Mercati: attenzione all’aumento della volatilità dietro l’angolo

L’indice S&P 500 ha registrato fin qui un buon andamento, segnando un guadagno del 9% (esclusi i dividendi) nel primo trimestre del 2024. Visti i recenti dati economici e di inflazione statunitensi, si potrebbe sostenere che il mercato sia fin troppo ottimista nel breve termine sull’andamento dell’inflazione, sulle decisioni sui tassi di politica monetaria della Fed e sul rendimento dei titoli del Tesoro a dieci anni nei prossimi 6-18 mesi.

La saggezza convenzionale all’inizio dell’anno diceva che la Fed avrebbe tagliato i tassi sei o sette volte mentre l’inflazione continuava a scendere. Naturalmente, questa stessa linea di pensiero richiedeva un rallentamento dell’economia e forse anche una lieve recessione ad un certo punto. Ma, in un periodo di tempo relativamente breve, le stime di consenso sulla crescita economica sono salite fino al 3% nel primo trimestre di quest’anno e quasi allo stesso livello (2,8%) per il secondo trimestre. Le stime dei tassi di crescita attesi, reali annualizzati e aggiustati per l’inflazione per gli ultimi due trimestri del 2024 sono più bassi (rispettivamente 1,9% e 1,4%) ma certamente lontani dai livelli recessivi.

Con il consenso che ora prevede una crescita economica migliore di quanto inizialmente previsto e le prospettive di un’inflazione leggermente superiore all’obiettivo medio a lungo termine del 2% per un periodo più lungo, il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è aumentato notevolmente nelle ultime settimane, passando dal 4,07% circa di inizio marzo al livello attuale intorno al 4,5%. Alcuni operatori di mercato temono che tassi di interesse più elevati freneranno l’entusiasmo per le azioni, almeno nel breve termine. I tassi di mercato in rapida ascesa creano infatti spesso ostacoli per le azioni.

In prospettiva e alla luce dei dati pubblicati sino ad oggi, si può certamente sostenere che la previsione della crescita economica sarà migliore e l’inflazione leggermente più elevata rispetto alle stime di inizio d’anno. Se così sarà, allora anche il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni dovrebbe essere più elevato. Ecco il motivo. I dati di Bloomberg mostrano che il rendimento medio dei titoli del Tesoro a 10 anni dal 1961 ad oggi è stato del 5,85%. I dati mostrano inoltre che nello stesso periodo l’inflazione media dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) è stata del 3,8%. Ciò significa che il tasso reale medio approssimativo è stato del 2,05%. Applicando lo stesso tasso reale all’attuale 3,5% del CPI, in base alla relazione media a lungo termine si otterrebbe un rendimento a 10 anni ben al di sopra del livello attuale.

La domanda che sorge spontanea è dove stanno andando l’economia e l’inflazione? Secondo le nostre stime il rendimento a 10 anni chiuderà l’anno vicino al livello attuale. Per quanto riguarda le azioni e alla luce dei livelli raggiunti, se la curva dei rendimenti si spostasse anche solo leggermente all’insù nel breve termine, crediamo che questa farebbe innervosire i mercati azionari.

Questa potenziale volatilità è un motivo importante per cui restiamo concentrati sul ribilanciamento verso settori di qualità (vale a dire, società con bilanci più forti e prospettive di ricavi non dipendenti dall’inflazione). Nello specifico, tenderemmo quindi a privilegiare le azioni statunitensi a grande capitalizzazione e i settori industriale, dei materiali, dell’energia e della sanità.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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