Mercati: allacciare le cinture di sicurezza

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di Marco Mairate 1 Ottobre 2008 | 16:00
Quante volte in aereo abbiamo assistito (un po’ annoiati) alle istruzioni su come comportarsi in caso di pericolo o abbandono fulmineo dell’aeromobile. Una serie di regole e indicazioni utilissime anche se la maggior parte di noi non dovrà mai utilizzarle. Una tale situazione oggi si può trasferire ai risparmiatori, più che mai allertati di tenere le cinture di sicurezza allacciate: a perdere quota però non è la solita Alitalia bensì i semplici correntisti che così riscoprono i ‘vecchi’ Bot e Btp.

Alcuni dei 2 milioni di clienti AIG Singapore, in fila per riscattare la propria polizza dopo il fallimento del gruppo statunitense.Negli ultimi 12 mesi abbiamo assistito in televisione a scene di panico che ritraevano persone incolonnate davanti alla filiale della propria banca per paura di vederla fallire e con lei i propri risparmi.

Come dimenticare gli ordinatissimi investitori di Singapore, che con aplomb inglese, si mettono in fila per riscattare le polizze con sottostante titoli [s]AIG[/s] ? (foto a destra).

E cosa dire dei dipendenti di [s]Lehman Brothers[/s] che dall’alba al tramonto perdono lavoro e sicurezza economica ma trovano lo spirito per indossare bermuda e infradito prima di lasciare il loro ufficio (foto sotto).
Dipendenti di Lehman Brothers che lasciano la sede della banca fondata nel 1850 dopo il fallimento.
La verità è che nel mondo della finanza sintetica, derivata, alternativa o come la si voglia chiamare, le regole di comportamento base sono svanite: è più facile trovare qualcuno che ti spieghi l’allargamento degli spread sui Cds della banca X piuttosto di cosa fare se l’istituito in cui hai depositato tutti i tuoi soldi rischia il fallimento.

Ma la questione non riguarda solo i piccoli investitori, anche nelle alte sfere della politica regna l’ignoto. Illuminante in questo caso il confronto di alcuni giorni fa tra il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e il congressita Ron Paul. In un dibattito dai toni accesi, dove il politico punta l’attenzione sulla difficoltà del Governo Usa di valutare gli asset che dovrebbero essere acquistati con i soldi dei contribuenti (i famosi 700 miliardi di dollari).

Con estrema semplicità Ron Paul avanza un’ipotesi semplice ma allo stesso tempo inquietante: (parafrasando) “forse alcune asset illiquidi sono tali perché non valgono niente”. Semplice e geniale.

Questo per dire che il sistema bancario e quello finanziario sono ormai la stessa cosa. Un mondo che si è annodato l’uno con l’altro, creando pericolose intromissioni nei rispettivi business. Un universo, quello dei prodotti finanziari, cresciuto troppo velocemente e comunque più della cultura finanziaria dei singoli risparmiatori.

Basta osservare i prodotti più diffusi (popolari) tra i risparmiatori: Etf, certificati, conti deposito con interessi garantiti, polizze vita garantite con rendimento assicurato ecc ecc. Rosso o nero, sale o scende, facile o difficile. Il segreto è tutto qui.
 
Chi si prende più l’onere di passare in rassegna i 51.000 fondi comuni di investimento targati UCITS prima di investire sui mercati? Nessuno. L’investitore compra a scatola chiusa un pacchetto che all’apparenza sembra facile nel funzionamento e nella costruzione ma che alla fine nessuno comprende.


Il paradigma è proprio questo: maggiore sofisticazione dell’universo dei prodotti finanziari non è corrisposto da altrettanta cultura finanziaria dell’investitore. Per questo ieri, oggi e domnani le pagine dei giornali sono zeppe di indicazioni su come non perdere i soldi sul proprio conto corrente o a chi rivolgersi quando la polizza vita perde il 60%.

Sull’argomento (e sulla grande confusione che regna tra i risparmiatori) è intervenuto anche il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti.

