La Fed abbassa i tassi (0% – 0.25%) e il dollaro crolla!

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di Redazione 17 Dicembre 2008 | 07:45
Lungi da noi l’autocelebrazione, chi ci conosce sa che cerchiamo sempre di mantenere un certo profilo rispetto ad un mercato che pare sempre difficile e pieno di incognite, però questa volte possiamo dire con certezza che questo movimento di discesa del biglietto verde era stato predetto con un certo anticipo.

Ciò che ci faceva pensare ad una caduta della divisa Usa era la logica, ovvero il fatto che la Federal Reserve, per uscire dalla enorme crisi che ha colpito l’economia Usa, poteva fare una cosa sola: abbassare i tassi a zero e stampare moneta per cercare di rimediare ai buchi di liquidità che si sono creati come voragini nel sistema. Il debito che oggi lo Stato Americano accumula dovrà prima o poi essere pagato da qualcuno e forse l’unica via possibile sarebbe, oltre alla crisi che pagheranno come al solito le classi meno abbienti, la svalutazione. Il dollaro come lo Yen, abbiamo scritto ieri e a differenza dello yen possiamo dire che oggi il dollaro e’ alto nei confronti di quasi tutte le valute ad eccezion fatta proprio della valuta giapponese.
L’Eurusd, che pochi mesi fa era 1.6000, mentre qualche giorno fa era a 1.30, sembrava già basso e in poche sedute abbiamo assistito ad una accelerazione incredibile dell’Euro e ad una caduta del biglietto verde, sostenuta dal fatto che se i problemi economici americani vengono portati alla luce e gli Investitori cominciassero ad accorgersene, oltre alle Banche Centrali Asiatiche ancora piene di dollari, ecco che la frittata sarebbe fatta.
Il dollaro era salito perché valuta rifugio ma se appena appena il de-levereging dei carry trades scende di intensità, ecco che i nodi per il biglietto verde, vengono al pettine e non si sciolgono più.

Le ragioni scatenanti sono state ovviamente il taglio dei tassi da parte della Fed in una forbice tra lo 0 e lo 0.25% e le parole del Presidente, ormai ex, Bush il quale ha parlato di gravissima recessione e di preoccupazione per il futuro.
“Ho abbandonato i principi dell’economia di mercato per salvare il sistema”, ha detto, subito dopo l’annuncio della Fed, in un’intervista alla Cnn, il presidente americano George W. Bush, dicendosi «desolato» di essere stato costretto a farlo. Il riferimento di Bush è ai ripetuti decisi interventi della sua amministrazione per evitare ulteriori stress sul mercato in un momento come quello attuale, in cui l’economia americana attraversa una «profonda recessione». Bush è apparso molto più preoccupato rispetto alle ultime uscite: “Non sono mai stato così pessimista – ha riconosciuto il presidente Usa – L’America sta attraversando una gravissima recessione”.
Bernanke ha poi detto che la Fed stessa userà tutti gli strumenti disponibili per rilanciare la crescita economica. La decisione ha come target quello di combattere la recessione, portando i tassi a un livello eccezionalmente basso per un certo periodo cercando di contrastare rapidamente la pressione dei prezzi. La Fed assumerà altre iniziative di carattere non convenzionale per stimolare i prestiti e l’attività economica, come l’acquisto di titoli legati al settore immobiliare. L’istituto potrebbe poi acquistare titoli del Tesoro a lungo termine. Rispetto all’ultima decisione Bernanke ha affermato che  le condizioni del mercato del lavoro sono deteriorate e i dati disponibili sui consumi, gli investimenti e la produzione industriale sono calati. Complessivamente le prospettive per l’attività economica si sono ulteriormente indebolite. Allo stesso tempo le pressioni inflazionistiche sono diminuite in modo apprezzabile.
Le conseguenze per il dollaro sono state devastanti e ci aspettiamo ancora debolezza, alla luce del fatto che in Europa la Bce invece parla di tassi in discesa ma non infinita.
Che dire quindi, se non che il dollaro rischia la caduta libera? Tecnicamente la violazione di 1.4170 (50% di tutta la discesa precedente) aprirebbe scenari di discesa ancor più accentuata con target in area 1.4610 (61.8%), e con la volatilità che c’è non si dovrebbe escludere nulla dopo quello che abbiamo visto ad  Agosto,  per cui non ci meraviglieremmo neppure di vedere l’Eurusd a 1.6000 in poche settimane.
Il suggerimento che sorge spontaneo a chi detiene posizioni in cambi è uno solo. Attenzione estrema alla volatilità di fine anno, chiudere le posizioni e ridurre i rischi ci sembra la sola cosa intelligente da fare.

Per quel che riguarda il breve termine, abbiamo detto di Eurusd mentre per il UsdChf potremmo anche scendere in area 1.1060 con estensione possibile anche a 1.0875. UsdJpy ancora in discesa verso 88.20 mentre il cable dovrebbe salire anche in area 1.5920 da dove ci aspettiamo delle correzioni.
EurChf verso 1.5690 mentre le resistenze sono poste a 1.5810 e 1.5840. EurJpy che dovrebbe ancora salire fino a 126.00 mentre Eurgbp sembra passibile di correzioni al ribasso anche se alla discesa non crede più nessuno. Si sente parlare già della parità e il mercato forse comincia a vendere sterline ora.
AudUsd in ripresa verso 0.7190 mentre il supporto si trova a 0.6865. UsdCad verso 1.1800.

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