Unicredit: gli obiettivi di Mustier piacciono al mercato

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 13 Dicembre 2016 | 10:06
Unicredit in forte rialzo a Piazza Affari dopo la presentazione del piano industriale al 2019 da parte di Jean-Pierre Mustier: gli obiettivi appaiono ambiziosi ma credibili

UNICREDIT SOSPESA AL RIALZOUnicredit in salita di quasi 8 punti percentuali stamane, col titolo che viene anche sospeso al rialzo sopra i 2,6 euro per azione a metà mattinata, quando erano passati di mano già oltre 101 milioni di pezzi, dopo la presentazione del nuovo piano industriale al 2019, piano che tiene conto delle avvenute cessioni di Bank Pekao e Pioneer Asset Management e prevede ulteriori 6.500 esuberi (che portano a 14 mila la riduzione prevista entro il 2019 dai livelli attuali), un aumento da 13 miliardi di euro da lanciare nel primo trimestre 2017 (preceduto da un raggruppamento di 10 vecchi titoli in 1 nuova azione) e la cessione di 17,7 miliardi di Npl (di cui almeno il 20% entro l’anno venturo).

OBIETTIVI AMBIZIOSI MA CREDIBILI – Gli obiettivi finanziari fissati dal Ceo Jean-Pierre Mustier parlano di una crescita media (Cagr) dei ricavi dello 0,6% annuo, a fronte di costi destinati a calare entro fine piano a 10,6 miliardi di euro annui (dai 12,2 miliardi del 2015) con un rapporto costi/ricavi che si ridurrà così al 52% dal 61,6% di fine 2015. In parallelo il costo del rischio dovrebbe dimezzarsi, passando dagli 89 punti base di fine 2015 a 49 punti base a fine 2019, mentre l’utile netto dovrebbe triplicarsi passando da 1,5 a 4,7 miliardi di euro, con un RoTE (Return on Tangible Equity) visto oltre il 9% a fine piano (dal 4% del 2015).

C’E’ SPAZIO PER UNA RIVALUTAZIONE DEL TITOLO – Numeri anche migliori delle attese che dovrebbe garantire di raggiungere un Cet1 Ratio “fully loaded” a fine piano superiore al 12,5%, stimando una distribuzione dei dividenti (solo a partire dall’anno prossimo) in contanti dal 20% al 50% degli utili conseguiti una volta segnate ulteriori rettifiche di partecipazioni e altre svalutazioni per un importo totale di 4,1 miliardi ed un onere totale “una tantum” di 12,211 miliardi nel quarto trimestre del 2016. Alla fine anche i commentatori più critici come Neil Unmack, autore di Breakingviews per Reuters (secondo cui “il rilancio di Unicredit costituisce un momento chiave nella crisi bancaria italiana”) apprezzano e se il RoTE del 9% previsto a fine piano “non è esattamente meraviglioso” visto che sarà “nella migliore ipotesi in linea col costo del capitale per Unicredit”, dal punto di vista delle valutazioni “vi è spazio per una risalita rispetto al multiplo attuale di 0,5 volte il valore di libro tangibile” a cui tratta il titolo.

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