L'agenda Draghi 2009

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di Private Banker 4 Dicembre 2008 | 10:00
La crisi finanziaria ha investito a livello mondiale anche il settore del risparmio gestito, determinando generalizzate diminuzioni di valore dei fondi, tensioni di liquidità, problemi di valutazione degli attivi in portafoglio, elevati flussi di riscatti. In Italia gli effetti delle turbolenze finanziarie si sommano alle debolezze strutturali dell’industria del risparmio gestito che ho più volte denunciato.
Banca d’Italia e Consob stanno avviando le iniziative necessarie per attuare gli interventi proposti, la scorsa estate, dal gruppo di lavoro sul rilancio del settore del risparmio gestito. E’ urgente intervenire sul regime fiscale. La tassazione delle plusvalenze maturate, anziché di quelle realizzate come altrove, costituisce in ogni momento uno svantaggio competitivo che va eliminato; in una fase di ampi ribassi nei mercati la distorsione è particolarmente acuta. Il regime basato sulla tassazione del maturato alimenta infatti l’accumulazione di risparmi d’imposta, che costituiscono una posta illiquida e infruttifera nell’attivo, vincolano l’investimento e riducono la liquidità dei portafogli. La crisi colpisce una società dove l’informazione non è mai stata così estesa, profonda, puntuale. Vediamo oggi che l’abbondanza dell’informazione non ha portato trasparenza, ha spesso nascosto opacità.
Gli stessi intermediari finanziari avvertono una mancanza di visibilità sulle loro controparti. 
Gli effetti sono paralizzanti. Questa crisi sconvolge i paradigmi della normale attività di regolazione. Richiede soluzioni pragmatiche e coraggiose. Lo impongono la sua dimensione, la velocità con cui si è repentinamente estesa e aggravata, le potenziali ramificazioni nell’economia reale. Provvedimenti importanti sono stati già presi in tutti i principali paesi, con una tempestività e un grado di coordinamento internazionale senza precedenti. L’emergenza richiede che le autorità adottino politiche più interventiste che in passato, assumendo anche ove occorra temporanee responsabilità patrimoniali nelle istituzioni finanziarie. 
 
L’opportunità dell’intervento pubblico, in presenza di una crisi sistemica, discende dalle caratteristiche fondamentali del sistema finanziario: l’ampio uso del capitale di terzi; il ruolo centrale della fiducia; le vaste ripercussioni che un malfunzionamento del sistema finanziario può avere sull’economia reale, sui risparmiatori. L’intervento dello Stato deve essere temporaneo e non intrusivo. Anche le politiche macroeconomiche devono adattarsi alla crisi. 
 
Il pronto allentamento delle politiche monetarie ha contribuito a contenere le ripercussioni delle turbolenze finanziarie sull’economia reale. L’impegno continua: ma, dati il livello minimo raggiunto dai tassi ufficiali americani e l’ampia liquidità messa in circolazione dalle banche centrali, i margini di manovra delle politiche monetarie tendono a ridursi. Il sostegno della domanda potrà richiedere, a livello globale, l’azione anticiclica della politica di bilancio. In Italia, i provvedimenti adottati hanno tranquillizzato i risparmiatori, stanno alleviando le tensioni del mercato interbancario.
 
La solidità dei bilanci bancari e i chiari impegni delle autorità garantiscono la stabilità del sistema. I depositanti delle banche sono al sicuro. L’impegno a ridurre il debito non viene meno. Con il sostegno temporaneo alle banche nella forma di capitale, lo Stato acquisirà attività redditizie; ne realizzerà il valore quando esse saranno restituite al mercato. Tutti gli strumenti perché il nostro sistema bancario, ben più sano di altri, torni alla normalità sono stati approntati. Non nell’interesse delle banche, ma in quello, generale, delle famiglie, delle imprese. Pur nel pieno della crisi, la politica economica non deve dimenticare i nodi di fondo dello sviluppo, le politiche strutturali di cui abbiamo indicato da tempo la necessità. Il rapido peggioramento del ciclo economico ne accentua l’urgenza; le imprese, pur in tempi difficili, devono proseguire nella ristrutturazione produttiva.
 
L’economia italiana soffrirà, come tutte le economie avanzate, le conseguenze della crisi. Se si attesta sul suo baricentro – fatto di alto risparmio, basso debito privato, sistema produttivo vitale, sistema finanziario fondamentalmente solido ed efficiente – sopporterà la crisi con danni limitati e buoni presupposti di ripresa.
 

Così Mario Draghi alla Giornata del Risparmio celebrata a fine ottobre. Il Governatore di Banca d’Italia ha tracciato il solco a operatori e “regulators” per il nuovo anno, dopo il terribile 2008. Dalla crisi si può e si deve uscire: grazie a un sistema con meno debiti, più capitali, più regole e più trasparenza. Anche di costi e di performance dei prodotti.  

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