 2016 e nel 2017, contrariamente alle stime più alte del FMI. Nel 2016 è probabile un ulteriore, modesto rallentamento in USA e Cina, mentre nell’Area Euro non ci attendiamo grandi cambiamenti. Il Giappone è una delle poche economie sviluppate da cui ci aspettiamo una crescita più rapida.
– La debolezza della crescita globale è dovuta a una domanda globale fiacca, per lo più riconducibile a investimenti insufficienti. Ciò spiega in parte i bassi prezzi delle materie prime e la bassa inflazione. Lo squilibrio domanda/offerta persisterà anche nel 2016.
– La crescita sottotono rispecchia il basso potenziale di crescita di molte economie, una conseguenza a sua volta connesso alla mancanza di investimenti.
– Le divergenze tra politiche monetarie si amplieranno ancora nel 2016, con un graduale inasprimento da parte della Fed e della BoE, mentre BCE, BoJ e PBoC manterranno un approccio accomodante.
– Le divergenze monetarie produrranno un rafforzamento del dollaro su tutte le altre divise, ma potrebbero anche accrescere l’incertezza sui mercati finanziari e la volatilità nel corso del 2016.

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