Asia, frenata senza recessione

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di Redazione 4 Novembre 2008 | 09:45
La discesa della fiducia dei consumatori fa ritenere che le economie statunistensi, inglesi, dell’Eurozona e del Giappone subiranno una grave recessione. Prezzi del petrolio e dei beni alimentari inferiori e il taglio dei tassi di interesse lasciano presupporre che ci sarà una ripresa nella seconda metà del 2009 ma per tornare a una crescita importante si dovrà aspettare il 2010.Anche l’Asia non sarà immune dal rallentamento globale, pur tuttavia evitando una recessione.

Highlights

I Paesi del G7 hanno avviato di recente un ciclo di de-leveraging. Negli ultimi anni l’indebitamento è cresciuto significativamente al di sopra del suo trend di lungo termine, in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
L’economia USA ha registrato una contrazione nel terzo trimestre.
Analogamente alla Banca del Giappone, anche la Fed ha tagliato i tassi di interesse. La Banca del Giappone ha inoltre rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica.
L’indicatore “Economic Sentiment” della Commissione Europea ha segnato nel mese di ottobre il suo calo più significativo.
Il commercio a livello globale sembra aver registrato una brusca frenata.

Views

Il ciclo di de-leveraging non potrà proseguire senza implicazioni negative. In passato i periodi di de-leveraging sono stati infatti caratterizzati da crescita economica debole e performance poco soddisfacenti.
I principali indicatori mostrano che la recessione negli Stati Uniti potrebbe rivelarsi più grave rispetto a quella dei primi anni Novanta.
In presenza di un calo dei tassi di utilizzo delle risorse e dell’inflazione che potrà derivarne, sia la Fed sia la Banca del Giappone potrebbero tagliare nuovamente i tassi di interesse.
La BCE ha avviato un ciclo di interventi atti a ridurre i tassi di interesse che dovrebbero quindi tornare ai minimi precedenti.
Gli indicatori relativi alle attività di spedizione sembrano mostrare un significativo rallentamento del commercio a livello globale. Questo potrà influire negativamente sulla crescita dei mercati emergenti. Le materie prime e i titoli azionari dei mercati emergenti non potranno raggiungere il loro minimo finché questi indicatori non si stabilizzeranno.

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