Serve protezione? Non preoccupatevi, ci siamo qui noi

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di Redazione 13 Novembre 2008 | 08:25
Ormai pare sia diventata prassi per i paesi produttori di greggio ricorrere al mercato dei derivati per proteggere il prezzo della produzione, utilizzando i servizi offerti dalle solite banche d’affari.

Quali sono le conseguenze di questa politica di “protezione” ? Chi vende il future sul greggio contribuisce a determinarne cali di prezzo vistosi (come il -15% degli ultimi 3 giorni, che ha visto il greggio scendere da 65.50 dollari al barile a 55.50), ottenendo al contempo 2 risultati : L’apprezzamento dei contratti future short sul petrolio e l’istantanea discesa dei future legati agli indici di borsa.

Se vi avessero affidato qualche miliardo di dollari di produzione petrolifera da “proteggere” non verrebbe voglia anche a voi, nel contempo, di vendere anche “qualche” contratto derivato sulle borse o sui titoli petroliferi?

Ieri l’ Energy Department americano ha rilasciato il rapporto mensile denominato “Short-Term Energy Outlook” che in estrema sintesi ci dice che il consumo globale di petrolio di quest’anno è stato in media 85,89 milioni di barili al giorno, con una crescita di 80.000 barili rispetto al 2007 e che è prevista una domanda media di 85,93 milioni di barili al giorno nel 2009. I numeri parlano di una crescita, non di un calo. E’ vero che le previsioni precedenti erano più ottimistiche di 0.9 milioni di barili, ma è anche vero che l’OPEC ha già tagliato la produzione di 1.5 milioni di barili e che si appresta a reiterare nuovi tagli.

Sempre ieri, il direttore esecutivo dell’ Aie (Agenzia internazionale dell’energia), Nobuo Tanaka, ha dichiarato che “I prezzi del greggio sono scesi troppo” e che “I mercati hanno avuto reazioni eccessive”. Il capo economista dell’Aie, Fatih Birol, intervenendo alla stessa conferenza ha dichiarato che “Per rendere economicamente soddisfacenti gli investimenti in nuovi giacimenti, è necessario che i prezzi del greggio rimangano sopra gli $80 il barile”.

Ci stiamo giocando non solo l’opportunità di trovare nuovi giacimenti, ma anche buona parte dei piani di sviluppo di energie alternative.

Nel frattempo la Cina affamata di petrolio ringrazia tutti gli organizzatori della festa del “petrolio abbondante” per averle consentito di rimpinguare le proprie riserve e festeggia l’ennesimo gradito regalo con un bel segno positivo sull’indice di Shanghai.

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