Gli hedge fund sono vittime e non carnefici

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di Redazione 8 Dicembre 2008 | 09:30
E’ stato un anno molto difficile anche per i fondi alternativi. HEDGE ha intervistato Gianluca Grugni, direttore generale di Aletti Gestielle Alternative SGR, per cercare di avere un quadro d’insieme di quello che è successo e di come questo settore si stia preparando a risolvere i problemi del passato e le sfide del futuro.

Da settembre, stiamo vivendo un periodo di forte crisi dei mercati e anche i fondi hedge, per natura decorrelati, hanno subito pesanti perdite. Che considerazioni si possono fare a riguardo?
Ritengo che nei mesi recenti i mercati finanziari hanno vissuto situazioni eccezionali che hanno portato a un’elevata correlazione tra diverse asset class, mercati, settori e singoli titoli. Tensioni sul settore finanziario e crescenti esigenze di liquidità hanno poi portato a vendite indiscriminate che hanno avuto impatti negativi sulla maggior parte delle strategie degli hedge funds. 
 
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha recentemente definito gli hedge funds come strumenti demenziali e fuori da tutti gli schemi del capitalismo classico. Qual è la sua opinione a tal proposito?
Gli hedge funds hanno diversi motori di performance ed è quindi difficile fare generalizzazioni. Ritengo che la crisi sia nata all’interno del sistema finanziario regolamentato e di riflesso si è estesa all’industria hedge colpita in seguito a restrizioni del credito, che hanno portato a significative riduzioni della leva, e a interventi restrittivi a livello regolamentare sull’attività di short selling. Ciò ha portato alla luce i lati deboli all’interno del settore, in un contesto di mercato dominato da esigenze di liquidità. 
 
Siamo quasi giunti alla fine dell’anno, se dovesse descrivere questo 2008, quali eventi positivi e negativi ricorderebbe per il vostro settore? 
Credo che sia difficile trovare eventi positivi se non la constatazione che la performance media dei fondi di fondi hedge sia stata migliore rispetto ad altre asset class, anche se deludente in termini assoluti. Tra quelli negativi c’è sicuramente il ridimensionamento del settore in termini di masse gestite.
 
La mancanza di una “lock-up” ha mandato in crisi molti fondi hedge, che hanno dovuto venire incontro a un’enorme richiesta di riscatti. Qual è la sua opinione sul tema lock up?
Il contesto di mercato e l’elevato flusso di riscatti ha messo in evidenza l’esigenza di focalizzare e rivisitare alcuni aspetti dei regolamenti dei fondi. Ritengo che periodi di lock up unitamente ad altre misure che permettano di allineare gli orizzonti temporali degli investimenti dei fondi ai loro impegni sono elementi di attenzione per il settore al fine di fronteggiare periodi di elevata volatilità. 
E infatti uno dei nostri ultimi prodotti, specializzato sul credito, prevede un periodo di soft lock up.
 
E per il 2009, a livello macroeconomico, quali credete possano essere i drivers di mercato?
Quello che ci si attende per l’anno nuovo è una normalizzazione dei mercati finanziari, in particolare quello del credito, che potrebbe permettere un corretto funzionamento delle strategie sottostanti ai portafogli. Ritengo che un ritorno a logiche legate ai fondamentali porterebbe gli hedge funds a sfruttare numerose opportunità anche in un contesto inevitabile di rallentamento macroeconomico a livello globale e di un ricorso alla leva ridotto rispetto al passato.
 
E sempre per l’anno nuovo quali saranno le strategie su cui punterete? 
Credo che un ritorno verso logiche value, unitamente a una stabilizzazione del mercato del credito, lascerebbe spazio a strategie distressed legate al credito.

Penso, infine, che, le opportunità che si sono venute a creare a seguito degli eventi recenti sui mercati finanziari rappresentano per quei gestori che hanno strutture in grado di poter agire con obiettivi temporali di medio periodo delle interessanti opportunità di realizzare buone performance.  


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