Fondi hedge – cinque oracoli per una crisi

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di Marco Mairate 14 Novembre 2008 | 17:00
Si è concluso il confronto storico tra i 5 più grandi gestori hedge del pianeta e il Comitato del Congresso degli Stati Uniti che si occupa di riforme del quadro regolamentare. Phil Falcone, Ken Griffin, John Paulson, Jim Simons e George Soros (nella foto) che insieme rappresentano poco meno di 120 miliardi di dollari (quasi sei volte tutta l’industria hedge italiana e il 10% delle masse totali hedge) hanno toccato diversi temi, dalla regolamentazione dei fondi hedge, alla creazione di una clearing house per il mercato dei CDS fino alle possibili soluzioni della crisi finanziaria.

JOHN PAULSON: “RAFFORZARE IL PATRIMONIO DELLE BANCHE E TAGLIARE I BONUS MILIONARI”

John Paulson
, fondatore di Paulson & Co. (fondo hedge da 36 miliardi di dollari e salito alla ribalta nel 2007 dopo aver scommesso sul default dei subprime) ha detto che il problema che sta vivendo il sistema finanziario americano è prettamente di liquidità.

Secondo il top trader che lo scorso anno ha guadagnato oltre un miliardo di dollari in commissioni di performance, “le prime dieci banche degli Stati Uniti hanno un rapporto equity–asset tangibili del 3,4%, ovvero una leva di 30 volte. La soluzione per questi istituti è di rafforzare il loro patrimonio aumentando il capitale tramite iniziative private e pubbliche”.

Paulson inoltre condivide inoltre le scelte del Governo tedesco che ha fissato un cap agli stipendi dei manager (500.000 euro) ed eliminato i bonus in cash “eliminare i dividendi e restringere la parte di compensi in cash sono due elementi essenziali per ricostituire il capitale equity”.

PHILIP FALCONE: “PIU’ TRASPARENZA E REGOLARE I CDS”

Philip Falcone
, padre padrone di Harbinger Capital Partners è convinto che l’industria finanziaria (hedge compresi) abbai bisogno di una nuova regolamentazione, soprattutto di maggior trasparenza: “tutti gli investitori, privati e non, hanno il diritto di sapere  quali asset le compagnie hanno in carico – dentro e fuori i bilanci – e soprattutto qual è il valore di questi titoli”.

Falcone, ex responsabile delle attività di trading high yield Barclays Capital, è uno dei pochi gestori (anche tra gli hedge) ad essere riuscito in parte a sfruttare la discesa dei mercati degli ultimi 20 mesi. Il manager infatti avrebbe aperto le prime posizioni corte su Bear Stearns nell’estate del 2007 (più o meno pochi mesi dopo che sono emersi i primi problemi della banca guidata dall’allora Ceo James Cayne) chiudendo le posizioni quando il titolo valeva ormai pochi dollari.

Philip che dichiara di essere nato “in un piccolo paese del Minnesota dove viveva con i suoi nove fratelli in una casa di tre stanze” appoggia la costituzione di una clearing house per i derivati, in modo particolare per i credit default swaps: “un mercato aperto e trasparente che potrebbe ridurre la confusione e migliorare la conoscenza di questo comparto, e magari aiutare a superare i problemi di valutazione”.

E si , infatti proprio il mercato dei CDS è uno dei temi più trattati negli Usa: una piazza finanziaria non regolamentata (OTC) dove vengono scambiate le ‘assicurazioni’ sul default del debito delle aziende, un ‘mostro’ che capitalizza oltre 60 trilioni di dollari.


GEORGE SOROS: “GLI HEDGE FANNO PARTE DELLA BOLLA FINANZIARIA”

“ La caratteristica saliente di questo shock finanziario è che non è stato causato da eventi esterni come il prezzo del petrolio o il fallimento di qualche grande istituzione. La crisi è generata dallo stesso sistema finanziario”.

E’ George Soros a dirlo, finanziere, filantropo, filosofo che ha visto vissuto tutti i crac della Borsa dagli anni ’60 ad oggi. Anche Soros come gli altri manager punta il dito su quello che è stato fatto in passato dalla Fed e dal sistema finanziario (denaro facile, mercato immobiliare gonfiato, ingegneria finanziaria esasperata) ma ora chiede che l’eccesso di deregulation degli anni passati non venga seguito da un eccesso di regolamentazione: “i regolatori non sono solo essere umani ma anche burocratici suscettibili di tentativi di corruzione e lobbismo”.

Per quanto riguarda il problema dei Cds, Soros ha detto che questi strumenti sono cresciuti a dismisura anche perché richiedono molto meno cash di quanto servirebbe per detenere il sottostante: “il mercato è cresciuto fino a 50 trilioni di dollari di valore nominale, pari a diverse volte il valore dei bond sottostanti e circa 5 volte il debito statunitense. Ciononostante il mercato è rimasto sempre non regolamentato. Aig per esempio ha perso una fortuna vendendo Cds come forma di assicurazione e poi è stata ‘salvata’ dal Governo ad un costo per i contribuenti di 126 miliardi di dollari.”

