Asia, mega summit contro la crisi finanziaria

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Avatar di Redazione 24 Ottobre 2008 | 15:00
Anche l’Asia corra al riparo e organizza il primo summit sulla crisi finanziaria. A margine della riunione dell’Asean, i Paesi asiatici hanno deciso di creare un fondo di sicurezza anticrisi da 80 miliardi di dollari. A confermarlo fonti della delegazione sudcoreana. “E’ stato che i governatori della banche centrali dell’Asean + 3 (cioé tutta l’Asia del sudest più Cina, Giappone e Corea del Sud) si incontrino prima di dicembre per mettere a punto strategie comuni” riportano le fonti.

ASEAN

Parte così a Pechino un maxi summit composto da capi di Stato e di Governo di 43 paesi dell’Europa e dell’Asia, oltre ai rappresentati della Commissione Europea e del segretariato dell’Associazione dei Paesi del sudest asiatico (Asean). The Association of Southeast Asian Nations or ASEAN viene creata l’8 agosto del 1967 a  Bangkok dai cinque paesi membri:  Indonesia, Malaysia, Philippines, Singapore, e Tailandia. Successivamente, nel 1984, entra lo Stato del Brunei; il Vietnam il 28 luglio del 1995; Lao PDR e Myanmar il 23 luglio del 1997 e la Cambogia il 30 Aprile 1999.

Complessivamente, l’associazione rappresenta un’area di 560 milioni di persone, 4,5 milioni di kilometri quadrati e un GDP complessivo di 1.100 miliardi di dollari l’anno.

I LEADER PRESENTI

L’Italia è rappresentata a Pechino dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che ha suggerito la creazione di un G14 (il gruppo degli otto paesi più industrializzati più Cina, India, Egitto, Brasile, Messico e Sud Africa). Prima dell’inizio dei lavori, Berlusconi si é incontrato col premier indiano Mamnohan Singh.

Rivolgendosi ai leader europei ed asiatici il cancelliere Angela Merkel ha invocato una nuova “carta” per il sistema finanziario globale, sottolineando che le riforme dovranno puntare ad una maggiore trasparenza e ad una più severa supervisione sui protagonisti finanziari e migliori garanzie sui capitali. Sull’impatto e la durata della crisi, la Merkel ha definito “Irrealistico”, qualsiasi tipo di stima sulla portata del disastro.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha puntato sulla questione del rispetto dei diritti umani in Asia, senza citare la Cina, dichiarando che la “dignità umana” è un “diritto per ogni essere umano”. Con spirito liberale, il presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso, ha chiesto ai paesi presenti di “mettere al bando il protezionismo e l’isolazionismo” così da affrontare al crisi in modo compatto e deciso.

Il presidente cinese Hu Jintao ha rassicurato che “i fondamentali dell’economia cinese” restano invariati, anche se ha ammesso che la Cina è messa di fronte a fattori di instabilità.

AUMENTANO GLI SPREAD TRA I PAESI EMERGENTI E GLI USA

La situazione dei paesi emergenti, asiatici o europei, è molto complicata. Il differenziale dei rendimenti fra il debito sovrano dei paesi emergenti e quello dei Treasuries americani si è allargato oltre i 900 punti base per la prima volta in sei anni oggi, complice un’accelerazione della fuga dal rischio.
Se si aggiunge i timori per una recessione globale, la correzione dei prezzi delle materie prime e lo smobilizzo delle posizioni dei fondi hedge hanno colpito i mercati emergenti in maniera particolarmente robusta questa settimana, divaricando lo spread di quasi 300 punti base. L’indice EMBI+ di JPMorgan si è allargato a 904 punti base rispetto ai Treasuries ma, poco prima delle 15.00, è tornato a 895 punti base.

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