Fondi sovrani sempre più sotto i riflettori

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Avatar di Redazione 9 Dicembre 2008 | 16:30
Come spiegava Giovanni Agnelli ai tempi dell’accordo con i libici nel ‘75, “Non avevamo bisogno di questo danaro ma è buona regola che i capitali si vadano a trovare quando non sono necessari”.

In ogni caso con riferimento alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa che davano la squadra di calcio della Roma vicino ai fondi libici, anche su espressa richiesta della Consob, la società ha precisato che la Compagnia Italpetroli, “nella sua qualità di controllante indiretta di A.S. Roma, non ha avuto, né direttamente né indirettamente, alcun contatto con rappresentanti di fondi libici, né con rappresentanti della societa Tamoil”.

Quindi dopo il grande clamore destato nel ’75 con l’ingresso di Lafico (Libyan Arab foreign Investiment Company) che da sempre significa il braccio finanziario internazionale del colonnello libico Gheddafi nel capitale Fiat e l’incursione delle ultime settimane in UniCredit non ci sarà la terza puntata della saga “fondi libici in Italia”. In ogni caso per capire quanto i fondi sovrani siano destinati a crescere basta osservare il report pubblicato dal FEEM – Monitor Sovereign Wealth Fund Database, una delle più grandi banche dati di monitoraggio e analisi delle operazioni di fondi sovrani finora mai realizzato, che ha evidenziato che nei prossimi sette anni si attende l’arrivo di significativi investimenti dei fondi sovrani che potrebbero potenzialmente arrivare a ben 725 miliardi di dollari.

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