Stati Uniti: Un paese di postulanti

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di Cole Kendall 3 Dicembre 2008 | 11:11
Genral Motors e Ford ieri hanno presentato al Congresso americano il loro progetto di rilancio per ottenere il sostegno dello stato. Le richieste sono di 18 miliardi di dollari in sostegni (6 miliardi in più rispetto la prima bozza presentata qualche settimana fa) di cui 4 miliardi da ‘liberare’ subito per fare in modo che l’azienda arrivi alla fine dell’anno. Cole Kendall ci spiega le differenze tra l’atteggiamento di Obama rispetto aquello di Bush verso i ‘postulanti’ e perchè questo genere di aiuti deve rimanere circoscritto.

BFC: Cole, ieri General Motors ha presentato il proprio piano di rilancio e contestualmente chiesto 18 miliardi di dollari in aiuti federali per sostenere l’industria dell’auto a stelle e strisce. Che differenza c’è tra gli aiuti di Bush alle banche e quelli di Obama al settore auto?

CK:
Il salvataggio dell’industria dell’auto è una buona indicazione delle differenze che esistono tra Bush e Obama. L’amministrazione Bush, nel bene e nel male, ha sempre supportato i gruppi finanziari che potevano avere un impatto negativo sul mercato e chi aveva un piano di rilancio credibile. L’amministrazione di Obama e i suoi alleati al Congresso sembrano volere sostenere quelle case automobilistiche che hanno sia un piano di rilancio sia un progetto ‘verde’ per la produzione di nuove auto.

BFC: Secondo quali differenze di approccio tra i salvataggi dei finanziari e quello delle auto?

CK: Quando Bear Stearns, AIG, Fannie Mae e Citbank sono state salvate (e Lehman lasciata fallire), gli obiettivi del Governo erano di evitare problemi nel mercato. Mentre c’era poca preoccupazione su problematiche quali gli stipendi dei manager, dall’altro il Governo ha dato poche indicazioni su quali e come dovessero venire offerti i prodotti finanziari delle società (ci sono infatti molte norme  che spiegano alle società come devono gestire il loro business ma non si sono verificati grandi cambiamenti su questo nei paini di salvataggio). Con il settore delle auto, invece, questo atteggiamento è cambiato: i costruttori hanno presentato nuovi modelli che potessero ‘piacere’ all’Amministrazione. Il Presidente della Ford è stato molto preciso a riguardo: “ Vogliamo uscire da questa crisi come una compagnia globale, ecologica, high tech che è quello che esattamente il paese e l’amministrazione Obama vuole da noi”.

BFC: Ma un atteggiamento simile non costringerà il Governo a sostenere tutti quelli che hanno un piano credibile?

CK: Si certo, questo precedente è infatti molto pericoloso. Ogni volta le politiche industriali del Governo finiscono tutte nello stesso modo: le compagnie non riescono mai a portare a termine tutti i progetti che si prefiggono, necessitano di nuovi aiuti, gli ricevono e poi alla fine falliscono con un gran ‘botto’.
A questo si aggiunge che se un’industria va dal Governo a chiedere aiuti e li ottiene, un secondo gruppo si presenterà alla porta, poi un terzo e così via. La vera prova per Obama è di dimostrare che il sostengo all’industria dell’auto è un intervento ‘spot’ e che gli Stati Uniti non diventeranno un paese di postulanti. 

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