Mps soffre ma non crolla nel dopo referendum

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 5 Dicembre 2016 | 10:02

MPS IN FORTE AFFANNO – Come ampiamente previsto la bocciatura della riforma costituzionale fa cadere il governo Renzi e mette in allarme le banche, a partire da Mps che stamane cala del 4,6% dopo un quarto d’ora di scambi a 18,60 euro per azione, dopo essere stata sospesa in apertura (come pure Unicredit) per l’eccessivo scostamento di prezzi tra domanda e offerta.

UN MILIARDO ARRIVA DA CONVERSIONE BOND – Nel fine settimana era circolata la voce di richieste di conversione leggermente superiori al miliardo di euro (obiettivo dichiarato dell’operazione) per quanto riguardava la conversione volontaria di 4,26 miliardi di euro di bond subordinati in azioni. Se i calcoli provvisori verranno confermati, l’importo della ricapitalizzazione da portare a termine nelle prossime settimane scende a meno di 4 miliardi.

BCE CONCEDERA’ DI RINVIARE AUMENTO? – L’esito referendario negativo rischia tuttavia di allontanare gli “anchor investor” che secondo varie indiscrezioni, non smentite, avrebbero vincolato adesioni per oltre un miliardo di euro all’esito della consultazione elettorale e alle sue conseguenze sul governo. Non è escluso a questo punto che la Bce consente alla banca di far slittare la partenza della ricapitalizzazione agli inizi del prossimo anno, una volta che il quadro politico si sarà almeno parzialmente rischiarato.

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