Un futuro nero, come il carbone

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di Redazione 20 Ottobre 2008 | 09:00
L’Ufficio nazionale di statistica ha annunciato che l’economia cinese ha rallentato la sua crescita fino ad un +9,9%, dopo un primo semestre al +10,4%. E proprio da oggi i contadini cinesi potranno scambiare, trasferire o anche subaffittare i loro diritti di sfruttamento della terra a loro assegnata, ma che rimarrà comunque di proprietà dello stato.

Oggi l’Ufficio nazionale di statistica ha annunciato che l’economia cinese ha “rallentato” la sua crescita fino ad un +9,9% calcolato su base annua fra gennaio e settembre, dopo un primo semestre al +10,4%. E probabilmente non è un caso che ufficialmente, proprio da oggi, i contadini cinesi potranno scambiare, trasferire o anche subaffittare i loro diritti di sfruttamento della terra a loro assegnata, ma che rimarrà comunque di proprietà dello stato.

La Cina ha compreso che è tempo di pensare alla crescita interna e che è fondamentale migliorare le condizioni di circa 800 milioni di contadini che vivono in zone rurali e che dovranno assicurare gli approvvigionamenti alimentari dell’intero paese di fronte a una domanda sempre crescente. In cambio il governo cinese vuole raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il reddito di ciascun abitante delle zone rurali del paese da qui al 2020 trasformando i contadini nei prossimi consumatori.

Il mese prossimo Pechino di prepara a varare una lunga serie di misure che prevedono investimenti in infrastrutture, nei trasporti, in progetti industriali e provvederà a ridurre le restrizioni attuali sulla proprietà. Si comincerà dai trasporti ed in particolare dalle ferrovie, perché gran parte dell’attuale struttura ferroviaria cinese, nonostante i recenti investimenti, è stata messa a dura prova dai recenti eventi meteo straordinari, bloccando il trasporto del carbone, che da solo fornisce circa il 70% dell’energia necessaria al paese.

Serviranno allo scopo, e anche a rendere meno avidi i controllori del fiume di denaro che verrà impiegato, le lacrime dell’ex vicesindaco di Pechino Liu Zhihua che dopo solo sei giorni di processo è stato condannato a morte, anche se con pena sospesa per due anni, dopo essere stato accusato di aver preteso soldi e favori in cambio di licenze e agevolazioni per la costruzione delle infrastrutture olimpiche nella sua città.

Liu ha pianto diverse volte durante le udienze. Ha ricordato la sua carriera cominciata nelle miniere di carbone che lo ha portato poi a progredire verso livelli sempre di maggiore responsabilità. E’ stato questo mio elevarmi, si e’ giustificato davanti ai giudici, a farmi perdere la fermezza.

Probabilmente non morirà, probabilmente tornerà nelle miniere di carbone al servizio del paese. Di quel paese dalla storia millenaria che dopo aver conquistato il record mondiale di 1.9 trilioni di dollari di riserve monetarie, secondo il fondo monetario internazionale crescerà ancora del 9.3% il prossimo anno rispetto allo 0.1% degli Stati Uniti e lo 0.2% dell’Europa.

Da noi Liu Zhihua avrebbe probabilmente meritato una promozione. E magari anche un bonus.

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