L’Eurozona rallenta, ma l’occupazione è cresciuta del 3% in 18 mesi

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di Finanza Operativa 20 Settembre 2016 | 10:30

“Negli ultimi trimestri l’Eurozona ha registrato una crescita sostenuta, pari in media all’1,6-1,7% circa anno su anno. L’analisi delle quattro maggiori economie dell’area euro, alle quali è riconducibile il 76% del Pil della regione, indica che la crescita ha raggiunto un picco in Spagna e in Italia, mentre è rimasta stabile in Germania e in Francia. Gli indicatori più recenti, tuttavia, suggeriscono un rallentamento della crescita”, spiega Yves Longchamp, Head of Research di Ethenea Independent Investors (Schweiz) AG.

Questa conclusione – prosegue l’esperto di Ethenea – è suffragata dall’analisi comparativa del ciclo economico statunitense e di quello dell’area euro: l’economia americana è considerata il motore dell’economia mondiale, in quanto svolge un ruolo di traino nei confronti del resto del mondo, sia nelle fasi espansive che in quelle recessive. Quest’anno la crescita statunitense si è indebolita, segnando il passo rispetto a quella dell’eurozona. Tale situazione si è verificata solo in tre occasioni a partire dal 2000 e ogni volta ha comportato una successiva decelerazione in Europa.

Quanto al mercato del lavoro, l’area Euro ha dato prova di dinamismo con un tasso di disoccupazione diminuito di 2 punti percentuali nell’arco di un triennio. Negli ultimi 18 mesi l’occupazione ha messo a segno una vigorosa crescita del 3% anno su anno, che ha favorito una ripresa dei consumi. Ma la creazione di posti di lavoro sembra perdere slancio, il che potrebbe in definitiva frenare gli acquisti dei consumatori.

Sul fronte degli investimenti, invece, il credito alle imprese non finanziarie continua a sostenere un modesto ciclo di spesa. Da questo punto di vista, la politica monetaria espansiva attuata dalla Bce tramite tassi negativi e un ampio programma di acquisti di titoli, tra cui obbligazioni societarie, è decisiva.

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