FMI, Strauss pronto a intervenire in Ungheria

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Avatar di Marco Mairate 27 Ottobre 2008 | 11:45
Raddoppia il lavoro per Strauss Dominique (nella foto), numero uno del Fondo Monetario Internazionale. L’organizzazione nata nel 1946 si trova a dover fronteggiare un’impennata delle richieste di aiuto da parti di paesi in difficoltà. Dopo gli interventi concessi a Islanda e Ucraina, la lista degli stati bisognosi di aiuti continua con l’Ungheria, paese tra i più titolati per ricevere una prossima visita dell’IMF. Nel frattempo, in Italia, tremano Intesa Sp e UniCredit, due istituti particolarmente esposti verso il governo di Budapest.

FMI

Il Fondo Monetario Internazionale, insieme al Gruppo della Banca Mondiale, è una delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods. L’Accordo Istitutivo acquisì efficacia nel 1945 e l’organizzazione nacque nel maggio 1946. Attualmente gli Stati membri sono 185.

Il fondo, attraverso i suoi 185 stati membri, dispone di circa 200 miliardi di fondi prestabili agli stati in difficoltà e può raccogliere ulteriori fondi attraverso altri due accordi con alcuni stati membri dell’IMF.

L’ISLANDA RICEVE 2,1 MILIARDI DI DOLLARI

Buone notizie per i possessori di titoli islandesi. Il Consiglio dei Ministri dell’isola ha raggiunto un accordo con il Fondo Monetario che ha concesso una linea di credito per 2,1 miliardi di dollari.

Il Premier, Geir Harde, durante una conferenza stampa ripresa dalla TV nazionale ha detto che le richieste dell’FMI sembrano accettabili e che entro 10 giorni dovrebbe arrivare l’ok definitivo. Secondo i primo commenti, l’Islanda riceverà subito 830 milioni di dollari mentre l’intero importo del debito dovrebbe essere rimborsato entro due anni.

Sono più di 100.000 gli italiani che hanno comprato direttamente o indirettamente e prodotti con sottostanti titoli azionari o di debito legati alle tre principali banche islandesi.  Nel momento del default, le tre banche detenevano complessivamente asset per 100 miliardi di euro, pari a 10 il prodotto interno lordo della regione.

UCRAINA E IL PRESTITO DA 16,5 MILIARDI

Dopo l’Islanda anche l’Ucraina viene salvata dal Fondo Monetario. Il paese ha infatti raggiunto un accordo con l’IUMF per un prestito di 24 mesi dell’ammontare di 16,5 miliardi di dollari.

A differenza dell’Islanda, il cui sistema finanziario è stato colpito in modo violento dal credit crunch, l’Ucraina, guidata da Viktor Juščenko, ha subito in modo particolare la flessione del prezzo dell’acciaio, una delle prime voci del bilancio.

Nonostante il finanziamento dall’IMF, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato il giudizio sulla valuta ucraina, la Grivnia ucraina. Secondo l’agenzia la basa  coesione politica all’interno del paese potrebbe non essere sufficiente per implementare gli standard richiesti al paese dall’IMF.


Alcuni analisti, inoltre, sottolineano come il prestito di 16,5 miliardi, non solo è più alto di quanto si pensasse (il prestito doveva aggirarsi tra gli 11-15 miliardi di dollari) ma è poca cosa rispetto il debito estero del paese, arrivato alla cifra stratosferica di 55 miliardi di dollari.


UNGHERIA PRONTA A RICEVERE AIUTI DALL’IMF

Anche l’Ungheria sembra apprestarsi a ricevere i primi aiuti dall’IMF. Lo scorso 15 ottobre, la valuta ungherese , il fiorino, è crollato del 7% mentre il mercato azionario è sceso del 12% in un solo giorno.

Le sorti del paese sono particolarmente seguite al sistema bancario italiano, che alla fine di giugno, si vedeva esposto verso il paese per crediti di oltre 29 miliardi di dollari.

Di recente la banca centrale ungherese ha alzato a sorpresa i tassi di interesse portando il tasso base all’11,5% dall’8,5% precedente;  il governo, inoltre, ha raggiunto un accordo con le banche locali per sostenere l’economia reale e i clienti, che avranno la possibilità di convertire in valuta locale il proprio debito in valuta estera, così come l’estensione della durata del debito.

Il paese entra in crisi proprio mentre stava cercando di stabilizzare l’economia interna attraverso una serie di misure attuate nella metà del 2006.  Tali misure, dettate da un pacchetto fiscale dedicato all’austerità, ha portato il deficit stata dal 9,2% del Pil (2006) agli attuali 3,4% del PIL.


Tra le cause che hanno portato l’Ungheria ad una tale esposizione verso la crisi del credito troviamo:

•    Elevato ricorso al prestito su altre valute: euro e franco svizzero hanno rappresentato per anni una soluzione per aziende e privati che volevano indebitarsi. Questa pratica però ha come controindicazione l’esposizione sulle oscillazioni dei cambi.

•    Deficit di bilancio: Quanto preoccupa non è tanto l’entità del debito, quanto la sua composizione, Se infatti i debiti di Bulgari,a Romani e dei paesi baltici è molto più elevato, il problema è che attualmente l’FDI (Foreign Deposit Investment) compre solo il 20% del gap del 2007 (vedi grafico a fianco)

•    Riserve valutarie: le riserva valutarie del paese ammontano  a 17 miliardi di  euro alla fine di settembre, (meno di tre mesi di importazioni, cosa che normalmente viene considerato un livello critico per le riserve valutarie in termini di liquidità).

•    Debito pubblico: a differenza del debito di bilancio, l’indebitamento pubblico del paese è ancora a livelli altissimi, pari al 65% del PIL.

BANCHE ITALIANE ESPOSTE VERSO L’UNGHERIA

Tra gli istituti più esposti verso il peaese, troviamo Intesa Sanpaolo, attraverso Cib, seconda banca ungherese per asset (rappresenta 3% degli asset totali).

Anche UniCredit risente dell’economia del paese, dato che l’1% dei suoi ricavi arrivano proprio dal paese dell’est. Gli impieghi totali di UniCredit nell’Est Europa ammontano a 82,2 miliardi di euro  (pari al 14% del portafoglio impieghi della banca). L’Ungheria conta per 4,6 miliardi di euro.

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