La campagna presidenziale Usa sul filo di lana

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di Finanza Operativa 4 Ottobre 2016 | 17:00

A cura di Joe Prendergast, Head of Financial Markets Analysis, Credit Suisse
Mentre mancano ormai poche settimane, i divari fra i candidati nei sondaggi elettorali si stanno riducendo Secondo le medie degli ultimi sondaggi elettorali nazionali, il candidato repubblicano, Donald Trump, sta recuperando terreno rispetto a Hillary Clinton nei sondaggi elettorali, riducendo a meno di quattro punti il vantaggio della candidata del Partito democratico nella campagna presidenziale USA. L’ultima proiezione Ipsos/Reuters del voto del Collegio Elettorale, che alla fine eleggerà il presidente, suggerisce anch’essa che la contesa si fa più aspra. Trump è passato in testa negli Stati decisivi di North Carolina, Ohio e Iowa, mentre è alla pari con Clinton in Florida. In sintesi, le  proiezioni ora mostrano che a fine settembre le probabilità di vittoria di Clinton sono scese dall’80% circa di agosto a quasi il 60%.
Nelle ultime settimane prima del voto, i dibattiti televisivi in programma tra i candidati potrebbero dimostrarsi decisivi. Con una quota insolitamente elevata di elettori indecisi, un buon risultato di Trump potrebbe bastare a fare la differenza in stati molto contesi, come Virginia, Pennsylvania, Colorado, Wisconsin e New Hampshire. La vittoria di Trump, che solo pochi mesi fa sembrava una possibilità remota, sembra oggi una prospettiva molto più realistica.
Mercati vulnerabili all’incertezza Per i mercati e per il mondo è indubbio che una vittoria di Trump sarebbe fonte di crescenti incertezze. In primo luogo, così come per il voto sulla Brexit in Gran Bretagna, rifletterebbe un voto di protesta contro lo status quo, confondendo i media ed i sondaggisti, e sottolineando la profondità delle fratture ancora esistenti nell’economia post-crisi e nella società. In secondo luogo, mentre una vittoria di Clinton significhererebbe la prosecuzione dello status quo, una ipotesi che generalmente piace ai mercati, una vittoria di Trump produrrebbe probabilmente maggiori incertezze su commercio, politica estera e crescita. Le azioni finirebbero  sotto pressione.
Il dollaro USA potrebbe indebolirsi nei confronti delle altre principali valute, poiché l’attenzione puntata sulle tensioni commerciail e sulle accuse di manipolazioni della moneta potrebbe spingere al rialzo le valute dei paesi in eccedenza, visto che la stretta monetaria della Fed potrebbe essere ulteriormente rinviata. Le valute emergenti si dimostrerebbero le più vulnerabili, con il MXN esposto più direttamente.
Entrambi i candidati sono favorevoli a un’agevolazione fiscale sul rimpatrio dei redditi d’impresa, una misura che favorirebbe in particolare i settori sanitario e IT. Le spese per infrastrutture sarebbero probabilmente destinate ad aumentare indipendentemente da chi vincerà le elezioni, a tutto vantaggio delle società di costruzioni e legate all’edilizia degli Stati Uniti. La politica energetica è  quella su cui stanno emergendo le maggiori divergenze. Mentre la politica dei combustibili pro-fossili di Trump sarebbe molto positiva per il settore dell’energia, l’enfasi di Clinton sull’energia rinnovabile sosterrebbe le aziende di quell’area.
Cosa fare? Investire in funzione dell’esito elettorale è rischioso, ma le attuali incertezze suggeriscono un giudizio prudente sulle azioni viste le valutazioni e la debolezza dei fondamentali. Per quanto riguarda la selezione dei titoli, privilegiamo le società dei settori sanità, IT e costruzioni, che pensiamo siano destinate a beneficiare maggiormente di una agevolazione fiscale sul rimpatrio di denaro e/o di un incremento delle infrastrutture con entrambi i candidati.

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