I nuovi 'comandamenti' degli Hedge Fund

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di Marco Mairate 7 Novembre 2008 | 13:00
Il mondo finanziario così come l’abbiamo conosciuto negli ultimi 10 anni è cambiato radicalmente. Lo stesso accadrà per i fondi hedge e tutta l’industria alternativa che domani dovrà abituarsi ad operare in un contesto completamente diverso. A dirlo è Florence Barjou, strategist di Lyxor Asset Management, che durante un convengo a Milano intitolato ‘Hedge Fund Industries NEW RULES’ ha fatto il punto sul passato e sul futuro dell’industria alternativa.

IL PASSATO

L’arena competitiva degli hedge di ieri – spiega la Bajou – viene descritta come un paradiso fiscale, caratterizzato da flussi di denaro praticamente illimitati, un forte ricorso al leverage grande facilità di hedging e un cotesto di volatilità basso o in diminuzione.

DOMANI QUALE FUTURO?

La strategist spiega che il futuro sarà completamente diverso per i gestori: primo da paradiso fiscale si passerà ad un vero e proprio inferno. Governanti e autorità di Borsa aspettano solo il momento buono per mettere un freno all’attività di quei fondi basati in località esotiche con tassazioni irrisorie: un aspetto che potrà cambiare in modo definitivo la struttura di molti fondi hedge che si hanno la propria base operativa nelle due capitali di Londra e New York ma legalmente hanno sede nelle solite Cayman, BVI, Isola di Man ecc.

Un’altra ‘mattonata’ potrebbe arrivare dall’introduzione di una sorta di Tobin Tax (l’aliquota proposta dal premio Nobel per l’economia James Tobin, che prevede di tassare gli scambi del merato valutario con un’aliquota bassa. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all’incirca 166 miliardi di dollari).

I gestori inoltre dovranno abituarsi a lavorare senza ricorrere al leverage, o per lo meno in misura inferiore di quanto è accaduto negli ultimi anni. L’utilizzo della leva finanziaria infatti sarà sempre più difficile a causa dell’elevato costo del denaro (soprattutto dopo il fallimento di alcuni grandi prime broker come Lehman Brothers) e per la riduzione del livello di rischio adottata da tutte le società.

DELEVERAGING

Effettivamente la riduzione della leva finanziaria è un fenomeno già in atto: basta osservare la gross-exposure delle principali strategie hedge che dall’inizio dell’anno hanno subito una decisa contrazione.

I gestori long/short equity per esempio hanno visto la gross-exposure scendere dal 160% di fine 2007 agli attuali 90%.  Il dato è ancora più evidente tra i manager che operano sul segmento dei convertible bonds: qui si è passati da un’esposizione (lorda) del 250% (aprile 2008) al 100% di fine settembre.

Secondo la Bajou la strategia di domani “prevede la costruzione di portfoli più concentrati, dove le performance saranno guidate dalla selling pressure dal leverage e dalla liquidità degli asset sottostanti”.

Lyxor prevede che la dispersione dei rendimenti rimarrà una costante dell’industria hedge e la chiave per la costruzione dei portafogli sarà “una maggiore concentrazione” a livello di strategia, non di manager.

I COMANDAMENTI DI DOMANI

  • L’industria hedge non è immune alle crisi finanziarie
  • Gli asset illiquidi rimarranno una delle principali fonti di preoccupazione ma anche uno dei driver che guiderà le performance
  • La dispersione delle performance rimarrà elevata
  • La struttura della volatilità delle strategie hedge è cambiata.

Oltre a questo bisogna ricordare che nessuno hedge fund è troppo grande per fallire e l’industria in se stessa è diventata troppo grande per assicurare la protezione del capitale. Detto questo, la strategist crede che “i fondi hedge saranno l’asset class che più beneficerà della stabilizzazione dei mercati”.

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