Btp ancora sotto pressione

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di Finanza Operativa 17 Novembre 2016 | 09:30

A cura di Vincenzo Longo, market strategist di IG
Chiusura in frazionale calo ieri per i listini europei, nonostante una partenza positiva. I cali hanno interessato un po’ tutti i comparti, soprattutto le banche. La performance di Piazza Affari è stata grosso modo in linea con quella degli altri indici. Il settore bancario è stato, però, decisamente il peggiore. È sicuramente quello più sensibile ed esposto ai timori sul Referendum e, per questo motivo, tende a sotto-performare in questo momento. I neo sposi, BPM e BP, sono stati i titoli peggiori, seguiti da Unicredit e UBI e Intesa SanPaolo. Man mano che ci avviciniamo alla data del 4 dicembre il mercato sembra incorporare una probabilità crescente della vittoria del fronte del NO. Questa indicazione sembra trovare conferma anche guardando ai titoli di Stato, su cui oggi sono tornate le vendite dopo il recupero di ieri. Il rendimento del decennale italiano è tornato stabilmente sopra al 2%, con lo spread rispetto al Bund, sopra 170 punti base.
Non aiuta sicuramente il giudizio negativo arrivato stamane da Bruxelles secondo cui l’Italia (insieme a Belgio, Cipro, Lituania, Slovenia e Finlandia) rischia di non rispettare le regole del patto di stabilità nella legge di bilancio 2017. Non resta che attendere l’Eurogruppo del prossimo 5 dicembre, che darà la sua sentenza definitiva. Sarà quella settimana importante per l’Europa visto l’affollarsi di eventi importanti, a partire dall’esito del referendum costituzionale italiano, a cui faranno seguito (elezioni in Austria, decisione Corte Suprema su ricorso governo May sul tema Brexit e, in ultimo, ma non meno importante la riunione della Bce).
Sugli altri mercati, sembrano essere ripresi i movimenti visti nell’ultima settimana, dopo la pausa di martedì. Su tutti spicca il continuo rafforzamento del dollaro, su cui insistono delle aspettative inflattive in continua ripresa e un ritmo di rialzo dei tassi più accelerato da parte della Fed. Complice di ciò, il Dollar Index ha allungato sopra 100 punti, raggiungendo i picchi del 2015 e a un soffio dai massimi dal 2003. Forte calo anche per l’Euro/Dollaro, che si è spinto oggi sotto 1,07, aggiornando i minimi da quasi un anno (3 dicembre 2015). Per questo cross potrebbe chiudersi l’ottava seduta consecutiva in calo, cosa che non accadeva da maggio 2012. Il principale target sull’Eur/Usd potrebbe essere proprio il minimo di dicembre scorso, a 1,0520. Domani toccherà alla Yellen, che riferirà davanti alle Camere, cercare di stemperare la forza del biglietto verde che potrebbe penalizzare l’export a stelle e strisce in un periodo così cruciale per i consumi mondiali.
La folle corsa del dollaro e rendimenti in continua risalita sui Treasury continuano ad aggiungere pressione sugli Emergenti, con le rispettive valute in deprezzamento. In un simile contesto, la politica di Trump disarma la Fed, che si vede quasi costretta ad alzare i tassi a dicembre e ad aumentare il ritmo nei prossimi trimestri, visto il balzo delle aspettative inflattive. Tutto ciò, in un momento in cui la crescita fuori dagli Usa rimane debole, fragile e incapace di tenere il passo. Potrebbero essere queste le premesse per un periodo di stagflazione.

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