Mercati, sale la tensione per l’avvicinarsi del referendum italiano

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 28 Novembre 2016 | 10:54
Si avvicina il referendum del 4 dicembre e sui mercati la tensione aumenta, in previsione di scenari estremi come l’Italexit che diverrebbero meno improbabili se vincerà il “no”,”

SCENARI DA INCUBO – Mercati nervosi anche stamane, complice l’avvicinarsi del referendum del 4 dicembre. Una eventuale bocciatura della riforma costituzionale italiana causata dal “no” al referendum italiano preoccupa infatti gli investitori, che temono una successiva caduta del governo e il rischio di elezioni anticipate, con la possibile crescita di consensi del partito populista Movimento 5 Stelle. Lo segnala l’agenzia Bloomberg citando tra gli altri Jim Smigiel, gestore americano di SEI Investments secondo cui “fino a poco tempo fa questo era impensabile, non plausibile, ma ora stiamo vedendo la ruota girare, come minimo”. Smigiel fa riferimento alla possibilità che una futura affermazione elettorale di M5S porti al varo di una consultazione sulla permanenza dell’Italia nell’Unione Europea e in caso di uscita, ad un’uscita anche dall’euro e alla dissoluzione dell’intera Ue e della moneta unica.

ITALEXIT NON AUTOMATICA – Uno scenario da incubo che però non è detto si realizzi visto che gli esponenti di M5S come Luigi Di Maio hanno formulato dichiarazioni molto vaghe su cosa potrebbe sostituire l’euro, ipotizzando “un euro a due velocità o il ritorno a una valuta nazionale”. Dato che, come ha scoperto la Gran Bretagna, l’uscita dalla Ue (e dall’euro) non avverrebbe immediatamente ma solo dopo lunghi e complessi negoziati, l’idea che l’Italia possa uscire dall’euro e dall’unione europea subito dopo l’eventuale vittoria del “no” al referendum del 4 dicembre è chiaramente esagerata non fosse altro per il fatto che la Costituzione italiana vieta l’abolizione di trattati internazionali attraverso il voto popolare.

ITALIANI CREDONO NELL’EURO – Sarebbe dunque necessaria prima una riforma costituzionale che, come quella attualmente sotto referendum, se non raggiungesse i due terzi dei voti in Parlamento sarebbe sottoposta a sua volta a referendum confermativo e se anche in quest’ultimo prevalessero i “sì” all’Italexit, la Corte Costituzionale avrebbe l’ultima parola. Molto probabilmente però il solo materializzarsi del rischio di un’uscita dell’Italia dall’euro manderebbe la volatilità dei mercati alle stelle e potrebbe portare gli stessi movimenti populisti che ora cavalcano l’onda di scontento contro l’euro a cambiare idea, scegliendo di rimanere nella Ue e nella valuta unica, tanto più che solo un minoranza di poco più del 15% degli elettori italiani sembra per ora voler abbandonare l’euro, contro circa i due terzi che dichiara di credervi ancora.

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