Il ciclone di Lehman su bond, index e unit da advisor

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di Redazione 3 Ottobre 2008 | 10:50
Dal 14 settembre 2008, giorno del default di Lehman Brothers, tutti sanno che con il termine Chapter 11 ci si riferisce alla legge fallimentare degli USA. Quello che ancora non tutti conoscono sono gli effetti concreti sull’industria italiana del crack della banca d’affari statunitense.
Fin dall’annuncio del fallimento dell’istituto fondato nel XIX secolo sono però scattati gli annunci e le dichiarazioni anti-panico. E accanto a chi ha immediamente dichiarato l’assenza di una qualunque esposizione verso obbligazioni, azioni e altre emissioni firmate Lehman Brothers, sono apparse le prime affermazioni in merito all’esistenza di esposizioni più o meno dirette.
E così Generali ha reso noto che la sua esposizione netta sui titoli di debito non supera i 110 milioni, Alleanza Assicurazioni ne ha dichiarata una inferiore ai 10 milioni. UBI Banca, attraverso un comunicato, ha precisato che l’esposizione del gruppo al rischio Lehman riguarda obbligazioni in portafoglio iscritte per un controvalore di 11,3 milioni al 30 giugno 2008; un’esposizione netta in derivati negativa per circa 7 milioni; un deposito a garanzia di 7,6 milioni a favore di Lehman. Ma soprattutto ha reso nota un’esposizione relativa a due polizze unit linked con garanzia del capitale a scadenza prestata da Lehman Brothers (18,6 milioni), sottolineando, però che «nulla è dovuto da Lehman Brothers in quanto le polizze presentano un valore corrente superiore a quanto garantito contrattualmente da Lehman».
Ma è proprio sul fronte polizze che sembrano essere sorti i primi importanti allarmi-Lehman in Italia. Accanto alle unit linked di UBI (e non solo) spiccano diverse polizze index linked la cui restituzione del capitale dipende da un bond emesso dalla banca americana entrata ufficialmente in amministrazione controllata. 
Detto in estrema sintesi: le index linked garantite non sono più tali.
Una tegola non da poco per un’industria come quelle delle polizze vita che, secondo i dati diffusi da ANIA, a luglio 2008 ha registrato un calo della raccolta premi del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2007. A incidere in maniera notevole su questa frenata proprio i prodotti linked: le unit hanno perso da un anno all’altro il 23,6%, le index il 33,6%.
Le difficoltà per promotori finanziari, agenti assicurativi, banche e uffici postali rischiano di aumentare notevolmente, con il conseguente aumento della diffidenza dei risparmiatori.
Chi cerca di gettare acqua sul fuoco per tranquillizzare gli investitori, evitare il panico e rendere più agevole l’attività delle reti distributive è la stessa ANIA. La confindustria delle compagnie assicurative, guidata da Fabio Cerchiai, a pochi giorni dal Chapter 11 di Lehman Brothers ha reso noto che «sulla base delle informazioni disponibili, ANIA condivide pienamente la valutazione del Ministro Scajola circa la solidità del settore assicurativo italiano a fronte delle rinnovate turbolenze che stanno interessando in questi giorni i mercati finanziari internazionali. Tale solidità è il risultato di prudenza negli investimenti, nonché di politiche di prezzo appropriate, che hanno sempre mirato a conciliare le legittime aspettative degli assicurati con le esigenze di stabilità delle compagnie».
Anche l’ISVAP non ha perso tempo a tranquillizzare il mercato sottolineando che l’esposizione delle compagnie italiane nei confronti di Lehman Brothers è «significativa ma limitata». Tranquillizzazione accompagnata, però, da una sorta di richiesta di aiuto alle stesse compagnie. L’ISVAP ha, infatti, invitato i propri vigilati ad aggiornare la propria situazione sulle index linked e sull’esposizione nei confronti di Lehman. Forse la situazione non è poi così chiara.
Chi non ha perso tempo nel tranquillizzare autorità di vigilanza e clientela è stato Ennio Doris. Il presidente di Banca Mediolanum il 18 settembre ha convocato analisti, gestori e giornalisti per rendere noto che «il gruppo non ha alcuna esposizione diretta o indiretta di rilievo sul gruppo Lehman. Per quanto riguarda l’esposizione dei nostri clienti tramite polizze indicizzate, l’esposizione complessiva è marginale rispetto l’allocazione dei singoli investitori».
Doris ha chiarito inoltre che, ad oggi, il crack di Lehman Brothers e il conseguente default di tutta la piramide di debito che fa riferimento al gruppo, interessa 10.500 clienti Mediolanum. Meno dell’1% del totale. I 10.500 clienti hanno un’esposizione complessiva di 213 milioni di euro verso il gruppo statunitense che, agli ultimi valori di mercato risalenti a fine agosto, era pari a 160 milioni.
Non solo. Mediolanum, pur non potendo ad oggi promettere la garanzia delle polizze indicizzate, lascia intravedere ai propri clienti uno spiraglio.
«Alla scadenza della prima tranche delle obbligazioni Lehman (prevista per dicembre ndr) avremo un quadro più chiaro della situazione e sapremo quanto sarà possibile recuperare – ha chiarito Doris – Non escludo iniziative da parte di Mediolanum a sostegno di questi clienti, iniziative che studieremo da subito».
Un’iniziativa analoga l’ha annunciata anche un portavoce della compagnia Unipol che ha dichiarato un’esposizione dei clienti di polizze index linked garantite da Lehman Brothers di circa 100 milioni di valore nominale. «Pur essendo il rischio a carico degli assicurati, Unipol si sta attivando per andare incontro ai clienti – ha fatto sapere la compagnia – Ci sarà poi da fare una considerazione generale sull’intero sistema e molto dipenderà anche dall’evoluzione della vicenda Lehman». Le operazioni di marketing volte a tranquillizzare i risparmiatori sono partite, ma dal crack Cirio ad oggi (ben sei anni) le promesse non mantenute sono state molte. E le risposte alle crisi sono state poche. Forse questa volta non basterà una campagna di comunicazione ben fatta per non generare un’ulteriore fuga dalle polizze (e dal gestito in generale). 

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