Approvato il TARP?

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di Redazione 29 Settembre 2008 | 09:00
E’ solo questione di ufficializzarlo: il TARP (Troubled Asset Rescue Plan), discusso approfonditamente durante il week end, è fondamentalmente stato approvato dal Congresso americano e aspetta soltanto il voto ufficiale che dovrebbe arrivare tra oggi e mercoledì, per poi passare alla Casa Bianca per la firma che lo tramuterà definitivamente in legge.

Questo potrebbe, nel breve periodo, ridare un po’ di fiducia sulle sorti del dollaro: assistiamo infatti ad un rafforzamento del biglietto verde dopo tale notizia.
Ma di cosa si compone il piano “salva-America”?

1) Il Tesoro, guidato da Mr. Paulson, è stato autorizzato a stanziare una cifra pari a 700 miliardi di dollari per la costituzione di una sorta di fondo che andrà a rastrellare dal mercato tutti i titoli o strumenti finanziari definiti come “troubled debts”;
2) I primi 250 miliardi verranno messi a disposizione non appena la proposta verrà ufficializzata in legge;
3) Rimborso del contribuente americano, attraverso partecipazioni azionarie nelle istituzioni in difficoltà e attraverso i possibili profitti sugli strumenti finanziari, che oggi non hanno mercato, ma che domani potrebbero tornare su valori di normalità;
4) Limitazioni previste per i manager esecutivi delle imprese che stanno cercando aiuto (ad esempio l’eliminazione dei cosiddetti “paracaduti d’oro”, ovvero delle garanzie per i compensi del manager che si sentivano liberi di mettere in atto operazioni talvolta spericolate, oppure la proposta di recupero di fondi dai bonus pagati ai manager in passato sulla base di operazioni che non hanno poi dato i profitti previsti).
Tutto ciò potrebbe far si che ritorni un po’ di appetito per il rischio tra gli investitori, sebbene si sia al cospetto di ulteriori problemi nel settore bancario, soprattutto, questa volta, in Europa. I governi di Lussemburgo, Olanda e Belgio hanno infatti annunciato la volontà di ricapitalizzare l’istituto Fortis per un totale di 11,2 miliardi di Euro mentre Il Governo britannico dovrebbe annunciare un piano di nazionalizzazione dell’istituto Bradford & Bingley (colosso dei mutui) dopo aver fallito nella ricerca di un possibile acquisitore istituzionale.


Passando alla consueta analisi tecnica, la fuoriuscita dal canale rialzista iniziato con il minimo a 1.3890 di metà mese, lascia presagire come il cambio eurodollaro possa ora accelerare a ribasso. In questo momento ci affidiamo alle onnipresenti percentuali di ritracciamento di Fibonacci per avere alcuni spunti operativi. Il primo arriva dal supporto che si trova a 1.4371 e rappresenta il 50% del movimento di ritracciamento dal minimo al massimo di 1.4860. Il secondo livello invece è una resistenza e giace esattamente a 1.4490.

UsdJpy- grafico 240 min

Il dollaro yen invece non accenna a cambiare la propria tendenza di fondo. Come si evince da un grafico a 240 minuti è da metà agosto che il cambio non riesce a passare oltre alla trendline iniziata da 110.70. Questa è stata toccata più e più volte confermandone la solidità: per oggi questa linea transita nei pressi di 107.10 e non vi sono dubbi che un suo superamento possa riportare ad una netta ripresa di dollaro. Dallo stesso grafico ricaviamo un supporto a 105 figura.
Il cambio EurGbp si trova in un’interessante configurazione a triangolo, su un grafico giornaliero: se il cambio dovesse oltrepassare a ribasso 0.79 figura crediamo che 0.7850 sia raggiungibile in breve tempo. Allo stesso modo possiamo ipotizzare come una rottura del canale superiore del triangolo, ora a 0.7965, possa condurre a 0.8030.

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