Lehman Brothers – gli asset rimangono sotto sequestro

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di Marco Mairate 26 Novembre 2008 | 11:02
La procedura fallimentare richiesta da Lehman Brothers lo scorso settembre, non solo ha rappresentato la fine storica di una delle più blasonate firme dell’investment banking, ma ha trascinato nel vortice del collasso decine di miliardi di dollari di asset che erano depositati presso il broker americano.

Lehman Brothers prima di tutto era una delle più grandi società di brokeraggio della scena americana e internazionale: lo stop alle sue attività ha quindi causato uno shock sul mercato del credito e in generale ha visto venir meno una delle controparti più attive sul mercato equity, dei CDS e in generale in tutti quei sevizi utilizzati da fondi hedge e banche d’affari. 

Oggi quattro fondi hedge statunitensi sono ancora ‘intrappolati’ nella procedura fallimentare richiesta da LB in settembre, procedura che è stata affidata a quattro partners di PwC e che entro la metà del prossimo dicembre dovranno fare chiarezza su quanti asset potranno essere liberati. Infatti le prime richieste di fondi per avere dettagli circa l’entità o la percentuale di recupero sui fondi congelati non ha sortito alcun effetto.

Ma i fondi hedge non sono i soli implicati nella vicenda: sarebbero più di 1.000 i clienti dell’ex Lehman Brothers International (Europe), unit dell’omonimo gruppo che forniva la principale via di accesso al mercato azionario europeo afondi hedge e altri operatori,raccogliendo circa il 60-80% delle richieste del mercato Direct Market Access (DMA). Secondo il Times, inoltre, ci sarebbero circa 350 tra banche e investitori che hanno sottoscritto i 400 miliardi di dollari del debito di Lehman, attraverso i CDS. Tra questi soggetti:  Pacific Investment Management, gestore del più grande fondo obbligazionario al mondo, il fondo hedge Citadel e American International Group, il gigante assicurativo a sua volta salvato dal Governo statunitense.

Il congelamento degli asset depositati presso LB ha costretto inoltre molti fondi a bloccare i riscatti e se entro dicembre non arriveranno notizie fresche circa lo stato di salute di questi asset, molto probabilmente le società porteranno a zero il valore di questi beni e molto probabilmente alcune di essere falliranno sotto il peso delle perdite.

Ma il compito dei curatori fallimentari non è per nulla semplice: sono oltre 140.000 le operazioni da analizzare per cercare di ricostruire la mappa degli asset e fornire un quadro completo della vicenda.

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