Kuwait – l'alt degli scambi alza la tensione

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di Marco Mairate 21 Novembre 2008 | 16:20
Chiudere le Borse per evitare nuovi tracolli. Un dibattito che ha raggiunto il suo apice nel mese di settembre quando fallì Lehman Brothers ma di cui poi non si è fatto più nulla.Ogni giorno però capita che alcuni mercati (solitamente emergenti e con una bassa incidenza sul transato globale) scelgano di abbassare ‘le serrande’ per frenare le vendite. Ultimo caso la Borsa del Kuwait, chiusa fino a lunedì 17 per eccesso di ribasso…

E’ successo alla Borsa di Mosca, che in diverse occasioni ha chiuso il mercato per alcuni giorni, è successo alla Borsa di Bucarest così come per le piazze di Indonesia e Argentina.

Ultima borsa, in ordine di tempo, a scegliere la strada della chiusura è stato il Kuwait Stock Exchange che il 13 novembre ha deciso di sospendere le contrattazioni dopo un’ordine del tribunale e riaprirà il prossimo lunedì 17. Proprio questo ultimo avvenimento è stato digerito male dal mercato e investitori, soprattutto perché la borsa dell’omonimo paese mediorientale era considerata il mercato più stabile della regione oltre ad essere il più vecchio. In aggiunta la decisione di chiudere gli scambi non è arrivata dal board del mercato bensì da un tribunale civile, fatto più unico che raro.

La chiusura delle Borse storicamente non è una pratica ricorrente. La Borsa di Wall Street, per esempio, in oltre 100 anni di storia ha chiuso solo in due occasioni: la prima il 31 luglio 1914 ( in quella occasione i mercati furono fermati per diverso tempo a causa del conflitto mondiale) e la seconda volta l’11 settembre 2001 dopo l’attacco alle torri gemelle (in quella occasione il mercato venne riaperto il 14 settembre).

Ovviamente in entrambe le occasioni, la chiusura fu dettata da eventi imprevedibili e non per il solo crollo delle valutazioni. Anche la chiusura del mercato russo a metà settembre è si stata dovuta a pesanti pressione in vendita (il mercato arrivò a perdere oltre 14 punti percentuali prima dello stop) ma soprattutto per consentire al Governo di Medvedev di iniettare miliardi di dollari nel mercato per sostenere le quotazioni.

Ora tutti sanno che il mercato finanziario è una piattaforma che fa incontrare compratori e venditori, facilità la liquidità ed è un valido strumento per entrare e uscire dalle strategie in essere. La chiusura di un tale piattaforma non solo getta il panico tra gli investitori (privati della preziosa liquidità) ma limita le possibilità di tagliare le perdite o monetizzare i profitti.

Nel caso del Kuwait, la fiducia degli investitori è fondamentale per la crescita degli scambi e dei titoli coinvolti: nei primi dieci mesi dell’anno infatti, il peso degli investitori locali era pari al 92,1% del totale delle azioni comprate e vendute. Il peso degli investitori dell’area del Golfo invece pesavano per il 2,6% contro il 5,6% di quelli internazionali. Ovviamente il peso degli esteri è ancora molto basso in questo mercato, cifra che sicuramente non è destinata a crescere visti gli ultimi sviluppi.

Chiudere il mercato quindi non è mai una buona scelta, soprattutto per quegli investitori che devono calcolare il NAV sui propri fondi e rispettare le scadenze dei riscatti. Daltrocanto alcune rassicurazione arrivano dalla Banca Centrale del Kuwait che ha garantito i depositi bancari, facilitato la concessione del credito e ridotto i tassi di interesse.

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