Mercati; obbligazioni: i nuovi collocamenti sotto la lente

Ultime battute del 2023 per i mercati che hanno ormai esaurito le grosse operatività, rimandando ai primi giorni del 2024 i nuovi programmi di funding. Il filo conduttore per tutto l’anno, sono state le banche centrali che hanno combattutto l’inflazione con la leva dei tassi d’interesse.

Pertanto la concentrazione degli operatori anche in questa settimana era rivolta alla Fed ed alla Bce, chiamate soprattutto a essere “interpretate” per quanto potranno fare nella politica monetaria del prossimo anno.

Al termine della sua riunione, la Fed ha confermato, come da attese, i tassi d’interesse al 5,25%-5,50% per la terza volta consecutiva, mentre il capo della banca centrale statunitense, Jerome Powell, ha affermato che l`aggressivo ciclo di inasprimento e` terminato e la discussione sulla riduzione dei costi di finanziamento e` ormai argomento di conversazione. Le osservazioni di Powell, pronunciate nella conferenza stampa al termine dell’ultimo Fomc dell’anno, sono in linea con le proiezioni di tutti e 19 i policymaker del board che quasi all’unanimità hanno indicato tassi in discesa nel 2024 ed un miglior equilibrio dei rischi sul lato dell`inflazione e dell’occupazione.

I mercati non potevano che prendere positivamente la svolta “dovish” della banca centrale statunitense, con il Dow Jones che ha chiuso con un nuovo massimo storico, mentre i rendimenti del Treasury decennale sono scesi ai minimi da agosto. Guardando alle quotazioni dei futures, gli investitori scommettono all’85% un primo taglio a marzo negli Usa e tassi in calo di 150 punti base complessivi nel corso del prossimo anno.

Sulla scia di quanto successo con la Fed, anche gli Eurobond hanno performato molto bene nel corso della settima con tassi di rendimento in forte calo.

Prova ne sia che in Eurozona nessun Paese è più sopra il 4%, compreso l‘Italia che in questa settimana ha rotto la barriera al ribasso con un minimo sulla curva decennale al 3,78% e uno spread contro Bund a quota 170. Pertanto è tornata folta l’area 2% con la Germania al 2,07% e poi Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Portogallo, fino alla Slovenia alla soglia del 3%. Tutto il resto è nel gruppo del 3% e la media EU è ora al 2,76%. Calo anche dei Treasury decennali sotto il 4% e del Gilt inglese al 3,71%

Guardando ai mercati emergenti, lo scorso 10 dicembre si è insediato operativamente il nuovo presidente dell’Argentina, Javier Milei. I media internazionali nel corso della campagna elettorale lo hanno spesso ridicolizzato per le sue uscite forti, senza analizzare la base dei contenuti che evidentemente sono stati pesati in maniera diversa dagli elettori che lo hanno votato con oltre il 56% di favore, il dato più alto da quando il Paese è tornato alla democrazia nel 1983.

Un volta eletto, lo scorso 19 novembre, il neo-presidente ha messo da parte la “motosega” simbolica della campagna elettorale e iniziato a tessere alleanze liberali con il partito dell’ex presidente Macri, entrato nel Governo e insidiando nei ruoli economici chiave, degli economisti con curriculum nelle principali istituzioni internazionali. Ha immediatamente riportato la barra del Paese verso alleanze con gli Usa ed il mondo occidentale, ed incontrando il presidente Biden ed il Fondo Monetario nei primi giorni post elezione.

I primi provvedimenti “lacrime e sangue” per riportare il paese verso un’economia “normale” e abbattere l’inflazione a tre cifre sono stati presi fin dal giorno successivo all’insediamento ufficiale di domenica scorsa. A seguito di ciò il Fondo Monetario, dopo anni di critiche al Paese ha cambiato rotta e ha espresso il suo consenso sui primi passi volti a rimettere in piedi il Paese; inoltre alcune delle principali banche internazionali hanno iniziato a modificare la propria analisi sui titoli argentini, senza alcuna considerazione fino a poche settimane fa, inserendoli ora in trend potenzialmente positivo per i prossimi mesi.

Ovviamente le difficoltà per Milei sono enormi, quasi come scalare un ghiacciaio senza ramponi, ma le potenzialità economiche del paese sono anche interessanti se si riuscirà a gestirle con diligenza. In ogni caso il plauso immediato è arrivato dai mercati dove l’indice di borsa Merval è praticamente salito quasi del 100% dal giorno dell’elezione ed i bond rinegoziati più volte e molto presenti nei portafogli degli investitori nel nostro paese hanno recuperato circa 10 punti dai minimi di metà novembre, che significa quasi il 50% circa visto i prezzi che erano in area 24 per il bond 3,75% 2038, codice Isin XS2177365017, che oggi quota in area 35.

