Mercati: riflettori puntati su Powell

Oggi, a mercati chiusi, i riflettori saranno puntati sulla Fed. Se vogliamo è paradossale che ci sia una così forte attesa per il meeting quando si sa che i tassi non verranno toccati. Quello che è importante saranno quindi le parole di Powell, dalle quali gli investitori cercheranno di capire l’inizio del cambiamento di politica monetaria. Anche su questo fronte la Fed è stata piuttosto chiara, dicendo che prevede non più di tre tagli entro la fine dell’anno. I dati usciti fino a ora non depongono a favore di tre tagli di tassi. Ma siamo ancora lontani dall’estate.

I rendimenti del reddito fisso sono aumentati e le aspettative del mercato per i tagli dei tassi quest’anno si sono allentate. Alla fine della scorsa settimana, il mercato prevedeva un totale di 75 punti base di tagli totali da parte della Fed nel 2024, in calo rispetto alle aspettative di 95 punti base alla fine della settimana precedente. A gennaio le aspettative del mercato prevedevano tagli per 170 punti base per l’anno.

Più volte abbiamo messo in luce come la recente tendenza dei dati sull’inflazione potrebbe costringere la Fed a mantenere i tassi più alti per un periodo più lungo. Allo stesso modo, abbiamo notato che più a lungo i tassi rimangono elevati, maggiore sarà l’impatto che avranno sull’economia. Non è ancora del tutto escluso che questo non possa portare a una lieve recessione.

Facciamoci aiutare dai dati. Uno sguardo ai dati recenti che mostrano quanta parte del reddito dei consumatori sia destinata a tassi di interesse più alti può sottolineare il significativo ostacolo che i tassi elevati possono avere sulle famiglie. Le spese per interessi personali sul debito al consumo (che esclude il debito ipotecario) erano di 277 miliardi di dollari all’anno quando la Fed ha iniziato ad aumentare i tassi nel marzo 2022. Da allora e dopo 525 punti base di crescita, i pagamenti di interessi sono cresciuti fino a 573 miliardi di dollari a gennaio 2024. Ciò si traduce in 296 miliardi di dollari in più che i consumatori (soprattutto quelli nella fascia più bassa della scala economica) spendono per gli interessi invece che per l’acquisto di beni o servizi.

I costi del servizio del debito ipotecario sono invece aumentati ad un ritmo molto più lento. Nel marzo 2022, i costi degli interessi sui mutui ammontavano a circa 460 miliardi di dollari e da allora sono aumentati del 25% fino a raggiungere i 578 miliardi di dollari alla fine del 2023. Il ritmo più lento di crescita dei costi di servizio dei mutui è dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei mutui al momento in cui la Fed iniziò gli aumenti, erano a tasso fisso e quindi non sono stati riprezzati quando il tasso dei fondi Fed è salito.

Va da sé che se i tassi dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato, molti di questi mutui subiranno una revisione del prezzo man mano che i proprietari di case alla fine si trasferiranno o sottoscriveranno prestiti per la casa a tassi più elevati. Se ciò accadesse, una quota ancora maggiore del budget dei consumatori sarebbe destinata al pagamento degli interessi invece che alla crescita dei consumi.

In altre parole, più a lungo i tassi rimarranno elevati, meno i consumatori potranno spendere per l’acquisto di beni e servizi, il che a nostro avviso potrebbe portare a una lieve recessione. Sfortunatamente, i dati diffusi la scorsa settimana hanno fatto poco per rassicurare i membri del FOMC che avrebbero potuto tagliare i tassi di interesse in tutta sicurezza senza mettere a repentaglio l’obiettivo di ridurre l’inflazione in modo sostenibile al 2%.

L’ottimismo dei consumatori rimane tuttavia stabile. Il loro sentiment è cambiato poco, attestandosi a 76,5 a marzo, in calo di 0,4 punti rispetto alla lettura finale di febbraio pari a 76,9, secondo l’ultimo sondaggio sulla fiducia dei consumatori pubblicato dall’Università del Michigan. Gli intervistati rimangono fiduciosi che l’inflazione continuerà a scendere, il mercato del lavoro rimarrà forte e i tassi di interesse si muoveranno verso il basso.

E la spesa dei consumatori si riprende e gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio forniti dall’US Census Bureau mostrano che le vendite al dettaglio complessive a febbraio sono aumentate dello 0,6%, rispetto al calo rivisto dell’1,1% di gennaio e dell’1,5% rispetto a dodici mesi prima. La spesa dei consumatori è stata una fonte di forza per l’economia.

Teniamo quindi in osservazione questo rapporto per cercare di capire se la crescita di febbraio sia da considerarsi un rimbalzo dopo il brutto dato di gennaio, oppure la volontà dei consumatori di aprire i propri portafogli.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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