Mercati azionari: la correlazione con l’inflazione

Le vette hanno di solito due facce, la salita e la discesa, e possono anche rappresentare condizioni opposte. La tua squadra preferita raggiunge il picco e vince il campionato (bene). La tua pressione sanguigna raggiunge il picco perché la tua squadra perde all’ultima partita il campionato (non è così bello). Il rapporto tra inflazione e mercato azionario è ormai da tempo particolarmente acuto, con il picco della prima che gioca un ruolo chiave in quello del secondo. Rilevante è da che parte del picco ci si trova.

Negli Stati Uniti attualmente sembra che siamo dalla parte favorevole di ciascuno. L’inflazione sta diminuendo e le azioni sono in rialzo. La domanda è se possono continuare entrambi. I titoli azionari hanno toccato nuovi massimi e il Dow ha raggiunto un nuovo vertice la scorsa settimana, toccando per un breve periodo quota 40.000, grazie ad un rapporto sull’inflazione migliore del previsto.

In questo scenario, ecco di seguito alcune prospettive sul motivo per cui riteniamo che il picco dell’inflazione rimarrà nello specchietto retrovisore e il picco delle azioni è ancora più lontano.

L’inflazione

L’inflazione complessiva ha raggiunto il picco nel 2022, con l’indice dei prezzi al consumo che ha raggiunto il suo massimo in estate a fronte dell’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia. Il CPI core ha raggiunto il picco a settembre, quando le catene di approvvigionamento hanno iniziato a risanarsi, i prezzi dei fattori produttivi hanno iniziato a moderarsi e la politica restrittiva della Fed ha iniziato a farsi sentire. Mentre i prezzi al consumo in generale stavano raggiungendo i massimi degli ultimi 40 anni a causa degli impatti della pandemia, i principali fattori di crescita dell’inflazione core sono stati gli aumenti dei prezzi delle auto usate, dei servizi ricreativi e di ospitalità e degli alloggi (prezzi delle case e affitti);

La discesa

La settimana scorsa è stato pubblicato il tanto atteso rapporto CPI di aprile. Il risultato è stato proprio quello che il mercato sperava, con l’inflazione che sembrava riprendere il suo trend di moderazione dopo che una serie di rapporti più caldi del previsto negli ultimi mesi aveva scatenato un’ondata di ansia nel mercato. Le tendenze di fondo nella pubblicazione dell’IPC sono state incoraggianti. Nel complesso, l’IPC core statunitense è sceso al 3,6% su base annua, il livello più basso degli ultimi tre anni. La recente fonte di pressione al rialzo sono stati i premi assicurativi, che hanno mostrato alcuni primi segnali di cedimento lo scorso mese. Allo stesso modo, i prezzi dei servizi, che sono rimasti ostinatamente elevati negli ultimi tempi, sono diminuiti in aprile, mentre i prezzi dei beni hanno continuato a diminuire, aiutati dal calo dei costi di automobili e arredamento per la casa. Gli alloggi restano l’unico neo, con i prezzi in moderazione, ma solo gradualmente.

Il percorso da seguire

La buona notizia, se vogliamo, è che, l’inflazione rimarrà sul suo percorso più ampio di moderazione. Il rapporto sull’IPC di aprile ha contribuito notevolmente a calmare i timori del riaccendersi delle pressioni inflazionistiche, il che, a nostro avviso, mantiene sul tavolo le prospettive di un taglio dei tassi da parte della Fed. Questa avrebbe tuttavia bisogno di più aiuto dai prezzi degli alloggi. Aiuto che crediamo riceverà nei prossimi mesi, ma è probabile che ciò avvenga più lentamente di quanto chiunque vorrebbe.

Il mercato, il picco

Il picco post-pandemia del mercato azionario è arrivato solo pochi giorni dopo l’inizio del 2022, a seguito di un’impennata dei prezzi delle azioni guidata dagli stimoli e dalla riapertura economica del 2021. Quella festa si è conclusa nel 2022 per mano degli aumenti dei tassi della banca centrale volti a spegnere l’inflazione. Le azioni sono cadute in un mercato ribassista nel 2022, toccando il fondo in ottobre, quando i mercati hanno trovato terreno grazie al picco dell’inflazione e alla crescente convinzione che la fine dei rialzi dei tassi fosse in vista.

La salita

La crescita del mercato iniziato nel 2022 non è stata tuttavia esente da battute d’arresto, derivanti in gran parte da episodi di indigestione legati al mantenimento dei tassi elevati da parte della Fed per un periodo più lungo. Ciononostante, da allora l’S&P 500 ha avuto un rendimento di quasi il 52%, incluso un aumento di oltre il 10% finora nel 2024, aiutato da un guadagno migliore dell’1% la scorsa settimana (il quarto guadagno settimanale consecutivo per l’indice).

Sebbene una buona parte dell’ascesa del mercato a partire dal 2022 sia stata alimentata dai prolifici guadagni nel settore tecnologico (dai cosiddetti Magnifici 7 e dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale in particolare), notiamo che recentemente la leadership ha iniziato ad ampliarsi. Lo consideriamo un segnale positivo per la longevità di questo mercato rialzista. Nelle ultime settimane abbiamo visto la leadership provenire da aree cicliche, come i settori industriale e finanziario, nonché da aree più difensive e sensibili ai tassi, come i servizi di pubblica utilità.

Il percorso da seguire

Non abbiamo dubbi sul fatto che sia i mercati azionari che quelli obbligazionari continueranno a trarre spunto dalle aspettative per le prossime mosse politiche della Fed. Questo dovrebbe costituire un pilastro di sostegno più ampio, data la nostra aspettativa che la prossima mossa sarà un taglio. Tuttavia, dubitiamo che i prossimi dati sull’inflazione saranno costantemente migliori del previsto, il che probabilmente introdurrà alcuni episodi di volatilità, poiché il mercato si preoccupa della tempistica esatta di un potenziale taglio.

In questo picco di ossessione per la Fed, tuttavia, si perde un altro picco che, a nostro avviso, fornirà la forza affinché questo mercato rialzista continui: la crescita degli utili aziendali. A nostro avviso, gli utili aziendali dovrebbero raggiungere un nuovo massimo quest’anno. Aiutati dalla continua crescita economica e da tassi di interesse meno punitivi, riteniamo che la crescita degli utili, attualmente prevista in aumento a doppia cifra nel 2024, determinerà il ritmo per i futuri guadagni del mercato azionario.

I tassi di interesse

riteniamo che il livello toccato dai rendimenti a 10 anni lo scorso ottobre si rivelerà il picco all’interno di questo ciclo di inasprimento della politica monetaria. Dopo una corsa al rialzo all’inizio nel 2024, abbiamo visto i rendimenti scendere negli ultimi giorni, poiché gli ultimi dati sull’inflazione e i commenti della Fed hanno attenuato le preoccupazioni.

A cura di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim

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