Soros ne ha per tutti e anche per i compagni hedge: “l’industria hedge rientra a pieno titolo nella bolla finanziaria che ora è esplosa. L’industria è cresciuta fino a 2 trilioni di dollari di masse gestite il che significa che controlla oltre 10 trilioni di dollari di asset. Ma da quando è scoppiata la bolla i fondi sono stati decimati e prevedo una contrazione delle masse nell’ordine del 50-75%. Durante questa crisi, molti gestori hedge si sono dimenticati di una caratteristica essenziale di ogni buon hedge: preservare il capitale in momenti di difficoltà. Sfortunatamente molti di questi capitali provengono dai fondi pensione e endowment, tutti alla ricerca dell’alpha”.

In allegato trovi tutti i verbali dei cinque gestori hedge


JIM SIMMONS: “CREARE AGENZIE DI RATING INDIPENDENTI PAGATE DAI PRESTATORI DI DENARO E NON DAGLI EMITTENTI”.   

Simmons, matematico e uno dei pionieri nell’utilizzo dei modelli informatici nella gestione dei fondi, spiega che la crisi è stata generata dalle banche e investment bank.

Secondo il manager che nel 2007 ha guadagnato 1,1 miliardi di dollari in commissioni, il processo di impacchettamento di mutui di pessima qualità e la loro propagazione nei bilanci delle banche è durato fino a tanto che ha tenuto il mercato immobiliare. Crollato il mercato delle case, tutto è esploso come una bolla di sapone.

Simmons (che nella sua lunga carriera ha passato 4 anni a decifrare codici segreti per la NSA) gestisce tre fondi hedge (Medallion RIEF e RIFF) ha detto che negli ultimi anni l’industria hedge è cresciuta troppo per questo la sua società ha cominciato a restituire soldi agli investitori. Questo processo si è concluso nel 2005, anno dal quale i fondi della società appartengono quasi unicamente alle persone che operano in Renaissance Technologies.

Alla domanda, gli hedge hanno causato la crisi sistemica? Simmons decanta i vantaggi più che gli svantaggi che l’industria hedge ha portato al sistema finanziario (liquidità, minor volatilità, price discovery, migliori performance per fondi pensione e università) concludendo che “in alcuni casi isolati l’eccesso di leva può avere creato momenti di stress per il mercato”.

Secondo il matematico gli hedge non hanno bisogno di maggior regolamentazione:  “i fondi sono pressoché destinati a investitori qualificati che di per se hanno un’elevata conoscenza del mercato e dei meccanismi di funzionamento”; nemmeno la tanto discussa registrazione presso la Sec sembra un’idea interessante:  “noi ci siamo registrati nel 1998 perché il nostro business model è molto semplice, ma per altri fondi potrebbe essere diverso”. Sulla trasparenza, infine, Simmons è favorevole purché i dati vengono gestiti dalle autorità di Borsa e non vengano pubblicati alla rinfusa portando “a false conclusioni dai semplici investitori”.

Alla domanda se i guadagni dei gestori debbano esistere trattati in maniera più severa, Simmons paragona l’attuale sistema di tassazione dei gestori hedge (che guadagnano la maggior parte dei propri soldi sotto forma di commissioni, le quali vengono trattate come i guadagni di borsa, quindi con un’aliquota leggera) a quello di molte altre categorie che vengono tassate allo stesso modo: “partnership attive nel settore manifatturiero, nei servizi, real estate e nelle m
aterie prime godono dello stesso tipo di tassazione…..se si intende cambiare è giusto estendere eventuali modifiche a tutto il sistema e non solo ai fondi hedge”.

Simmons trova il tempo anche per lanciare un appello all’attuale e futura amministrazione su come tentare di gestire la crisi: “penso che la cosa migliore da fare oggi sia di preservare le case di milioni di persone anche se non sono in grado di far fronte al proprio mutuo e perchè il valore della casa è sceso sotto l’importo del mutuo stesso…..credo che il valore di queste abitazioni si manterrà nel tempo se queste persone potranno continuare ad abitarle”.

Il manager ritiene inoltre indispensabile la creazione di una nuova società di rating, indipendente e “pagata dagli acquirenti dei bond non dagli emittenti”. E’ necessario quindi che i grandi detentori di bond  (come il fondo pensione Calpers, Pimco,TIAA-CREF) impongano una propria agenzia di rating indipendente e capace di valutare anche gli asset più complicati, come CDS e succedanei.

KEN GRIFFIN: “MIGLIORARE LA TRASPARENZA E AGIRE SUI CDS”

Conclude la carrellata, Kenneth Griffin, fondatore di Citadel Investment Group. Oggi questo colosso hedge che conta 1.400 analisti e quasi 15 miliardi di dollari di masse amministrate, è responsabile di quasi il 30% degli scambi sul mercato delle opzioni e quasi il 10% di quello azionario (Usa).

Anche Griffin, come i suoi colleghi, punta il dito alla rapida crescita di prodotti di ingegneria finanziaria che ha portato ‘opacità’ sul mercato e diffuso il rischio pressoché in tutti le istituzioni (Citadel compresa). Per questo è necessario creare una clearing house per i derivati OTC, una soluzione che avrà come effetto: “il sistematico ridimensionamento del rischio e una maggior trasparenza di tutto il mercato”.

Proprio in questa direzione, Citadel e il CME (Chicago Mercantile Exchange) si sono mosse per creare una sorta di ‘casa di compensazione per il mercato dei Credit Default Swaps.

In allegato trovi tutti i verbali dei cinque gestori hedge

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