“Bisogna sfatare la favola secondo la quale il Fondo interbancario di garanzia garantirebbe il risparmio di tutti i correntisti – afferma Lannutti durante un’intervista – se uno ha in banca 20mila euro e’ garantito, se ne ha 200mila e’ garantito, appunto, solo per 103mila euro”.

Lannutti però sottolinea come sia difficile stimare l’impattto del fallimento di un grande gruppo e la sua ricaduta sui milioni di conti correnti: “Mi auguro che Unicredit si riprenda in borsa e non continui il tracollo che l’ha portata a perdere due terzi della propria capitalizzazione da giugno 2008 ma nel malaugurato caso che fallisca una banca come Unicredit, che ha 10-12 milioni di correntisti, ci si chiede che capienza possa avere il Fondo interbancario di garanzia”.

Con questo spirito abbiamo selezionato alcuni dei prodotti più acquistati dagli investitori italiani, dando qualche piccolo suggerimento.

Pronti contro Termine

Cosa sono: I pronti contro termine (PCT) sono operazioni con le quali un venditore cede un certo numero di titoli (pronti) e si impegna, nello stesso momento, a riacquistarne uguale quantità a un prezzo e ad una data (termine) predeterminati. L’operazione consiste, quindi, in un prestito di denaro da parte dell’acquirente e un prestito di titoli da parte del venditore.

Rischi & funzionamento:
Eletto strumento principe da chi cerca liquidità senza rischi, i PCT differiscono l’uno dall’altro. Ai classici prodotti con sottostante BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) oggi si affiancano prodotti che investono su obbligazioni bancarie (e quindi legati al rischio di default della banca emittente). In entrambi i casi il prodotto non ha alcuna garanzia.

Obbligazioni bancarie

Cosa sono: Le obbligazioni sono di fatto dei prestiti a lungo termine che vengono concessi dal titolare dell’investimento ad un istituto di credito o banca in cambio di un interesse maturato durante la durata di tale contratto.

Rischi & funzionamento
: Il mercato italiano delle obbligazioni bancarie al 31 dicembre 2007 valeva 355 miliardi. Con un tale patrimonio gestito i bond bancari erano diventati così la quinta asset class più rilevante per le famiglie (con il 9,6% del totale), alle spalle di azioni (23,8%), strumenti di liquidità/conti correnti (13,5%); conti di deposito (10,3%); polizze Vita (9,8%).

Oggi molti di questi titoli (a causa della debolezza del settore finanziario o dell’emittente) trattano sotto il valore nominale: questo ha portato alla cancellazione di molte emissioni. I maggiori rischi si corrono su quegli emittenti più indebitati ed esposti alla crisi del credito.
Per chi detiene il titolo, il suggerimento è di cercare di non vendere prima del rimborso del capitale: pena la perdita che si registrerebbe in conto capitale.

Bot e Btp

Rischi & funzionamento:  Il vecchio Buono Ordinario del Tesoro e Buoni del Tesoro Poliennali, oggi più che mai, tornano di moda grazie ai rendimenti offerti (3-5,5% al netto delle tasse) e la maggior sicurezza che offrono (i titoli sono garantiti dallo Stato italiano e non dalla banca). 

Per chi cerca la tranquillità e un rendimento sicuro.  Secondo Lannutti dell’Adusbef, bisogna previlegiarei Btp a scadenza non troppo larga, fino al 2015, che garantiscono rendimenti anche del 4,5%.

Conti Correnti

Rischi & funzionamento
: Tutti i conti correnti (compresi quelli on-line, sul modello Conto Arancio, CheBanca, Barclays 5% netto) assicurano il capitale fino a 103.000 euro. Unico requisito: la banca che vende il conto deve essere iscritta al Fondo Interbancario di Garanzia.

Deposito Titoli

Rischi & funzionamento: Il deposito è intestato al correntista ed è separato dalla patrimonio della banca. In caso di fallimento dell’istituto valgono le normative fallimentari.

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