Fronte del porto

A
A
A
di Redazione 26 Novembre 2008 | 08:05
la Cina si appresta a prendere in concessione per i prossimi 30 anni i due principali porti marittimi greci rafforzando i propri investimenti diretti nella regione e la capacità di penetrazione sui mercati mediterranei e dell’area balcanica. Segno che gli unici che hanno una percezione realistica del futuro sono proprio i cinesi.

Da maggio a ieri il Baltic Dry Index (BDI) ha perso il 93.5% che significa una perdita potenziale del 99% annuale. L’indice, composto dalla media delle principali linee marittime internazionali, misura il costo del trasporto delle rinfuse secche ed è sceso a 804 ossia ben sotto la soglia psicologica dei mille punti, che rappresentava la situazione del mercato di sei anni fa.

Questo significa che se a maggio il valore di nolo una capesize, nave le cui dimensioni permettono di passare il Capo di Buona Speranza, ma non Suez e Panama, era di 230′000 dollari al giorno, oggi il costo è di pochi spiccioli, ossia ben al di sotto dei costi operativi che sono di circa 6.000 dollari al giorno. E quando le rate di nolo diventeranno più basse dei costi operativi, gli armatori decideranno di tenere le navi all’ancora. E con le navi all’ancora i porti si fermano.

Chi può vuole gestire un porto senza navi in transito? Ma nessuno naturalmente. O meglio nessuno che creda al valore degli indici inventati dal mondo finanziario.

Curiosamente, dei soggetti che compongono il Baltic Dry Index, il maggiore è la compagnia greca Diana Shipping di Atene e quando ieri le agenzie stampa hanno comunicato che la Cina si appresta a prendere in concessione per i prossimi 30 anni i due principali porti marittimi greci, il Pireo di Atene e Salonicco, rafforzando i propri investimenti diretti nella regione e la capacità di penetrazione sui mercati mediterranei e dell’area balcanica, ho capito che gli unici che hanno una percezione realistica del futuro sono proprio i cinesi.

Hu Jintao, che si è incontrato col presidente Karolos Papoulias, ha sottolineato con grande enfasi gli eccellenti rapporti economico-commerciali con la Grecia e ha ribadito la volontà di consolidare gli investimenti soprattutto nel settore marittimo. I lavoratori, che a differenza dei finanzieri e dei governanti non hanno perso il senso della realtà, naturalmente sono scesi in piazza per manifestare contro la cessione alla China Ocean Shipping Company (Cosco) della gestione del centro container del più grande porto greco e del Mediterraneo orientale per 1,1 miliardi, ma con un valore complessivo valutato in 4,3 miliardi.

Oltre alla Cosco, un’altra multinazionale controllata dai cinesi, la Hutchinson Port Holding di Hong Kong sta negoziando un accordo per la gestione del secondo porto greco, quello di Salonicco.

Chi avrà tanto da perdere con questo accordo? Non certo la Grecia che pur “svendendo” i propri porti diventerà il perno delle esportazioni cinesi in Europa e in particolare nella regione mediterranea e balcanica.

E i nostri giornali dopo il colpo di mano dei cinesi, sostanzialmente ignorato da tutti, con cosa aprono la prima pagina? Ma naturalmente con “Gramsci trovò la fede prima della morte”.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo
NEWSLETTER
Iscriviti
X