Mercati: come agire se, come ora, Wall Street e Main Street divergono

L’ultimo sondaggio sul sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan suggerisce che Main Street stia iniziando a sentire una certa tensione economica e che l’inflazione stia pesando sulle loro opinioni. Come noto, la fiducia dei consumatori è crollata, portandosi a 67,4 a maggio, in calo di 9,8 punti rispetto alla lettura finale di 77,2 di aprile. La misura rompe anche un range ristretto di letture che persiste dall’inizio dell’anno. Prima degli ultimi risultati, il sentiment era rimasto stabile in un intervallo di 2,5 punti.

Il deterioramento dell’ottimismo è stato diffuso a tutti i livelli di età, reddito e istruzione. In una dichiarazione che accompagna il rapporto, la direttrice del sondaggio sui consumatori ha osservato che mentre i consumatori si sono riservati di giudicare negli ultimi mesi, ora percepiscono sviluppi negativi e hanno espresso la preoccupazione che l’inflazione, la disoccupazione e i tassi di interesse possano muoversi in una direzione sfavorevole nel prossimo anno.

Non è insolito che Wall Street e Main Street vedano l’economia in modo diverso, perché in fondo sono diverse le diversi i punti di attenzione. I movimenti del mercato azionario si basano sulle aspettative di performance economica futura, non necessariamente sulle condizioni attuali. Ecco perché non è raro che le azioni salgano prima o nello stesso momento in cui l’economia tocca il fondo. In queste situazioni, gli investitori stanno rilanciando le azioni in previsione di un miglioramento degli utili. Al contrario, i consumatori tendono a concentrarsi sull’economia così come esiste nel presente e spesso la loro visione del futuro è fondata su ciò che vedono oggi.

Ma anche se queste opinioni divergenti non sono insolite, evidenziano tuttavia un potenziale rischio per gli investitori che scommettono che i tagli dei tassi arriveranno prima che l’economia vacilli. Se l’ottimismo dovesse continuare a svanire, la spesa al consumo, che ha rappresentato un volano durante la ripresa economica post-COVID, potrebbe indebolirsi e di conseguenza la crescita economica potrebbe inciampare.

A questo si aggiungono altre sfide, comprese condizioni finanziarie più restrittive dovute a tassi più alti e politiche di prestito più rigorose, così come la natura ritardata del mercato del lavoro e il ritmo di crescita dei salari superiore a quello preferito dalla Fed. Diventa quindi sempre più chiaro quante sfide deve affrontare la Fed nel tentativo di rallentare l’economia quanto basta per spegnere l’inflazione, ma non così tanto da far sì che la debolezza guadagni slancio e porti a una lieve recessione.

Il nostro scenario di base non prevede una recessione (ma un forte rallentamento), grazie agli sforzi della Fed per gestire le numerose variabili in gioco. Variabili che al momento, considerati i dati a nostra disposizione, potrebbero però anche fungere da punto di svolta per una contrazione economica: in questo caso sarebbe una mini recessione. Riteniamo infatti che gran parte del lavoro pesante sia stato portato a termine per contenere l’inflazione, con l’economia che si è finora dimostrata resiliente. Pertanto, se il nostro scenario di base si svolge come previsto, la Fed dovrebbe essere in grado di tagliare i tassi per evitare che il rallentamento possa prendere piede e trasformarsi contrazione.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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