Banche & Salvataggi – il conto arriva a 8,5 trilioni di dollari

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di Marco Mairate 27 Novembre 2008 | 16:45
Secondo il dizionario online Merriam-Webster’s, Bailout (letteralmente salvataggio) è la parola più utilizzata del 2008. Certamente di salvataggi se ne sono visti molti e forse altri ne vedremo entro la fine dell’anno, la domanda però che ci si deve chiedere è chi pagherà per i miliardi di dollari, sterline, euro spesi per salvare la ‘turbofinanza’ degli ultimi anni? Noi, ovviamente.

Quanto costerà il salvataggio dell’economia americana? Secondo le ultime stime, considerando i vari piani e interventi dell’ultima ora, la cifra più probabile è di 8,5 trilioni di dollari ovvero il 60% del Pil statunitense!

Il ‘conto’ negli ultimi due giorni è salito di altri 800 miliardi di dollari dopo che il Governo ha varato nuovi aiuti economici. Ma chi pagherà una tale cifra? Gli investitori o meglio tutti i cittadini americani che dispongono di un conto corrente o di un fondo pensione e come scrive il San Francisco Chronicle: “la Fed sta prestando soldi direttamente dal suo bilancio o essenzialmente sta creando nuova valuta”.

Molti di questi soldi vengono direttamente dalla Federal Reserve, che è un’entità indipendente e non richiede nessuna approvazione da parte del Congresso per prestare soldi a banche o “in circostanze inusuali e di grave importanza” ad altre istituzioni finanziarie. Le rotative della Fed sono in funzione 24 ore su 24 cercando di stampare più carta possibile per far fronte a tutte le richieste di aiuto: così mentre i bilanci delle banche e altre istituzioni vengono rimpinguati, i conti correnti dei cittadini si svuotando o perdono di valore.

In effetti continuare a stampare carta e immettere liquidità nel sistema non fa che deprimere il valore stesso della moneta e come dice Jim Rogers, veterano dei mercati e critico storico dell’attività della banca centrale statunitense: “il dollaro andrà a perdere la sua funzione di moneta di riserva mondiale……verrà svalutato e scenderà di molto. I politici di Washington vogliono svalutare la moneta”.

Ma perché svalutare il biglietto verde? sempre Rogers risponde alla domanda: “[i politici di Washington] pensano che svalutare il dollaro renda il paese più competitivo, ma è uno stratagemma che non ha mai funzionato in passato”.

I più pessimisti pensano che questa strategia di cose non farà che aprire le porte all’iperinflazione e a scene di panico che in questi giorni hanno colpito la popolazione dell’Islanda, paese dove il valore della valuta nazionale si è ormai deprezzato di oltre la metà.

Nel frattempo, in Inghilterra, il Governo ha già detto che il costo del salvataggio delle banche (692 miliardi di dollari già stanziati) verrà pagato dai ‘ricchi’ ovvero tutti coloro che dichiarano più di 100.000 sterline all’anno. Ma da quando 100.000 sterline all’anno fanno una persona ricca?

Dopo aver pagato le tasse, sempre se uno è in grado di risparmiare qualcosa di quanto rimasto, ci vorrebbero almeno 30 anni per risparmiare un milione di sterline, tenendo conto dell’inflazione. Questa non è certamente ricchezza. La realtà delle cose è che a pagare il conto sarà sempre la middle class, lasciando l’elite libera di continuare il suo cammino di accumulazione grazie al credito ‘immaginario’ e i meno fortunati che già non se la passavano bene duranti gli anni del ‘boom economico/finanziario’ andranno ancora più in basso.

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