Si ai fondi sovrani, purché rimangano in disparte

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di Marco Mairate 21 Ottobre 2008 | 14:18
Questo in sintesi l’atteggiamento del premier Silvio Berlusconi, che pur non dichiarandosi contrario all’ingresso dei fondi sovrani nel capitale finanziario delle imprese italiane, vorrebbe stabilire dei cap alle partecipazioni. Tremonti, invece, è molto più preoccupato di sfaldare l’industria hedge “inutile e demenziale”.

In questa direzione, il Premier così come il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, vorrebbe che anche l’Italia si allineasse alla legislazione europea in fatto di Opa: “Nei prossimi giorni sarà varata la norma per contrastare le Opa ostili in Italia” ha dichiarato Berlusconi in conferenza stampa a Bruxelles a margine del Consiglio europeo.

Non è necessario un decreto ad hoc, basta inserire un emendamento in fase di conversione di uno dei due decreti varati lunedì” ha aggiunto il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti da Bruxelles, in merito alla legge italiana contro le Opa ostili. In particolare Tremonti ha puntato il dito contro la legge italiana relativa alla cosiddetta passivity rule nelle Opa (Il momento dal quale gli amministratori di una società sotto Opa non possono più intraprendere atti o iniziative contrastanti con gli obiettivi dell’offerta, in assenza di una maggioranza qualificata) dichiarandosi pronto ad allinearsi ad altri modelli presenti in Europa.

Rutelli chiama in aiuto ‘James Bond’

Ai timori di Berlusconi e dei suoi ministri, risponde Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’ex sindaco di Roma ha spiegato che i servizi segreti italiani valuteranno ogni singola situazione per scovare “opportunità’ e rischi” a fronte di possibili Opa ostili verso imprese strategiche, specie da parte dai cosiddetti fondi sovrani.

Rutelli comunque cerca di smorzare i toni, “occorre mettere alcune condizioni, ma non dobbiamo avere paura di chi vuole investire in impegni utili per il nostro paese”. Non vorremmo accorgerci, ha continuato Rutelli, che “pezzi del nostro futuro sono stati comprati non in una logica di mercato, ma di occupazione. I servizi devono offrire delle analisi al governo”.

Tremonti: “hedge demenziali”; l’AIMA: “modello di successo in Italia”.

Si fa presto a dire hedge fund. Così anche il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha ‘scelto’ gli hedge fund come esempio di strumenti “demenziali e fuori dallo schema del capitalismo”, quindi in larga parte colpevoli del crollo dei mercati.

Non si fa attendere la replica dell’Aima
(Alternative Investment Management Association) e Mfa (Managed Funds Association), le lobby dell’industria hedge e dei fondi di investimento. L’industria dei fondi hedge italiana è un “modello di regolamentazione di successo…e fornisce eccellenti rendimenti” aggiustati per il rischio ed è un’importante fonte di creazione di posti di lavoro.

Ovviamente la steccata è tutta per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.”Sarebbe un grave errore considerare di eliminare questi innovativi veicoli privati di capitali che sono, in realtà, una fonte essenziale di capitali per gli investitori, per l’Italia e per l’economia globale”, ribattono le due associazioni nella nota.

Ma ancora: “E’ troppo facile puntare il dito contro una industria che non viene ben capita; i fondi hedge non sono un capro espiatorio appropriato durante una crisi che è stata causata da mancanze nel sistema bancario che è regolamentato”.

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