Le nuove emissioni governative sotto la lente

Per quel che riguarda nuove emissioni, il  Tesoro ha incassato tutti i sei miliardi di euro preventivati con l’ultima asta dei titoli di stato a medio-lunga scadenza per quest’anno; si è trattato dell’emissione di BTP a tre e sette anni. I risultati dell’asta dei BTp sono stati positivi per lo stato, in quanto i rendimenti esitati sono stati in forte calo rispetto al 10 novembre. In particolare, il bond con scadenza 15 settembre 2026 e cedola 3,85% (Isin IT0005556011) ha attirato ordini per 4,69 miliardi contro i 3 miliardi offerti. Il prezzo di aggiudicazione è stato di 101,66, pari a un rendimento annuo lordo del 3,24%. Era stato del 3,75% un mese fa. Bene anche il bond con scadenza 15 novembre 2030 e cedola 4% (Isin IT0005561888). Gli ordini sono stati pari a 4,63 miliardi contro sempre 3 miliardi offerti. Il prezzo di aggiudicazione è stato di 102,42 e il rendimento esitato è stato del 3,63% dal 4,21% di novembre. L’asta dei BoT annuali ha ottenuto un rendimento in calo al 3,528% dal 3,86% di novembre.

I nuovi collocamenti corporate sotto i riflettori

E’ andato molto bene il nuovo bond di Statkraft, società internazionale leader nella generazione idroelettrica e primo produttore europeo di energia da fonti rinnovabili. La società ha lanciato un bond senior green dual tranche a 3 e 8 anni da complessivi 1 miliardo di euro con ordini pari a più di quattro volte: 4,45 miliardi, a conferma del solido posizionamento della società sui mercati internazionali. Più in dettaglio, per la scadenza più breve il rendimento è stato fissato a 35 punti base sul tasso midswap dopo prime indicazioni di 60 punti poi abbassato a 40 punti, mentre per la tranche a 8 anni è stato fissato a 58 punti base dopo prime indicazioni di 95 punti, successivamente riviste a 60 punti. L’ammontare delle due tranche è di 500 milioni di euro ciascuna e gli ordini hanno superato quota 1.45 miliardi per la scadenza tre anni e trw miliardi per la tranche a otto anni. Nel dettaglio: la tranche con scadenza dicembre 2026 (Isin XS2723597923)  paga una cedola fissa del 3,125%, prezzo 99.867 e rendimento 3,172%; la tranche con scadenza dicembre 2031 (Isin XS2726853554) paga una cedola annua del 3,125%, prezzo 99.166 e rendimento 3,245%. Rating A/A- lotto minimo 100mila euro con multipli di mille.

Emissioni importanti questa settimana sui mercati emergenti

La città metropolitana di Istanbul ha raccolto 715 milioni di dollari con un bond della durata di cinque anni e che offre maxi-cedola del 10,50% (Isin XS2730249997). Il prezzo di emissione è stato alla pari e già sul mercato secondario si registra un movimento leggermente rialzista. La scadenza è stata fissata per il 6 dicembre del 2028. Il bond di Istanbul offre al momento un premio del 2,60% sull’emissione sovrana di pari durata. Il bond di Istanbul ha rating B, in linea con quello assegnato alla Turchia che aveva un rating investment grade fino al 2016. Il taglio minimo è stato fissato, in effetti, a 200mila dollari. L’emissione è stata rivolta essenzialmente agli investitori istituzionali.

El Salvador prepara l’emissione del primo bond “vulcano” entro marzo del prossimo anno, un’operazione che si sarebbe dovuta concretizzare già nel 2021 e che è stata rinviata più e più volte fino a quando sembrava seppellita. L’emissione  dovrebbe ammontare a un miliardo di dollari; i bond vulcano non sono altro che obbligazioni di stato garantite dalla moneta digitale, i cui eventuali guadagni saranno girati in parte ai creditori dopo cinque anni. Rating assegnato al paese B-.

L’Etiopia ha comunicato che non ci sarà il pagamento della cedola semestrale per circa 33 milioni di dollari, relativa all’Eurobond con scadenza 11 dicembre 2024 da un miliardo al tasso lordo annuale del 6,625% (Isin XS1151974877). L’Etiopia avrà tempo 14 giorni dalla data di pagamento per pagare la cedola dell’Eurobond ed evitare il default. Sarebbe il terzo stato africano dopo Zambia e Ghana a registrare ufficialmente l’evento creditizio sin dall’inizio della pandemia. I titoli del debito pubblico del Paese del cosiddetto Corno d’Africa sono classificati già sull’orlo del default con giudizi CCC per S&P e Caa3 per Moody’s.

A cura di Carlo Aloisio, senior bond broker

 

 

 

 

 

 

 

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