Private banker, giovani ed "emergenti"

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Durante questa crisi finanziaria e dopo il crollo di importanti realtà finanziarie, secondo Federico Quinto, partner di Norman Alex, società internazionale di ricerca di quadri e dirigenti specializzata nel private banking, si prospetta per private banker giovani e preparati una rara opportunità di cambiamento e di capitalizzazione della propria esperienza, e soprattutto del proprio portafoglio clienti.

di Redazione12 novembre 2008 | 10:45

Voi siete attivi da più di dieci anni nel settore del reclutamento. Come si sviluppa il vostro metodo di ricerca? 

Adattiamo il nostro servizio a seconda del tipo di profilo e del livello di esperienza del candidato.
Per i profili più senior, l’approccio diretto è quello più adatto, perché ci permette di reagire in modo rapido. 
Utilizziamo, inoltre, la pubblicazione di annunci su siti internet specializzati, oltre al nostro database, e più recentemente anche i social network di internet che sono sempre più efficaci per le posizioni di middle management. 
In questo modo offriamo ai nostri clienti, un servizio tailor made e una consulenza che permette loro di essere costantemente aggiornati sulle evoluzioni di mercato relative al recruiting.
 
Nel dettaglio, che tipo di supporto è in grado di offrire la vostra società?
Uno dei nostri principali valori aggiunti è quello di aiutare il cliente a definire il profilo ricercato più adatto, tenendo conto della realtà del mercato, aiutandolo ad attrarre i migliori talenti, modellando le posizioni attorno alle caratteristiche del candidato. E’ sicuramente più facile farlo con clienti di piccole dimensioni, piuttosto che con le aziende più grandi, che di fatto devono standardizzare maggiormente le posizioni per poter esercitare meglio il loro controllo. 
 
A proposito di aziende grandi, in seguito ai recenti crolli di molti istituti finanziari si può ipotizzare che molti manager di talento si metteranno alla ricerca di una nuova occupazione. Come crede che si svilupperà lo scenario? 
Nel settore del private banking, la crisi in atto sui mercati finanziari rappresenta un’opportunità rara di cambiamento e di capitalizzazione della propria esperienza e sopratutto del proprio portafoglio clienti. 
Il private banker rimane al centro di tutte le attenzioni, proprio perché in un momento di crisi della sua banca ha maggiori possibilità di essere seguito dai suoi clienti in un altro istituto. 
Mentre sui mercati offshore, ritengo che ritorneranno alla moda i gestori indipendenti che hanno la possibilità di proporre diverse banche depositarie o addirittura diverse piazze finanziarie a uno stesso cliente, che desidera diversificare il rischio del suo portafoglio. 
 
E quali sono oggi le figure e gli skill maggiormente richiesti dalle società del settore finanziario per candidati che possano dare buoni risultati? 
Per quanto riguarda il private banking, spicca la figura del relationship manager, ma le doti commerciali non sono più sufficienti a caratterizzare un bravo professionista. 
Per attraversare questa tempesta il migliore candidato ha un’esperienza significativa, almeno 10 anni, ha cambiato poco e ha sviluppato lui stesso il proprio portafoglio di clienti, con i quali lavora da almeno cinque anni. 
Le banche, visto il periodo, ricercano banker abbastanza giovani, sui 35 anni, totalmente orientati all’acquisizione e allo sviluppo della clientela, che dispongano di ottime formazioni accademiche, che parlino diverse lingue, soprattutto per i mercati offshore, e che conoscano bene la cultura di un paese, di una regione o di una categoria professionale. E, infine, che siano capaci di lavorare con metodo. 
Sul fronte internazionale, infine, le nuove ricchezze provenienti, in particolare, dai paesi emergenti come Cina, Medio Oriente e Russia stanno trovando terreno fertile per insediarsi nelle più importanti istituzioni bancarie occidentali. 

Di conseguenza sta nascendo una forte ricerca di specialisti in questi mercati.  

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