Crac Lehman, gli effetti della soluzione Doris

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di Redazione 22 Ottobre 2008 | 15:30
I due maggiori soci di Mediolanum, a cui fanno capo le compagnie Mediolanum Vita e Mediolanum International Life che hanno emesso polizze index linked con sottostanti obbligazioni Lehman, si faranno carico delle perdite causate dal default della banca USA. Con questo annuncio Doris riporta l’attenzione sulla sua società.

“Ci sono momenti nei quali un’azienda deve essere ancora più vicina ai suoi clienti”. Così Ennio Doris  (nella foto) spiega la decisione presa dal gruppo Mediolanum e da Fininvest di farsi carico delle perdite relative alle polizze index linked con sottostante Lehman Brothers.

“Si tratta – spiega il fondatore della banca milanese – di una decisione che non ha precedenti non solo nella storia italiana ma anche in quella mondiale: ”E’ la prima volta, infatti, che gli azionisti di riferimento di una società si assumono l’onere di coprire le perdite escludendo i soci di minoranza”.

L’operazione, dal costo netto massimo di 120 milioni, sarà infatti a carico per il 52,9% del gruppo Doris e per il 47,1 di Fininvest, in proporzione alle partecipazioni dei gruppi in Mediolanum. Nel dettaglio il gruppo guidato da Ennio Doris si sta muovendo per sostituire gli strumenti finanziari Lehman con nuove obbligazioni. “Stiamo approfondendo  i contatti – ha spiegato Doris – con 2-3 primari istituti italiani e spagnoli”.

Perché le due realtà, che hanno in comune non solo il simbolo del biscione, si comportano in maniera tanto magnanima?

“La consideriamo un’operazione ad altissimo ritorno commerciale e una scelta coraggiosa che andava assolutamente fatta in un momento eccezionale” chiarisce Doris. “Inoltre – ha precisato il manager – i minori ricavi saranno ampiamente compensati dall’incremento dei volumi e questa operazione avrà un forte riscontro sui nostri dati”.

Come la decisione presa in giugno per ridurre il tasso di interesse dei mutui Mediolanum dei circa 7500 clienti. “E’ vero che abbiamo rinunciato a quasi 65 milioni di euro di ricavi, spiega Doris. Ma è anche sicuro che abbiamo avuto un incremento dei volumi 6 volte superiore al periodo precedente”.

In questo quadro bucolico, tuttavia, ci sovviene un dubbio.

Non è che tale “buonismo” rischia di coprire le pecche e le magagne di uno strumento, la index linked, che oramai sembra giunto al capolinea per la sua scarsa trasparenza e per il fatto che, lungi dall’essere una polizza assicurativa nel senso classico del termine, questo prodotto è di fatto un vero e proprio investimento finanziario, con tutti i rischi connessi?

Siccome, per citare Andreotti, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” qual è la vostra opinione in merito?

 

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