Italiani, consapevoli e immobili di fronte alla previdenza integrativa

Gli italiani sanno di dover integrare la pensione pubblica, ma faticano a costruirne una privata. Questa è una delle conclusioni principali di una ricerca condotta da Anima Sgr su Gli italiani e la previdenza integrativa. L’indagine è stata condotta nel dicembre 2023, su un campione di 802 adulti, di età compresa tra 25 e 64 anni, possessori di un conto corrente bancario o libretto bancario/postale e con accesso a internet. Lo studio si prefigge anche l’obiettivo di individuare le cause e le possibili soluzioni per aumentare l’accesso alle soluzioni di previdenza complementare.

Riportiamo di seguito i risultati ottenuti.

La grande maggioranza degli italiani è consapevole che, una volta in pensione, la previdenza pubblica non sarà sufficiente – da sola – a consentire loro di mantenere lo stesso tenore di vita degli ultimi anni di lavoro: 9 intervistati su 10 affermano di aver pensato a questo problema e di ritenerlo “molto” o “abbastanza” rilevante. Il 60%, inoltre, ritiene che questa sfida vada affrontata per tempo, almeno prima dei 35 anni.

Nonostante questa consapevolezza, la quota di italiani che dichiarano di avere attivato una qualche soluzione di previdenza integrativa si ferma al 54%. Inoltre, molti dei titolari di un prodotto di risparmio previdenziale non lo alimentano a sufficienza o non lo fanno in modo sistematico: rapportando il numero totale degli aderenti alle varie forme di previdenza complementare alle masse amministrate complessive, risulta che a ogni aderente corrisponde, in media, una posizione pari a 22.180 euro (fonte: Relazione annuale Covip 2022), insufficiente per integrare in modo adeguato la pensione pubblica per molti anni.

Fra le cause di tale inerzia, la ricerca cita la scarsa familiarità con la previdenza integrativa e i suoi vantaggi, che solo il 39% del campione afferma di conoscere adeguatamente, o l’inclinazione a indirizzare il capitale ad altre destinazioni. Ad esempio, quasi la metà di chi dispone di un Tfr dichiara di lasciarlo in azienda, o per una mancata conoscenza delle alternative o perché convinto – erroneamente – di optare per una soluzione più liquida e più sicura.

Interpellato su cosa potrebbe essere più utile sapere per sottoscrivere un prodotto di risparmio previdenziale, il campione evidenzia la necessità di sottolineare i vantaggi concreti della previdenza integrativa: gli italiani vorrebbero più informazioni sulla flessibilità nel disporre del capitale accumulato prima del pensionamento (interessa l’83% degli intervistati), sulla deducibilità fiscale dei versamenti (che attira l’attenzione del 76%) e sulla possibilità che l’azienda versi un contributo aggiuntivo (appetibile per il 75% del campione).

Dall’indagine emerge inoltre un orientamento estremamente prudente: quasi quattro italiani su 10 – con percentuali rilevanti anche fra i giovani – sceglierebbe la linea d’investimento garantita o la più conservativa in assoluto, mentre solo il 15% opterebbe per una linea prevalentemente azionaria o azionaria, nonostante l’orizzonte temporale di lungo periodo suggerisca in genere – al di là dei casi dei singoli investitori – un’asset allocation che comprenda anche azioni. Questa cautela è poi particolarmente significativa analizzando il dato di genere: solo il 9% delle donne è disposto a sottoscrivere un piano previdenziale dove la componente azionaria sia prevalente.

Fra i temi toccati dalla ricerca, infine, le priorità ritenute più importanti per incentivare l’adesione alla previdenza integrativa: in cima alla classifica c’è una maggiore flessibilità nell’accedere al capitale prima del pensionamento, seguita da una riduzione della tassazione sui rendimenti, dall’aggiustamento dei benefici fiscali all’inflazione e dall’aumento del massimo deducibile dall’Irpef.

Due terzi dei dipendenti, inoltre, sarebbe disponibile a chiedere alla propria azienda di aprire una convenzione con un fondo pensione aperto e oltre otto su 10 ritengono che un’azienda impegnata su questo fronte sia ben posizionata per fidelizzare i dipendenti.

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