Credit Suisse: ampia vittoria del “no” potrebbe portare al bail-in di alcune banche

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 1 Dicembre 2016 | 10:57
Il Credit Suisse esamina gli scenari possibili a seconda dell’esito del referendum italiano. Nell’ipotesi peggiore per alcune banche potrebbero aprirsi procedure di “bail-in”,”

IPOTESI SUL POST-REFERENDUM – Con gli ultimi sondaggi che confermano un certo margine di vantaggio per il “no” in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre in Italia, quali rischi corrono i mercati? Secondo Credit Suisse se la vittoria del “sì” garantirebbe il proseguo del governo Renzi e darebbe un segnale di stabilità politica rimuovendo le incertezze che i mercati hanno iniziato a scontare nelle ultime settimane, la vittoria del “no”, innescando la caduta del governo Renzi, potrebbe dar luogo a due diversi scenari.

PESEREBBE AMPIEZZA VITTORIA DEL NO – Nel caso di una vittoria risicata del “no” si potrebbe formare un nuovo governo con una maggioranza più ampia dell’attuale per cercare di portare a termine la legislatura, modificando la legge elettorale e cercando di proseguire lungo il cammino delle riforme strutturali. Nel caso la vittoria del “no” appaia molto ampia, verrebbe probabilmente a mancare una maggioranza per portare a termine la legislatura e si andrebbe a elezioni anticipate, non prima di aver cercato unicamente di modificare la legge elettorale. Se nel primo caso i rischi per le operazioni di ricapitalizzazione delle banche italiane sarebbero limitati, nel secondo caso l’incertezza aumenterebbe di molto.

TRE DIVERSE SOLUZIONI PER LE BANCHE – In caso di impossibilità per le banche di ricapitalizzarsi come finora previsto, per gli esperti del Credit Suisse si aprirebbero tre scenari: se prevalesse un “approccio flessibile” si potrebbe invocare l’articolo 32 dei trattati Ue che consente l’erogazione di aiuti di stato. L’ipotesi è tuttavia ritenuta improbabile dagli esperti; un approccio parzialmente flessibile, le autorità europee potrebbero dilazionare i tempi per completare la ricapitalizzazione delle banche italiane; infine in caso di approccio “rigido”, le autorità europee potrebbero procedere ad attivare procedure di “bail-in” per gli istituti che non saranno in grado di ricapitalizzare. Sarebbe lo scenario peggiore comportando il rischio di una moderata corsa al ritiro dei depositi bancari, ma per ora secondo Credit Suisse è l’ipotesi più probabile nel caso di ampia vittoria del “no”.

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